Gli Homo naledi vissero più recentemente del previsto

Il teschio dell'Homo naledi soprannominato Neo (Immagine cortesia John Hawks/University of Wisconsin-Madison/Wits University)
Il teschio dell’Homo naledi soprannominato Neo (Immagine cortesia John Hawks/University of Wisconsin-Madison/Wits University)

Tre articoli pubblicati sulla rivista “eLife” descrivono altrettanti aspetti delle ricerche sugli Homo naledi, gli ominidi scoperti nel sistema di grotte chiamato Rising Star in Sud Africa. L’annuncio della loro scoperta nel settembre 2015 era stato accompagnato da molte domande. Nuovi fossili sono stati scoperti mentre gli individui originali sono stati datati tra 236.000 e 335.000 anni, relativamente giovane considerate varie loro caratteristiche primitive.

La scoperta delle osse di Homo naledi sepolte nel sistema di Rising Star era stata sorprendente e aveva sollevato discussioni per le caratteristiche di questi ominidi, per molti versi primitive ma con alcune invece più simili a quelle degli umani moderni. Secondo alcuni scienziati si trattava di Homo erectus primitivi ma alla fine è stato accettato che si tratti di un’altra specie di ominidi. Nonostante un piccolo cervello, gli Homo naledi forse avevano comportamenti complessi come la sepoltura dei morti mostrata proprio dai fossili scoperti, corpi che sembrano essere stati portati volontariamente in quelle caverne.

Le prime ossa erano state scoperte in quella che è chiamata Camera di Dinaledi, che ha un accesso tanto stretto che i ricercatori hanno dovuto cercare donne minute per esplorarla pienamente. Il professor Lee Berger, che aveva diretto il team che aveva fatto la prima scoperta, ha continuato le ricerche e in quella che è stata chiamata Camera di Lesedi, a circa cento metri dall’altra, sono stati trovati altri fossili di altri tre individui: due adulti e un bambino con un’età stimata a meno di cinque anni.

Del bambino e di uno degli adulti finora sono state trovate solo alcune ossa ma l’altro adulto è quasi completo e per questo motivo è stato soprannominato Neo, una parola che significa dono in lingua Sesotho. In particolare, hanno ritrovato abbastanza pezzi del suo teschio da poter provare a capire che faccia avesse davvero. Anche le altre sue ossa sono interessanti perché aggiungono alcuni dettagli alle conoscenze della sua specie ottenute grazie ai primi individui scoperti.

L’accesso alla Camera di Lesedi è difficoltoso quasi quanto quello alla Camera di Dinaledi. L’ipotesi gli Homo naledi praticassero la sepoltura dei morti è una di quelle controverse ma sembra davvero impossibile che le ossa dei 18 individui scoperti finora siano finite in due grotte difficilmente accessibili se non perché i loro corpi vi sono stati trasportati.

Un simile comportamento ha un parallelo nei Neanderthal, che certamente seppellivano i loro morti. In particolare, sono state scoperte prove di sepoltura in Spagna, nella grotta di Sima de los Huesos, una similitudine con gli Homo naledi che però avevano un cervello grande un terzo di quello dei Neanderthal.

A causa delle varie caratteristiche primitive di Homo naledi, molti paleoantropologi pensavano che avessero più di un milione di anni se non due. Il fatto che le loro ossa fossero adagiate sul suolo aveva impedito di tentare una rapida datazione perciò i ricercatori hanno usato altri metodi che hanno fornito una finestra temporale non molto precisa ma comunque sorprendente. Questi fossili sono infatti risultati relativamente giovani, tra 236.000 e 335.000 anni.

Questa datazione rende più complessa ma anche più intrigante l’interpretazione della presenza di Homo naledi nell’odierno Sud Africa a quell’epoca. Questa specie ha convissuto con altri ominidi con un cervello decisamente più grande, forse perfino con i primi Homo sapiens. È una situazione in cui anche definire le varie parentele tra le varie specie è difficile.

John Hawks, uno dei ricercatori che ha partecipato a questo studio, ha dichiarato che sono stati effettuati tentativi di recuperare DNA da alcune ossa dei primi esemplari di Homo naledi scoperti ma senza successo. DNA è stato recuperato da ossa di ominidi più antichi ma molto dipende dal loro stato di conservazione e la necessità di distruggere la parte di osso in cui viene cercato scoraggia dal continuare. Ulteriori progressi nelle tecniche genetiche potrebbero portare a nuovi tentativi.

Per il momento, gli studi degli Homo naledi scoperti continuano assieme alle ricerche di altre ossa nel sistema di grotte di Rising Star. Questi ultimi studi confermano che si trattava di un ominide interessante per le sue caratteristiche e che c’è ancora tanto da capire in generale sulla storia del genere Homo.

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