Biologia

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Biocrosta nello Utah (Foto cortesia Tami Swenson)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive una ricerca che cerca di comprendere come comunità di microrganismi molto variegate che includono funghi, batteri e archei possano adattarsi alle biocroste, cioè nelle croste biologiche di suolo in ambienti molto secchi e aridi. Un team di scienziati guidati dal Lawrence Berkeley National Laboratory ha cercato di capirlo usando gli strumenti dell’esometabolomica, un parolone che indica l’insieme di tutti i prodotti del metabolismo di un organismo biologico.

Halobacterium salinarum (Immagine cortesia Alexandre Bison/Harvard University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Microbiology” descrive una ricerca sui meccanismi di regolazione della dimensione delle cellule nei tre domini della vita: archei, batteri ed eucarioti. In una precedente ricerca, un team guidato da Ariel Amir dell’Università di Harvard aveva scoperto che batteri della famiglia E. coli ed eucarioti della specie Saccharomyces cerevisiae, conosciuti comunemente come lievito di birra o lievito in erba, usano gli stessi meccanismi cellulari per avere dimensioni uniformi delle cellule di una popolazione. Ora, assieme ad altri collaboratori quel team ha scoperto che anche gli archei usano gli stessi meccanismi.

Pleurodele di Waltl (Pleurodeles waltl)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive il sequenziamento del genoma del pleurodele di Waltl (Pleurodeles waltl), una salamandra che vive nella penisola iberica e in Marocco. Un team di scienziati guidati dal Professor András Simon del Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, ha compiuto l’analisi genetica di quest’animale trovando una famiglia di geni che potrebbe fornire nuovi indizi sulla sua capacità di ricostruire tessuti complessi. Il team ha anche effettuato esperimenti di modifica genetica.

Struttura di FGF10-FGFR2b

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive una ricerca che ha individuato una mutazione genetica che secondo gli autori potrebbe aver contribuito allo sviluppo di certi organi in varie specie di vertebrati, inclusi gli esseri umani. Si tratta di una mutazione molto antica, che potrebbe essere avvenuta oltre 700 milioni di anni fa eppure può aver avuto conseguenze molto tempo dopo ad esempio nello sviluppo dei polmoni e dell’orecchio interno ma anche delle braccia.

Alcuni risultati del test di CRISPR/dCas9

Un articolo pubblicato sulla rivista “Cell” descrive la sperimentazione su topi di una variante del sistema per le modifiche genetiche CRISPR/Cas9 per curare una serie di malattie. Un team di ricercatori del Salk Institute for Biological Studies ha usato una versione di CRISPR/Cas9 che non modifica il DNA ed evita quindi il rischio di provocare mutazioni inaspettate ma è in grado di attivare uno o più geni creando una terapia epigenetica per malattie come il diabete di tipo 1, l’insufficienza renale acuta o la distrofia muscolare.