Paleontologia

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Fossile di Rhynia gwynne-vaughanii di 400 milioni di anni fa (Immagine cortesia Museo di Storia Naturale, Londra)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” descrive una ricerca sulla scala temporale della colonizzazione della terraferma da parte delle piante. Un team di ricercatori guidato dall’Università britannica di Bristol ha usato la metodologia dell’orologio molecolare per confrontare le differenze genetiche tra le varie specie anche in mancanza di fossili completi. La conclusione è che le piante hanno cominciato a colonizzare la terraferma circa 100 milioni di anni prima di quanto si pensasse basandosi sui fossili più antichi, che risalgono a circa 420 milioni di anni fa.

Concetto artistico della foresta pluviale del Carbonifero (Immagine cortesia Mark Ryan. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the Royal Society B” descrive una ricerca sui cambiamenti avvenuti nel periodo del collasso della foresta pluviale del Carbonifero. Secondo un team di scienziati guidati dall’Università britannica di Birmingham un cambiamento climatico avvenuto circa 307 milioni di anni fa ha causato una siccità che ha portato all’estinzione di alcuni gruppi di tetrapodi, i primi vertebrati che vissero sulla terraferma, favorendo allo stesso tempo altri gruppi.

Fossile di Kootenayscolex barbarensis (Immagine cortesia Jean-Bernard Caron / Royal Ontario Museum)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Current Biology” descrive una ricerca sul Kootenayscolex barbarensis, un polichete (classe Polychaeta) che visse circa 508 milioni di anni fa nel sito dell’odierno Marble Canyon, nell’Argillite di Burgess in Canada. Karma Nanglu e il suo supervisore Jean-Bernard Caron dell’Università di Toronto e del Museo Reale dell’Ontario hanno studiato quest’antichissimo anellide. Si tratta di un animale marino anche se è imparentato con gli attuali vermi che vivono sulla terraferma. La cosa più importante è che la sua scoperta fornisce nuove informazioni sull’origine della testa negli anellidi.

Scaglie di lepidotteri del Giurassico (Immagine cortesia van Eldijk et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” descrive il ritrovamento dei più antichi resti fossili di lepidotteri, l’ordine di insetti che comprende farfalle e falene. Un team di scienziati ha analizzato campioni di suolo in cui il professor Paul K. Strother del Boston College aveva individuato resti fossili. La datazione a circa 200 milioni di anni fa indica che quegli insetti esistevano decine di milioni di anni prima delle piante da fiore mentre molte stime precedenti suggerivano una possibile coevoluzione tra i due gruppi.

Fossile di Habelia Optata (Immagine cortesia Jean-Bernard Caron. Copyright: Royal Ontario Museum)

Un articolo pubblicato sulla rivista “BMC Evolutionary Biology” descrive una ricerca sull’abelia (Habelia optata), un artropode che visse nel periodo Cambriano medio, circa 505 milioni di anni fa. Si tratta di uno dei moltissimi organismi che vissero a quell’epoca i cui fossili hanno causato perplessità nei paleontologi con difficoltà nella loro classificazione. Ora Cédric Aria dell’Università di Toronto e Bernard Caron del Museo Reale dell’Ontario ritengono che fosse imparentato con gli antenati delle specie attuali del subphylum dei chelicerati.