Paleontologia

Cranio di kawingasauro (Immagine cortesia Michael Laaß / Verlag Wiley-VCH)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Morphology” descrive una ricerca sull’anatomia cranica del kawingasauro (Kawingasaurus fossilis), un terapside che visse poco più di 250 milioni di anni fa. Il paleontologo Michael Laaß dell’Institute of General Zoology at the University of Duisburg-Essen (UDE) e il dottor Anders Kaestner del Paul Scherrer Institute in Svizzera hanno esaminato un cranio di quest’animale notando una struttura analoga alla neocorteccia, la parte più recente del cervello tipica dei mammiferi.

Un tacchino australiano, un canguro e una ricostruzione di Progura gallinacea (Immagine cortesia Elen Shute / Kim Benson / Tony Rodd / Aaron Camens)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Royal Society Open Science” descrive una ricerca sui megapodi, una famiglia di uccelli diffusa in molte aree dell’Oceania che include varie specie oggi estinte. Un team di paleontologi della Flinders University ha esaminato vari fossili australiani e ha proposto una nuova classificazione in cinque specie estinte con varie parentele con specie ancora esistenti.

Il nuovo possibile albero genealogico degli elefanti (Immagine cortesia Asier Larramendi Eskorza / Julie McMahon)

Un articolo pubblicato sulla rivista “eLife” descrive una ricerca sugli elefanti basata su analisi genetiche delle tre specie esistenti e dell’elefante dalle zanne dritte (Palaeoloxodon antiquus), estinto ma di cui è riuscito il prelievo di campioni di DNA da ossa. Un team di ricercatori guidato da Matthias Meyer del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, propone un nuovo albero genealogico degli elefanti diverso da quello usato oggi.

Ricostruzione tomografica di cranio di Jebel Irhoud (Immagine Philipp Gunz, MPI EVA Leipzig)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature” descrivono diversi aspetti di uno studio riguardante varie ossa fossili tra cui un cranio e una mandibola scoperti in un sito di Jebel Irhoud, in Marocco. Vari ricercatori guidati dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, hanno studiato le ossa ma anche resti di animali trovati assieme ad esse per concludere che si tratta di Homo sapiens di circa 300.000 anni fa, oltre 100.000 anni più vecchio dei fossili di Homo sapiens più antichi finora conosciuti.

Schema della ricerca genetica sugli uccelli (Immagine cortesia Koji Tamura (Tohoku University), Ryohei Seki (National Institute of Genetics), and Naoki Irie (University of Tokyo))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive una ricerca che mostra un possibile meccanismo genetico che determinò l’evoluzione degli uccelli a partire dai dinosauri. Un team di ricercatori dell’Università giapponese di Tohoku che include vari collaboratori internazionali ritiene di aver fornito prove della connessione di certe sequenze genetiche all’evoluzione di tratti degli uccelli come le penne.