Evoluzione

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Un impatto nella fascia di asteroidi potrebbe avere innescato il Grande Evento di Biodiversificazione dell'Ordoviciano sulla Terra

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta uno studio che collega la frammentazione di un asteroide avvenuta tra Marte e Giove circa 466 milioni di anni fa e quello che è conosciuto come Grande Evento di Biodiversificazione dell’Ordoviciano (great Ordovician biodiversification event, GOBE). Un team di ricercatori guidato dal geologo Birger Schmitz dell’Università di Lund, in Svezia, ha analizzato micrometeoriti di quell’epoca. Quelli di tipo condrite L riconducibili ai frammenti di quell’asteroide risalgono proprio all’epoca dell’era glaciale che segnò l’inizio di quella biodiversificazione.

Lo studio del bacino di un Rudapithecus hungaricus offre indizi sull'evoluzione della postura bipede

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Human Evolution” riporta lo studio di un osso iliaco di Rudapithecus hungaricus, un ominide che visse circa dieci milioni di anni fa, nel periodo Miocene, nell’odierna Ungheria imparentato sia con le scimmie africane odierne che con gli esseri umani. Un team di ricercatori guidato da Carol Ward dell’Università del Missouri ha analizzato quell’osso fossile concludendo che la postura bipede degli esseri umani ha origini più antiche di quanto si pensasse.

Il Kamuysaurus japonicus era un dinosauro dal becco d'anatra che visse 72 milioni di anni fa

Un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” riporta l’identificazione di una nuova specie di dinosauro dal becco d’anatra che visse circa 72 milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo Superiore, nell’odierno Giappone. Un team di paleontologi guidati dal Professor Yoshitsugu Kobayashi del museo dell’Università giapponese di Hokkaido l’ha chiamato Kamuysaurus japonicus e classificato nella famiglia degli adrosauridi dopo aver esaminato lo scheletro quasi completo disponibile.

Un cranio quasi completo di Australopithecus anamensis offre nuovi indizi sull'evoluzione degli ominini

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature” riportano diversi aspetti di una ricerca su un cranio fossile di Australopithecus anamensis, la specie più antica del suo genere e considerata l’antenata dell’Australopithecus afarensis, la specie a cui appartiene l’individuo soprannominato Lucy. Yohannes Haile-Selassie, Stephanie Melillo e diversi colleghi nei due team hanno studiato un cranio fossile quasi completo, che lo rende di gran lunga quello meglio conservato tra quelli attribuiti a quella specie. Esso offre nuove informazioni sulla storia degli australopitechi e quindi dell’evoluzione degli ominini che ha portato a quella degli esseri umani.

Il fossile di Chilecebus carrascoensis (Foto cortesia N. Wong and M. Ellison/© AMNH)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta uno studio del cranio fossile conosciuto di Chilecebus carrascoensis, una scimmia estinta che visse circa 20 milioni di anni fa, nel periodo Miocene, nell’odierno Cile. Un team di ricercatori lo ha sottoposto a una TAC ad alta risoluzione per ottenere una ricostruzione digitale tridimensionale che ha permesso di studiarne la struttura interna e quindi quella del cervello. Le nuove informazioni su questo parente primitivo di scimmie e ominidi che si sono evoluti successivamente suggeriscono che l’evoluzione del cervello di questi primati sia stata non-lineare e che esso si sia ingrandito più volte in modo indipendente.