È partita con successo la missione lunare cinese Chang’e 5-T1

La missione lunare cinese alla partenza Chang'e 5 T1 su un razzo vettore Long March 3C/E (Foto cortesia Xinhua/Jiang Hongjing. Tutti i diritti riservati)

La missione lunare cinese alla partenza Chang’e 5 T1 su un razzo vettore Long March 3C/E (Foto cortesia Xinhua/Jiang Hongjing. Tutti i diritti riservati)

Era notte in Cina quando è partita con successo la missione Chang’e 5-T1. Un razzo vettore Long March 3C/E è partito dal centro di lancio satelliti di Xichang e ha inviato con successo una navicella sperimentale in un viaggio attorno alla Luna. È previsto che la missione duri poco più di otto giorni per testare alcune tecnologie necessarie nel 2017, quando la Cina invierà una navicella automatizzata sulla Luna per prelevare campioni da riportare sulla Terra.

Questa missione di test è chiamata non ufficialmente Chang’e 5 T1 perché è il primo test per arrivare alla missione Chang’e 5 del 2017. Fa parte dell’ambizioso programma spaziale cinese che da una parte comprende missioni con astronauti, o taikonauti per usare il termine cinese, e la costruzione di una loro stazione spaziale, e dall’altra missioni automatizzate sulla Luna.

Attualmente, è in corso la missione Chang’e 3, con una sonda spaziale allunata il 14 dicembre 2013 assieme al rover Yutu. Quest’ultimo ha avuto problemi che ne hanno limitato l’uso ma dalle poche informazioni rivelate dai cinesi sembra che continui a funzionare.

Nella missione Chang’e 5 T1, la navicella sperimentale è in rotta per compiere un volo attorno alla Luna per poi tornare sulla Terra e testare le tecnologie di rientro. I sistemi di guida, navigazione e controllo, assieme allo scudo termico sono stati sviluppati per permettere ad una futura navicella di andare sulla Luna, prelevare campioni e riportarli sulla Terra.

I cinesi stanno fornendo informazioni limitate sui piani per le prossime fasi del loro programma ma la missione Chang’e 4 dovrebbe includere una nuova coppia lander / rover con varie modifiche. Lo scopo è di compiere altri studi della Luna, compresi quelli non possibili nella missione Chang’e 3 a causa dei problemi del rover Yutu, ma anche testare altre tecnologie per la missione Chang’e 5. La missione Chang’e 4 dovrebbe avvenire nel 2015 o 2016.

La missione Chang’e 5 T1 comprende una collaborazione con l’azienda tedesca OHB System. La navicella trasporta un carico chiamato missione 4M (Manfred Memorial Moon Mission) in onore del fondatore dell’azienda Manfred Fuchs, morto recentemente. Si tratta di due strumenti scientifici: uno è un radiofaro che ha lo scopo di testare un nuovo modo per localizzare la navicella e l’altro è un dosimetro per misurare in continuazione i livelli di radiazioni nel corso del viaggio.

Se questa missione di test avrà successo, costituirà un altro passo in avanti per il programma spaziale cinese. Entro pochi anni, la Cina potrebbe avere una presenza fissa sulla Luna, anche se costituita da sonde automatiche. Si tratterà comunque di una prima fase, a cui è previsto che seguano nel prossimo decennio nuove missioni lunari con astronauti.



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I giorni di Turchese di Alastair Reynolds

Volume contenente La guglia di sangue e I giorni di Turchese di Alastair Reynolds (edizione britannica)

Volume contenente La guglia di sangue e I giorni di Turchese di Alastair Reynolds (edizione britannica)

Il romanzo breve “I giorni di Turchese” (“Turquoise Days”) di Alastair Reynolds è stato pubblicato per la prima volta nel 2002. In Italia è stato pubblicato da Perseo Libri all’interno del n. 75 (117) di “Nova SF*” nella traduzione di Arnaldo Dabbene.

Turchese è uno dei mondi su cui vivono i Giocolieri di Modello, creature marine dotate di capacità mentali ancora comprese solo in parte. Sul pianeta c’è anche una colonia umana che studia questa specie ma ogni tanto qualcuno ne rimane vittima e i suoi ricordi vengono registrati da essi. Naqi e sua sorella Mina vivono su Turchese e un giorno Mina muore nuotando con i Giocolieri di Modello e viene assorbita da essi.

Due anni dopo, un’astronave interstellare arriva nel sistema di Turchese, la prima dopo molti anni. Su di essa c’è anche un gruppo di scienziati che vogliono studiare i Giocolieri di Modello del pianeta. Naqi diventa sospettosa nei loro confronti quando chiedono di avere accesso ad un’importante stazione di ricerca e ben presto si rende conto che stanno nascondendo qualcosa.

“I giorni di Turchese” fa parte dell’universo narrativo della “Rivelazione” di Alastair Reynolds ma costituisce una storia autonoma e non richiede di aver letto altre storie di questa serie. I Giocolieri di Modello sono citati anche in varie altre opere di quest’autore ma è in questa che vengono forniti dettagli su di essi.

I Giocolieri di Modello sono creature marine con le quali gli umani hanno avuto vari contatti nel corso del tempo ma che sono ancora per molti versi misteriose. Sono conosciute le loro capacità di registrare gli schemi della mente di creature senzienti e di modificarle. I contatti con queste creature possono essere pericolosi perché c’è il rischio di essere assorbiti da essi.

Chi è disposto a correre un rischio e a pagare un prezzo, può ottenere dai Giocolieri di Modello un potenziamento di qualche abilità mentale. Ad esempio, un personaggio del romanzo breve “La guglia di sangue” ha abilità matematiche potenziate in seguito ad un contatto con queste creature.

I Giocolieri di Modello vivono negli oceani di vari pianeti e tra questi c’è Turchese. Non a caso, la colonia umana presente sul pianeta include scienziati che stanno effettuando ricerche su queste creature. Mina, la sorella della protagonista de “I giorni di Turchese”, muore a causa di un contatto con i Giocolieri di Modello, come altri abitanti di questo pianeta.

Naqi si sente in colpa per la morte della sorella Mina e ha deciso di dedicarsi alla ricerca sui Giocolieri di Modello. Quando un’astronave interstellare raggiunge Turchese, le cose sul pianeta, generalmente isolato, cambiano notevolmente. Un gruppo di scienziati è arrivato per studiare i Giocolieri di Modello locali ma Naqi è scettica sulle loro reali intenzioni.

La trama è per molti versi una scusa per sviluppare una storia molto orientata ai personaggi, principalmente Naqi ma anche i Giocolieri di Modello. Alastair Reynolds sviluppa la protagonista esplorando i suoi desideri e le sue motivazioni e allo stesso tempo ci permette di conoscere meglio i Giocolieri di Modello.

A causa della lunghezza limitata, la trama de “I giorni di Turchese” è semplice e lineare, forse fin troppo. Il primo capitolo, che occupa circa un quarto di questo romanzo breve, narra la storia della morte di Mina perciò la parte rimanente ha un ritmo rapido nella storia dell’arrivo dell’astronave interstellare.

Personalmente, preferisco storie in cui la trama abbia un po’ più importanza. Nel caso de “I giorni di Turchese”, mi va bene la caratterizzazione di Naqi e mi va ancor più bene avere più informazioni sui Giocolieri di Modello. Il mio problema è che la trama mi sembra troppo semplice, quasi si trattasse della bozza di un romanzo abbandonata e pubblicata così com’era. A quest’impressione ha certamente contribuito la lettura di altre opere di Alastair Reynolds in cui la trama è molto più sofisticata.

In realtà, non posso dire che “I giorni di Turchese” sia brutto perché a parte i miei dubbi sulla trama esso contiene elementi interessanti. Sicuramente piacerà a chi apprezza le storie focalizzate sui personaggi ma secondo me è comunque utile a chi ha già letto altre opere di Alastair Reynolds in cui appaiono i Giocolieri di Modello per capire qualcosa di più su di essi.



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Drazen Petrovic nacque 50 anni fa

Drazen Petrovic con i New Jersey Nets

Drazen Petrovic con i New Jersey Nets

Drazen Petrovic (foto ©Lipofsky Basketballphoto.com) nacque il 22 ottobre 1964 a Sebenico, nell’allora Yugoslavia, oggi in Croazia.

Seguendo le orme del fratello maggiore Aleksandar, a 13 anni Drazen Petrovic cominciò a giocare a pallacanestro nella squadra della sua città. A 15 anni giocava già nella prima squadra, che venne promossa alla prima divisione nel campionato yugoslavo. Grazie a lui, la squadra raggiunse due volte la finale della Coppa Korac, una delle coppe europee dell’epoca.

Nel 1983, Drazen Petrovic segnò due tiri liberi per ottenere la vittoria decisiva contro il Bosna nella finale del campionato yugoslavo ma la federazione nazionale annullò la partita per irregolarità arbitrali. La squadra rifiutò di rigiocare la partita e il titolo venne dato al Bosna.

Nel 1983, Drazen Petrovic vinse la medaglia di bronzo con la nazionale yugoslava alle Universiadi di Edmonton.

Nel 1984, Drazen Petrovic vinse la medaglia di bronzo con la nazionale yugoslava alle Olimpiadi di Los Angeles.

Nel 1984, Drazen Petrovic raggiunse il fratello nel Cibona Zagabria, dove i due formarono una coppia di guardie devastante. Il Cibona vinse due titoli consecutivi nel campionato yugoslavo ma soprattutto vinse due volte la Coppa dei Campioni, all’epoca la più importante competizione europea per club. Nel 1986, con la nazionale yugoslava vinse anche la medaglia di bronzo ai Mondiali.

Nel 1987, Drazen Petrovic portò il Cibona alla vittora nella Coppa delle Coppe. Con la nazionale yugoslava vinse la medaglia di bronzo agli Europei e la medaglia d’oro alle Universiadi di Zagabria.

Nel 1988, Drazen Petrovic vinse la medaglia d’argento con la nazionale yugoslava alle Olimpiadi di Seul.

Il bisogno di nuove sfide portò Drazen Petrovic a firmare un contratto con il Real Madrid nel 1988. Il suo trasferimento fu controverso perché secondo le leggi sportive in Yugoslavia gli atleti potevano trasferirsi all’estero solo a 28 anni mentre a quel punto Petrovic non ne aveva ancora compiuti 24. Stando alle dichiarazioni di persone coinvolte nel trasferimento, fu una questione di tangenti pagate alle persone giuste.

Con il Real Madrid, Drazen Petrovic vinse la Coppa del Re e soprattutto la Coppa delle Coppe, segnando 62 punto nella finale contro la Snaidero Caserta. Fu una delle prestazioni individuali più straordinarie nella storia del basket europeo.

Nel 1989, Drazen Petrovic decise di andare nell’NBA, ai Portland Trail Blazers che lo avevano scelto nel 1986. Oggi è una scelta normale per i giocatori europei di alto livello, all’epoca era una sfida davvero difficile. Non a caso, per lui gli inizi furono davvero difficili: i Blazers avevano Clyde Draxler e Terry Porter come titolari perciò Petrovic giocava pochissimo e spesso si trattava di “garbage time”.

Nel 1990, Drazen Petrovic vinse la medaglia d’oro con la nazionale yugoslava ai Mondiali.

All’inizio del 1991, Drazen Petrovic chiese di essere scambiato sul mercato e venne inserito in uno scambio a tre squadre che lo portò ai New Jersey Nets. Da subito ebbe più minuti di gioco e potè cominciare a mostrare il suo valore anche nell’NBA. Nelle due stagioni successive, Petrovic contribuì a riportare i Nets ai playoff dopo anni di mediocrità.

Nel 1992, Drazen Petrovic giocò le Olimpiadi di Barcellona con la nazionale della Croazia dopo la frammentazione della Yugoslavia. Vinse la medaglia d’argento perdendo in finale contro l’unico vero immenso Dream Team americano.

Nel 1993, Drazen Petrovic voleva andare in una squadra NBA dove potesse lottare per il titolo ma c’erano anche squadre europee di vertice pronte a offrirgli moltissimi soldi. Nel frattempo, giocò il torneo di qualificazione agli Europei in Polonia con la nazionale croata. Il 7 giugno 1993, dopo una di quelle partite, decise di tornare in Croazia assieme alla sua fidanzata ma, su un’autostrada tedesca, morì in un incidente stradale.

Considerato un eroe nazionale in Croazia, dov’è stato aperto un museo dedicato a lui, Drazen Petrovic è stato inserito anche nella Hall of Fame americana nel 2002, un riconoscimento globale della sua grandezza. È uno dei più grandi giocatori della storia del basket europeo, dotato di una straordinaria tecnica individuale e di un’eccezionale forza mentale che l’ha reso un vincente assoluto.



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Edmond Moore Hamilton nacque 110 anni fa



Edmond Moore Hamilton nacque il 21 ottobre 1904 a Youngstown, nell’Ohio, negli USA.

Il giovane Edmond Hamilton era tanto bravo a scuola da prendere il diploma di scuola superiore a soli 14 anni. Successivamente, i suoi genitori lo iscrissero al Westminster College di New Wilmington, in Pennsylvania, dove però dopo un buon primo anno cominciò ad annoiarsi. Al terzo anno, la sua frequentazione delle lezioni divenne sempre più rara finché venne espulso.

La carriera di Edmond Hamilton come scrittore cominciò nel 1926, quando pubblicò il racconto “Dio-Mostro di Mamurth” (“The monster-God of Mamurth”) sulla rivista “Weird Tales”. Inizialmente, scrisse racconti fantasy ma ben presto cominciò anche a pubblicare racconti di fantascienza su altre riviste pulp. Per questo motivo, divenne rapidamente famoso soprattutto come uno dei creatori del sottogenere space opera.

Alla fine degli anni ’20, Edmond Hamilton cominciò a scrivere la prima delle sue serie, quella della pattuglia dello spazio, formata da parecchie storie di varia lunghezza. Tra i tanti racconti scritti negli anni ’30, spicca “L’isola degli irragionevoli” (“The Island of Unreason”), vincitore del premio Jules Verne, il primo premio nel campo della fantascienza dato tramite i voti degli appassionati.

Negli anni della Grande Depressione, la necessità di guadagnare qualcosa spinse Edmond Hamilton a essere molto prolifico, scrivendo a volte anche racconti gialli. Per gli stessi motivi, all’inizio degli anni ’40 cominciò a scrivere la serie di Capitan Futuro pubblicando parecchi racconti fino all’inizio degli anni ’50.

Nel 1946, Edmond Hamilton cominciò a scrivere anche per DC Comics, soprattutto storie a fumetti di Superman e Batman. Questo tipo di attività andò avanti fino al 1966.

Il 31 dicembre 1946, Edmond Hamilton sposò la collega Leigh Brackett. Il suo stile si era già evoluto rispetto agli inizi della sua carriera, il matrimonio portò ulteriori giovamenti. Formalmente, entrambi continuarono a sviluppare le loro opere autonomamente, di fatto si influenzarono a vicenda. È possibile che Hamilton abbia contribuito alla revisione di due racconti della moglie che vennero espansi e ripubblicati come “Il segreto di Sinharat” (“The Secret of Sinharat”) e “Il popolo del talismano” (“People of the Talisman”).

Nel 1949, Edmond Hamilton pubblicò il romanzo “I sovrani delle stelle”, conosciuto anche come “Guerra nella galassia” (“The Star Kings”). Negli anni successivi, pubblicò un seguito in quattro racconti che nel 1968 vennero messi assieme nel romanzo “Ritorno alle stelle” (“Return to the Stars”). Hamilton scrisse anche altre storie ambientate in quell’universo narrativo: “Stark and the Star Kings” è un crossover con quello di Leigh Brackett con Eric John Stark tra i suoi protagonisti.

Negli anni ’50, Edmond Hamilton pubblicò anche parecchie altre storie, inclusi romanzi come ad esempio: “Agonia della Terra” (“City at World’s End” del 1951, “La stella della vita” (“The Star of Life”) del 1959, “Gli incappucciati d’ombra” (“The Haunted Stars”) del 1960 e “La spedizione della V Flotta”, conosciuto anche come “La spedizione della Quinta Flotta” (“Battle for the Stars”) del 1961.

Negli anni ’60, Edmond Hamilton pubblicò l’ultima sua grande serie, quella di Morgan Chane, formata da: “Il lupo dei cieli“, conosciuto anche come “Il fuggiasco della galassia” (“The Weapon from Beyond”) del 1967, “Pianeta perduto“, conosciuto anche come “I mondi chiusi” (“The Closed Worlds”) del 1968 e “Le stelle del silenzio” (“World of the Starwolves”) del 1968.

Edmond Hamilton morì il 1 febbraio 1977 a Lancaster, in California, in seguito alle complicazioni di un intervento chirurgico ai reni. Il suo romanzo “The Lake of Life” venne pubblicato postumo l’anno dopo.

Nel corso della sua carriera, Edmond Hamilton è stato molto amato dai lettori anche se a volte parte della critica l’ha valutato negativamente per il suo ruolo nella space opera spesso ingenua dell’Età d’Oro e per le opere destinate a ragazzi come Capitan Futuro. Nel complesso, è stato un autore molto importante nello sviluppo della fantascienza e per certi versi i suoi miglioramenti stilistici hanno rispecchiato la crescita del genere.

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La cometa C/2013 A1 Siding Spring è passata vicino a Marte

La cometa C/2013 A1 Siding Spring vista dal telescopio spaziale WISE (Immagine NASA/JPL-Caltech)

La cometa C/2013 A1 Siding Spring vista dal telescopio spaziale WISE (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Era sera in Italia quando la cometa C/2013 A1, conosciuta anche come Siding Spring, è passata molto vicina a Marte. La distanza dal pianeta è stata attorno ai 140.000 chilometri, cioè un terzo della distanza della Luna dalla Terra, in termini astronomici una bazzecola. L’evento è stato seguito da parecchi telescopi ma nelle vicinanze c’era la “flotta stellare” terrestre composta dalle sonde e dai rover della NASA, dalla sonda Mars Express dell’ESA e dalla sonda indiana MOM (o Mangalyaan).

Scoperta il 3 gennaio 2013, la cometa C/2013 A1 Siding Spring proviene dalla nube di Oort, la nube di comete che secondo gli astronomi potrebbe esistere ai confini del sistema solare. La distanza dal Sole è di migliaia di volte maggiore di quella di Plutone perciò è impossibile vedere le comete che la compongono. Ciò rende arduo confermarne l’esistenza, tuttavia continuano ad arrivare comete nel sistema solare interno perciò qualcosa ci dev’essere!

L’origine della cometa C/2013 A1 Siding Spring la rende più che mai interessante. Le comete sono in generale fossili della prima fase della storia del sistema solare, quelle che provengono dalla nube di Oort potrebbero essere rimaste immutate o quasi da qualche miliardo di anni.

Non è stato possibile vedere a occhio nudo la cometa C/2013 A1 Siding Spring dalla Terra ma molti telescopi hanno già cominciato ad osservarla da tempo. Le varie sonde spaziali in orbita attorno a Marte hanno anche cercato di effettuare analisi della polvere e del gas che sono finiti nell’atmosfera del pianeta rosso.

È un’occasione davvero unica per analizzare una cometa da una distanza ravvicinata, tanto che alcune delle sonde spaziali marziane sono state spostate per evitare il rischio di essere investite da parte della coda. Si tratta di piccole particelle ma la cometa C/2013 A1 Siding Spring viaggia nella direzione opposta a Marte perciò la velocità relativa al pianeta è di circa 190.000 km/h. Anche la polvere può essere pericolosa a causa dell’energia cinetica che ci sarebbe nell’impatto con una sonda spaziale.

Dopo il passaggio della cometa C/2013 A1 Siding Spring, la NASA ha confermato che le sue sonde spaziali non hanno subito alcun danno. MAVEN ha cominciato a studiare i possibili effetti dei gas e della polvere provenienti dalla coda della cometa sull’atmosfera di Marte. Le prime immagini e analisi probabilmente cominceranno ad arrivare nei prossimi giorni.



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Le antichissime creature conosciute come vetulicoli potrebbero essere i più strani parenti degli esseri umani

Ricostruzione di varie specie appartenenti al phylum Vetucolia

Ricostruzione di varie specie appartenenti al phylum Vetucolia

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Adelaide e del South Australian Museum in Australia ha pubblicato sulla rivista “BMC Evolutionary Biology” un articolo in cui viene spiegato perché i vetulicoli, cioè gli appartenenti al phylum Vetulicolia (immagine ©Apokryltaros), potrebbero essere i più strani parenti degli esseri umani.

Queste creature erano vissute nel Cambriano, 500 milioni di anni fa, e i loro fossili erano stati scoperti per la prima volta oltre un secolo fa, nel 1911 ma la loro collocazione tassonomica era rimasta incerta. Dopo questa nuova ricerca le cose potrebbero cambiare.

I vetulicoli erano creature marine dall’aspetto strano, con corpi consistenti in due parti: quella anteriore era voluminosa con una “bocca” larga e una fila di cinque strutture rotonde oppure ovali su ogni lato che forse erano branchie. La parte posteriore era composta da sette segmenti. Queste due parti erano separate da una specie di strozzatura.

Il phylum Vetulicolia era composto da parecchie specie i cui fossili sono stati trovati in varie parti del mondo. Diverse specie di vetulicoli sono state infatti trovate in Canada, Groenlandia, Cina e Australia. Nuovi fossili sono stati trovati sull’Isola dei Canguri, parte dell’Australia del Sud. È grazie ad essi, chiamati Nesonektris, che i ricercatori hanno ottenuto quelle che ritengono prove della loro corretta collocazione tassonomica.

Secondo gli autori di questa ricerca, i vetulicoli erano parenti stretti dei vertebrati e di conseguenza lontani cugini degli esseri umani. La prova sarebbe in una struttura simile ad un’asta nei loro corpi che supporta la loro lunga coda. Essa assomiglia ad una notocorda, che è il precursore della colonna vertebrale.

I ricercatori fanno notare che quel tipo di struttura è stato trovato solo nei vertebrati e nei loro parenti. La conseguenza è che anche i vetulicoli devono essere imparentati con i vertebrati. Secondo il dottor Diego Garcia-Bellido, il principale autore dell’articolo che illustra la ricerca, questi animali costituiscono una prova della straordinaria diversità della vita durante il periodo Cambriano.

Quell’antichissimo periodo vide un’esplosione di forme di vita estremamente diverse. Oggi è spesso difficile capire le parentele di tante creature del Cambriano proprio perché molte di esse hanno una scarsissima somiglianza con quelle odierne. I vetulicoli non assomigliano ai pesci e ancor meno ai mammiferi eppure potrebbero essere gli improbabili cugini degli esseri umani.



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