La Terra morente di Jack Vance

Volume contenente La Terra morente e Cugel l'astuto di Jack Vance

Volume contenente La Terra morente e Cugel l'astuto di Jack Vance

Il romanzo “La Terra morente”, conosciuto anche come “Crepuscolo della Terra” (“The Dying Earth”, conosciuto anche come “Mazirian the Magician”) di Jack Vance è stato pubblicato per la prima volta come libro nel 1950 dopo che i racconti che lo compongono erano stati in precedenza pubblicati su rivista. È il primo romanzo del ciclo della Terra morente. Nel 2001 è stato finalista al Premio Retro Hugo, la versione retroattiva di 50 anni del Premio Hugo, come miglior romanzo dell’anno. In Italia è stato pubblicato con il titolo “Crepuscolo della Terra” da Ponzoni Editore nel n. 127 della collana “Cosmo” e nel n. 63 della collana “Cosmo. I Capolavori della fantascienza”; con il titolo “La Terra morente” è stato pubblicato da Fanucci Editore all’interno n. IV della collana “Orizzonti. Capolavori di Fantasia e Fantascienza” e dall’Editrice Nord all’interno del n. 138 della collana “Cosmo Oro”. Singole storie che fanno parte di questo romanzo sono state pubblicate in altri libri.

Nel lontanissimo futuro il Sole è ormai vicino alla fine della sua vita ma sulla Terra vivono ancora esseri umani assieme ad altre specie oggi sconosciute. Molte civiltà sono nate e cadute e le ormai decadenti scienze e tecnologie sono diventate indistinguibili dalla magia.

Sulla Terra ma anche su Embelyon, un luogo da essa separato, vari personaggi cercano avventure oppure conoscenza tra pericoli nuovi e antichissimi affrontando maghi e strane creature.

Pur essendo stato pubblicato come romanzo, “La Terra morente” è chiaramente una raccolta di racconti. Alcuni personaggi appaiono in più di una storia ma un paio di esse sono totalmente scollegate dalle altre. In comune c’è l’ambientazione in un futuro così lontano che ormai il Sole sta per morire. In sostanza, più che un romanzo va considerato un’antologia nella quale qualche personaggio appare in più di un racconto.

Ci sono ancora esseri umani sulla Terra di quel futuro i quali vivono in mezzo a rovine di civiltà a volte antichissime. La decadenza riguarda anche la conoscenza: uno dei modi per acquisire potere è la capacità di usare la magia ma ci sono accenni al fatto che gli incantesimi sono stati creati usando antiche conoscenze come la matematica. Occasionalmente appaiono nelle varie storie anche antichissime macchine ma nessuno conosce i loro principi di funzionamento e tutti danno per scontato che si tratti di incantesimi andati perduti.

In questa Terra in molte zone ormai fredda e desolata vivono varie specie mostruose, forse evolutesi spontaneamente o forse create tramite ingegneria genetica, una delle forme di magia conosciute nel lontano futuro.



Queste caratteristiche fanno sì che queste storie abbiano un sapore assolutamente fantasy pur avendo una base fantascientifica. Jack Vance non è stato il primo a descrivere un possibile futuro in cui tecnologie avanzate vengono scambiate per magia ma in “La Terra morente” questo concetto viene portato all’estremo.

I racconti che formano “La Terra morente” vennero scritti durante i primi della carriera di Jack Vance come scrittore ma contengono già i suoi elementi tipici, in particolare la sua capacià di descrivere terre e genti lontane, in questo caso nel tempo.

All’epoca Jack Vance doveva limitare la lunghezza dei suoi racconti a causa delle esigenze editoriali, eppure riusciva comunque a descrivere con ricchezza quella Terra morente. Vance ci fa provare malinconia nell’esplorare quel mondo così decadente con i suoi antichi edifici spesso in rovina, le strane creature che ci vivono e i vari popoli che ancora la abitano con i loro variegati usi e costumi.

Oggi le trame dei racconti che compongono “La Terra morente” possono sembrarci scontate e anche la sua ambientazione tutt’altro che originale. Questo succede anche perché negli anni successivi Jack Vance scrisse altre storie ambientate in quello stesso lontanissimo futuro e il ciclo che ne risultò divenne un tale classico da ispirare altri scrittori.

Oggi esiste un intero sottogenere della fantascienza e del fantasy dedicato a storie ambientate su una Terra morente. Certo, storie del genere esistevano anche prima che Jack Vance cominciasse a scrivere i suoi racconti ma la sua influenza è stata notevole sugli autori successivi.

L’influenza di Jack Vance va oltre la letteratura. Infatti, i creatori originale del gioco di ruolo “Dungeons & Dragons” incorporarono vari aspetti del ciclo della Terra morente nel gioco. Altri giochi di ruolo hanno incluso elementi presi dal ciclo della Terra Morente e ad un certo punto ne è stato creato uno ufficialmente ambientato in quell’universo narrativo.

Oggi “La Terra morente” è probabilmente più adatto ai gusti dei lettori di fantasy ma un’opera di Jack Vance merita sempre di essere letta, in particolare un classico come questo.

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Hewlett-Packard ha pubblicato la roadmap di Open webOS, la versione libera / open source di webOS

Un HP TouchPad con webOS montato su un dock Touchstone

Un HP TouchPad con webOS montato su un dock Touchstone

Nel mese scorso Hewlett-Packard annunciò che avrebbe rilasciato come software libero / open source il sistema operativo webOS dopo la clamorosa debacle del tablet HP TouchPad (foto ©Tom Raftery) nella scorsa estate. Ora HP ha annunciato la roadmap dello sviluppo di Open webOS, la versione libera di quel sistema operativo sotto licenza Apache 2.0, che dovrebbe portare al rilascio della sua versione 1.0 nel settembre 2012.

La licenza Apache è una delle più permissive e permette agli sviluppatori di combinare il codice rilasciato sotto tale licenza con quello da essi prodotti e venderne il risultato. È chiaro che HP vuole attirare gli sviluppatori permettendo loro di usare il proprio codice in maniera molto libera.

Il primo rilascio, appena avvenuto, è quello della versione 2.0 di Enyo, il framework multipiattaforma in JavaScript per scrivere applicazioni che funzionino su diversi dispositivi mobili e browser. Per il successo di un sistema operativo è fondamentale avere più applicazioni possibile e per gli sviluppatori è sicuramente più facile sviluppare applicazioni che funzionino sotto vari sistemi operativi.

Enyo, rilasciato anch’esso sotto licenza Apache 2.0, permette di sviluppare applicazioni non solo per webOS – ma dovremmo cominciare a parlare di Open webOS! – ma anche per iOS e Android. Le applicazioni scritte con Enyo 2.0 girano anche sui normali computer desktop in browser come Firefox, Chrome e MSIE, dando quindi agli sviluppatori grandi possibilità di diffusione.



Nel corso dei prossimi mesi verranno rilasciati diversi componenti, alcuni dei quali sostituiranno quelli utilizzati in webOS. Qualcosa cambierà anche per il kernel, che sarà quello Linux standard invece di quello modificato usato in precedenza. Questo dovrebbe rendere più facile non solo lo sviluppo di Open webOS ma anche il suo porting e la sua installazione su dispositivi mobili di altri produttori.

A questo punto non è ancora stato annunciato quando HP intenda commercializzare tablet con Open webOS, anche se l’amministratore delegato di HP Meg Whitman aveva annunciato tale progetto già nello scorso dicembre, al momento dell’annuncio che webOS sarebbe stato rilasciato come open source. Fin da quei giorni però qualcuno si era chiesto se per HP non fosse ormai troppo tardi per sperare di entrare in un mercato in cui perfino Microsoft fatica ad essere un fattore. Il progetto Open webOS sembra buono e dopo gli errori commessi HP sembra aver preso una buona strada perciò dopotutto potrebbe avere successo.

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Otto anni fa il Mars Rover Opportunity raggiungeva Marte

Un mosaico di immagini prese nei giorni scorsi dal Mars Rover Opportunity (Immagine NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State University)

Un mosaico di immagini prese nei giorni scorsi dal Mars Rover Opportunity (Immagine NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State University)

Forse sarebbe più opportuno festeggiare gli anniversari in termini di anni marziani ma ovviamente ci è più comodo usare quelli terrestri. Il 25 gennaio 2004 il Mars Rover Opportunity raggiunse il pianeta rosso e dopo otto anni terrestri continua a lavorare.

Ora il Mars Rover Opportunity sta affrontando l’inverno perciò è stato parcheggiato sul bordo occidentale del Cratere Endeavour in un luogo chiamato informalmente “Greeley Haven” in onore del geologo Ronald Greeley per permettergli di ottenere dai suoi pannelli solari abbastanza energia per non congelarsi.

Nei mesi scorsi Opportunity aveva compiuto vari esami nella zona e in settembre aveva trovato una roccia contenente molto zinco, che sulla Terra può essere trovato in rocce che sono state esposte ad acqua molto calda. Qualche settimana dopo, il Mars Rover aveva trovato una vena di minerale identificato come solfato di calcio idratato, un ulteriore indizio che nel passato c’era stata dell’acqua, che presumibilmente ne aveva causato l’idratazione.

Ora che il Mars Rover Opportunity è fermo a Greeley Haven, le sue indagini saranno di tipo diverso. Innanzitutto è prevista un’analisi radio dell’interno di Marte in uno studio che traccerà i segnali radio emessi da Opportunity per misurare l’oscillazione nella rotazione del pianeta. Il livello dell’oscillazione indicherà se il nucleo di Marte sia fuso.



Un’altra ricerca iniziata a Greeley Haven consiste in un’analisi spettrometrica dei minerali vicini. Lo spettrometro Mössbauer del Mars Rover Opportunity utilizza le radiazioni emesse dal cobalto-57 nello strumento ma siccome l’emivita di questo elemento è di soli nove mesi la sua quantità si è notevolmente ridotta nel corso degli anni. Quando Opportunity era appena arrivato su Marte, avrebbe potuto compiere quel tipo di analisi in meno di un’ora ma ora ci impiegherà alcune settimane tenendo lo spettrometro puntato sui minerali da analizzare.

Un’ulteriore ricerca portata avanti dal Mars Rover Opportunity nel corso dell’inverno marziano consiste nel monitorare il vento. Quando il Rover è in movimento è difficile valutare gli effetti del vento, soprattutto su piccola scala, ma ora che è fermo può verificare la posizione dei singoli granelli di sabbia vicino ad esso.

Il robot sovietico Lunokhod 2 detiene il record per la distanza attraversata sulla superficie di un altro mondo con 37 chilometri percorsi sulla Luna nel 1973. Il Mars Rover Opportunity ha viaggiato finora per 34,4 chilometri e dopo l’inverno potrebbe viaggiare ancora e battere anche quel primato. Sarebbe un ulteriore motivo di orgoglio nei confronti di questa macchina straordinaria.

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Straordinarie dune su Titano

Un confronto tra i due tipi di dune di Titano e quelle dei deserti terrestri dell'Oman e del Kalahari (Immagine NASA/JPL-Caltech, and NASA/GSFC/METI/ERSDAC/JAROS and U.S./Japan ASTER Science Team)

Un confronto tra i due tipi di dune di Titano e quelle dei deserti terrestri dell'Oman e del Kalahari (Immagine NASA/JPL-Caltech, and NASA/GSFC/METI/ERSDAC/JAROS and U.S./Japan ASTER Science Team)

Nuove analisi dei dati radar della Missioni Cassini in una partnership tra NASA, European Space Agency (ESA) e Agenzia Spaziale Italiana riguardanti Titano, il più grande dei satelliti di Saturno, hanno rivelato un’estesa presenza di dune che mostrano variazioni con il passare del tempo e sono diverse a seconda della loro latitudine e altitudine.

Le dune occupano circa il 13% della superficie di Titano per un’area complessiva più o meno equivalente a quella del Canada. Le dune si formano nella regione equatoriale e nell’emisfero settentrionale tendono ad essere più strette. Ciò può essere dovuto all’orbita ellittica di Saturno: Titano orbita attorno a Saturno e assieme ad esso attorno al Sole in un anno che dura quasi trent’anni terrestri. Ogni stagione su Titano dura quindi oltre sette anni terrestri e a causa dell’orbita ellittica di Saturno l’emisfero meridionale ha estati più brevi ma più intense. Di conseguenza le regioni meridionali sono più secche e la sabbia più essere trasportata più facilmente dai venti che creano le dune.

Una conferma a quest’ipotesi viene dal fatto che mari e laghi di etano e metano liquido sono più comuni nell’emisfero nord, dove bagnano la sabbia che di conseguenza è più difficile da trasportare dai venti.

Le immagini radar della regione di Belet, in un’area depressa, mostrano dune larghe con coltri di sabbia più spesse tra di esse. I maggiori campi di dune di Titano sono di questo tipo. Le dune terrestri nel deserto dell’Oman sono di questo tipo.

Le dune in aree più elevate e a latitudine maggiore come quelle della regione di Fensel tendono ad essere più sottili e più separate le une dalle altre. Le dune terrestri del Kalahari in Sud Africa e Namibia sono di questo tipo. Da ciò si deduce che ad elevate altitudini ci sia poca sabbia disponibile per formare dune.



Nonostante queste similitudini, ci sono notevoli differenze tra le dune terrestri e quelle di Titano. Innanzitutto le dimensioni: le dune di Titano sono gigantesche secondo gli standard terrestri perché la loro larghezza media è di uno o anche due chilometri, la loro lunghezza può essere di centinaia di chilometri e la loro altezza è attorno ai cento metri.

Un’altra differenza è nella composizione delle dune: la sabbia delle dune terrestri è composta di silicati mentre quella di Titano è composta di idrocarburi solidi che precipitano dall’atmosfera. Essi si aggregano in granelli delle dimensioni di millimetri attraverso un processo ancora sconosciuto.

La comprensione del processo di formazione, della forma, della dimensione e della distribuzione delle dune su Titano è importante per comprendere il clima e la geologia di questo satellite che dimostra ancora una volta di essere davvero straordinario.

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Thorsten Heins è il nuovo amministratore delegato di Research In Motion

Thorsten Heins

Thorsten Heins

Jim Balsillie e Mike Lazaridis, fondatori e co-amministratori delegati di Research in Motion, l’azienda che produce i celebri BlackBerry, hanno rassegnato le loro dimissioni. Al loro posto è stato nominato Thorsten Heins (foto cortesia di Research In Motion. L’uso non autorizzato non è permesso) su raccomandazione degli stessi Balsillie e Lazaridis.

Mike Lazaridis è diventato vicepresidente del consiglio di amministrazione mentre Jim Balsillie rimane tra i membri del consiglio di amministrazione. Barbara Stymiest, che in questo cambio al vertice è stata nominata presidente del consiglio di amministrazione di cui faceva già parte dal 2007, ha espresso fiducia nei confronti del nuovo amministratore delegato.

Thorsten Heins ha 54 anni e lavora per RIM dal 2007 con varie cariche, ora deve affrontare i problemi dell’azienda che produce i BlackBerry, la cui quota globale di mercano degli smartphone è scesa all’11%, il 14,9% negli USA, dopo essere stati i prodotti dominante solo pochissimi anni fa, quando i BlackBerry sembravano un accessorio indispensabile per i professionisti. La concorrenza di Android e di Apple iOS è diventata sempre più forte e gli ultimi mesi sono stati difficili per RIM, con un’interruzione nei servizi per decine di milioni di utenti nell’ottobre 2011 e soprattutto un calo nel valore delle azioni.

Ultimamente c’erano state addirittura voci di una possibile acquisizione di RIM da parte di Microsoft e Nokia, ormai strettamente legate nelle loro operazioni nel campo dei dispositivi mobili, ma anche di Amazon. Un’altra possibilità emersa recentemente è quella di stringere accordi sulla licenza del nuovo sistema operativo Blackberry OS 10 e in questo caso i possibili acquirenti di cui si parla sono Samsung e HTC.



Ora bisognerà vedere quali saranno le scelte del nuovo amministratore delegato Thorsten Heins. Al di là delle espressioni tipiche dei comunicati stampa rimangono i problemi di un’azienda che deve convincere i propri utenti a continuare ad usare i suoi BlackBerry. BlackBerry OS 10 dovrebbe essere disponibile nella seconda metà del 2012 e nonostante le dichiarazioni ottimistiche di Thorsten Heins potrebbe arrivare troppo tardi per fermare la decadenza di RIM.

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Il pianeta 55 Cancri e è uno dei più strani finora scoperti

Concetto artistico del pianeta 55 Cancri e dietro alla Terra (Immagine NASA)

Concetto artistico del pianeta 55 Cancri e dietro alla Terra (Immagine NASA)

55 Cancri A è una stella a circa quaranta anni luce di distanza dalla Terra che ha una massa leggermente minore di quella del Sole. A partire dal 1997 le osservazioni di questa stelle portarono alla scoperta di alcuni pianeti e nel 2004 venne scoperto il più interessante, chiamato 55 Cancri e.

Fin dalla sua scoperta, fu chiaro che il pianeta 55 Cancri e era molto vicino alla sua stella. Inizialmente sembrava addirittura che il suo periodo orbitale fosse inferiore ai tre giorni ma successive analisi dei dati hanno portato alla conclusione che il periodo orbitale sia di quasi diciotto giorni. Questo significa che è circa ventisei volte più vicino alla sua stella di quanto Mercurio sia vicino al Sole, poco più di un centesimo di quanto la Terra sia vicina al Sole.

Mercurio è un pianeta roccioso molto più piccolo della Terra, 55 Cancri e invece ha una massa quasi otto volte superiore a quella della Terra, circa metà di quella di Nettuno. Il diametro di 55 Cancri e è circa il doppio di quello della Terra.

Inizialmente, le osservazioni avevano fatto pensare agli scienziati che il pianeta 55 Cancri e fosse un pianeta roccioso. Considerata la sua vicinanza alla sua stella la conclusione era che si trattasse di una landa infernale. Nuove osservazioni effettuate con il telescopio spaziale della NASA Spitzer hanno fornito nuove interessantissime informazioni che fanno pensare che 55 Cancri e sia un pianeta più strano di quanto si fosse immaginato.



I dati ricevuti dal telescopio spaziale Spitzer fanno ora pensare che circa un quinto della massa del pianeta 55 Cancri e sia costituito da elementi leggeri e sostanze chimiche, acqua compresa. La cosa straordinaria è che date le temperature e la pressione esistenti sulla superficie del pianeta è probabile che ci siano vari composti chimici siano fluidi allo stato supercritico.

In sostanza, sostanze chimiche che a certe temperature sono normalmente ad uno stato gassoso, quando la pressione diventa molto elevata raggiungono uno stato che è più simile a quello liquido. Questi fluidi supercritici potrebbero addirittura trasudare dalle rocce.

Dato che la temperature superficiale del pianeta 55 Cancri e è stimata a quasi 1800 gradi Celsius non aspettiamoci di trovare forme di vita ma certamente si tratta di uno dei pianeti più strani finora trovati.

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