La capsula spaziale russa Foton-M 4 è atterrata ma i gechi sono morti

La navicella spaziale russa Foton-M 4 dopo l'atterraggio con i tecnici della Roscosmos attorno ad essa (Foto cortesia Roscosmos. Tutti i diritti riservati)

La navicella spaziale russa Foton-M 4 dopo l’atterraggio con i tecnici della Roscosmos attorno ad essa (Foto cortesia Roscosmos. Tutti i diritti riservati)

La capsula spaziale russa Foton-M 4 è atterrata ieri nella regione di Orenburg, a quasi 1.500 chilometri a sud-est di Mosca, vicino ai confini con il Kazakistan. Aveva trascorso circa un mese e mezzo in orbita. Questo piccolo laboratorio biologico spaziale conteneva vari animaletti, che sono passati attraverso una missione piuttosto travagliata. Poco dopo le operazioni di recupero effettuate dalla Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, è stato comunicato che i gechi erano morti.

La navicella spaziale Foton-M 4 è la più recente della serie Foton-M. Si tratta di nuove versioni del vecchio progetto Vostok, per capirci il tipo di capsula usato da Yuri Gagarin. Nulla di particolarmente sofisticato ma relativamente economico e almeno in teoria affidabile.

Il programma Foton è iniziato negli anni ’80 per condurre ricerche scientifiche in orbita, la missione Foton-M 4 aveva lo scopo di condurre soprattutto ricerche biologiche. Per questo motivo, il 18 luglio 2014 la navicella è stata lanciata su un razzo vettore Soyuz-2-1a dal cosmodromo di Baikonur con vari animali tra cui gechi, moscerini della frutta e uova di bachi da seta ma anche piante e funghi.

Sulla Foton-M 4 c’era anche un esperimento per valutare gli effetti della microgravità sulla crescita di cristalli semiconduttori. Lo scopo era di studiare tecnologie per produrre cristalli di qualità più elevata da usare nel campo dell’elettronica. Questo tipo di ricerca è potenzialmente utile nella produzione di celle solari, LED, transistor e per altre applicazioni elettroniche.

La missione Foton-M 4 è stata difficile. Essa doveva durare due mesi ma il 24 luglio è stato rivelato che le comunicazioni con il computer di bordo erano state perse subito dopo il lancio. I propulsori della navicella non si erano attivati per aggiustare la sua orbita, con conseguenze da valutare.

Il 26 luglio la Roscosmos aveva annunciato di essere riuscita a ristabilire le comunicazioni con la navicella spaziale Foton-M 4. Tuttavia, la sua orbita era rimasta ellittica mentre in origine doveva essere quasi perfettamente circolare. L’uso dei propulsori per aggiustarla avrebbe a quel punto interferito in maniera eccessiva con gli esperimenti già iniziali. Di conseguenza, l’agenzia russa a modificare la missione.

Gli animali sulla navicella Foton-M 4 dovevano fornire dati sulla loro riproduzione in condizioni di microgravità. È possibile che la temperatura sia scesa a livelli troppo bassi per i gechi ma bisognerà attendere un’analisi dei dati registrati per capire cosa sia successo esattamente.



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I reietti dell’altro pianeta o Quelli di Anarres di Ursula Le Guin

I reietti dell'altro pianeta o Quelli di Anarres di Ursula Le Guin

I reietti dell’altro pianeta o Quelli di Anarres di Ursula Le Guin

Il romanzo “I reietti dell’altro pianeta” o “Quelli di Anarres” (“The Dispossessed. An Ambiguous Utopia”) di Ursula Le Guin è stato pubblicato per la prima volta nel 1974. Ha vinto i premi Hugo, Nebula e Locus come miglior romanzo di fantascienza dell’anno. In Italia è stato pubblicato con il titolo “Quelli di Anarres” dall’Editrice Nord nel n. 43 di “Narrativa Nord” e con il titolo “I reietti dell’altro pianeta” dall’Editrice Nord nel n. 6 di “SF Narrativa d’Anticipazione”, nel n. 111 di “Cosmo Oro” e nel n. 16 di “Cosmo Biblioteca”, dall’EuroClub nel n. 5 di “Grandi Scrittori di Fantascienza”,  da Editori Associati nel n. 1034 di “TEADue” e da Mondadori in “Oscar Mondadori – I Grandi Della Fantascienza” nella traduzione di Riccardo Valla.

Shevek è un fisico del pianeta Anarres che sta sviluppando una nuova teoria scientifica. Frustrato dalle difficoltà che incontra sul suo pianeta, parte per Urras, il pianeta gemello. Il suo atto è da alcuni considerato un tradimento perché Shevek abbandona la società anarchica di Anarres per andare nell’A-Io, una nazione capitalista di Urras.

Nell’A-Io, dove da anni è riconosciuto come un grande fisico, Shevek tenta di continuare la sua ricerca ma non può fare a meno di essere coinvolto nei problemi sociali e politici locali e internazionali. Col tempo, si rende conto di essere sempre controllato in modo da limitare allo stretto necessario i suoi contatti con persone delle classi inferiori. Shevek non può fare a meno di chiedersi se non abbia compiuto un grave errore lasciando Anarres.

“I reietti dell’altro pianeta” fa parte del ciclo dell’Ecumene, o ciclo hainita. Tuttavia, gli eventi di questo romanzo sono autonomi da quelli del resto del ciclo perciò può essere letto in maniera indipendente dagli altri. È ambientato nel sistema di Tau Ceti, secondo alcune stime non ufficiali attorno all’anno 2300.

Il romanzo segue la storia di Shevek, un matematico del pianeta Anarres che va su Urras, il pianeta gemello. Il suo non è solo uno sforzo scientifico che ha lo scopo di sviluppare una nuova teoria ma anche politico e sociale che ha lo scopo di superare le barriere create nel tempo tra le società dei due pianeti.

“I reietti dell’altro pianeta” è innanzitutto un romanzo politico e sociale che, principalmente attraverso le esperienze di Shevek, esamina la società anarchica di Anarres e quella capitalista – aristocratica dell’A-Io, una delle nazioni più potenti di Urras.

Ursula Le Guin narra a capitoli alterni la storia di Shevek nel suo viaggio su Urras e del suo passato su Anarres fino ad arrivare alla sua decisione di andare sul pianeta gemello. Pian piano, il lettore può scoprire le caratteristiche di queste società e i loro lati oscuri.

Anarres è un pianeta su cui le condizioni climatiche sono dure e circa 150 anni prima degli eventi di “I reietti dell’altro pianeta” un gruppo di anarchici guidato dalla loro leader Odo lo ha colonizzato. Gli Odoniani hanno creato una società anarchica di tipo collettivista e i rapporti con Urras sono quasi inesistenti dato che le nazioni più potenti sono l’A-Io, una nazione capitalista, e il Thu, un regime comunista considerato un tradimento dei principi Odoniani.

La società Odoniana è anarchica perciò in teoria non ci sono autorità né leggi, di conseguenza tutto viene deciso in maniera collettiva dai suoi membri. Anche il linguaggio di Anarres, il pravico, è stato costruito artificialmente per riflettere le fondamenta di un’utopia anarchica. Tuttavia, Shevek si rende conto che di fatto esistono strutture di potere e che l’individuo è schiacciato dal collettivo.

Nel suo lavoro come fisico, Shevek lavora con Sabul, il più importante fisico di Anarres. Grazie al suo prestigio, Sabul esercita di fatto un potere, cosa in teoria impossibile su Anarres. In una società egalitaria, Sabul è più uguale degli altri e le sue decisioni vengono accettate senza discussioni.

Shevek, che continua a mettere tutto in discussione, ha problemi nel suo lavoro come fisico ma le cose possono andare ben peggio per gli artisti. L’arte può essere troppo genuinamente anarchica per la maggioranza degli Odoniani, che ostracizzano gli artisti che dimostrano eccessiva inventiva. In sostanza, gli Odoniani sono per lo più pecoroni che si sono allontanati dalla vera anarchia per abbracciare il conformismo.

Su Urras, Shevek può vedere chiaramente le contraddizioni della società dell’A-Io, legate ad un sistema in cui ci sono varie disuguaglianze. Quelle della società Odoniana sono più sottili, legate alla meschinità e alla miopia della maggioranza dei suoi membri.

È per questo motivo che Ursula Le Guin ha dato al suo romanzo il sottotitolo “Un’ambigua utopia”. La società Odoniana è stata creata per cercare di realizzare l’utopia anarchica ma la linea tra utopia e distopia è a volte davvero sottile. Alla fine, sembra che l’utopia anarchica, o almeno quella di tipo collettivista, sia impossibile da mettere in pratica.

Il risultato è un romanzo davvero straordinario. L’analisi politica e sociale è la base de “I reietti dell’altro pianeta” ma anche i personaggi sono ben sviluppati. Ciò rafforza la storia perché il lettore ha l’impressione che le società esaminate siano formate da vere persone con desideri e motivazioni comprensibili.

“I reietti dell’altro pianeta” è un romanzo di riflessione e introspezione che stimola molto i pensieri del lettore. Inevitabilmente, il ritmo è generalmente lento. Anche gli occasionali momenti di azione hanno lo scopo di stimolare riflessioni illustrando qualche tema politico e sociale.

Per i temi trattati, “I reietti dell’altro pianeta” è un romanzo che continua ad essere analizzato e discusso a quarant’anni dalla sua pubblicazione. La sua fama è andata ben oltre il genere della fantascienza e perfino oltre la letteratura diventando fonte di discussioni in vari ambiti.

Secondo me, la fama de “I reietti dell’altro pianeta” è assolutamente meritata e si tratta di uno dei capolavori di Ursula Le Guin. È un romanzo da leggere e su cui riflettere, tanto più perché permette a ognuno di farsi un’idea personale dei temi trattati.



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La memoria del Mars Rover Opportunity verrà formattata

Il Mars Rover Opportunity alla Payload Hazardous Servicing Facility nel 2003 (foto NASA/JPL/KSC)

Il Mars Rover Opportunity alla Payload Hazardous Servicing Facility nel 2003 (foto NASA/JPL/KSC)

Il team di controllo della missione del Mars Rover Opportunity alla NASA hanno annunciato che la memoria flash del computer del rover verrà formattata. Questa decisione è stata presa in seguito ad una serie di reset del computer, che stanno avvenendo con frequenza crescente. Ogni volta Opportunity è tornato a funzionare pienamente ma questi eventi provocano perdite di tempo interferendo con le attività della missione perciò è stato ritenuto necessario tentare una soluzione definitiva.

Il Mars Rover Opportunity utilizza una memoria di tipo flash simile a quelle utilizzate negli smartphone e nelle macchine fotografiche digitali per registrare i dati raccolti. Le celle individuale in una memoria flash possono corrompersi a causa di un uso prolungato ma anche perché per cause esterne legate al difficile ambiente marziano. Nel caso di Opportunity, che è su Marte da oltre 10 anni terrestri e poche settimane fa ha stabilito il record per la distanza percorsa da un veicolo umano su un altro mondo, è difficile stabilire quale sia la causa.

Problemi di questo tipo sono già successi in passato in altre missioni spaziali e anche ad altri rover. La memoria flash di Spirit, il gemello di Opportunity, venne formattata cinque anni fa per correggere alcune perdite di dati. L’anno scorso, anche il ben più nuovo Mars Rover Curiosity ha avuto alcuni problemi e in quel caso probabilmente la causa è in qualche raggio cosmico che ha colpito il suo computer.

La procedura di formattazione è delicata, anche perché al momento la distanza è di circa 200 milioni di chilometri dalla Terra, ma comporta rischi limitati. Tutti i dati presenti nella memoria flash del Mars Rover Opportunity verranno scaricati nei computer della NASA sulla Terra e alla fine il rover verrà posto in una modalità operativa che non utilizza quella memoria. A quel punto, sarà possibile procedere con la formattazione e le eventuali celle corrotte verranno marcate in modo che non vengano più utilizzate.

Il team della missione Opportunity sta anche modificando i protocolli di comunicazione per utilizzare una velocità di trasmissione inferiore. Ciò dovrebbe aiutare a completare la preparazione per la formattazione anche in caso di ulteriori reset. L’operazione dovrebbe essere effettuata all’inizio di settembre.

Nonostante questi problemi, alla NASA sono fiduciosi di poter riprendere presto i normali lavori del Mars Rover Opportunity. La continuazione della missione non è del tutto certa soprattutto per motivi di budget ma alla NASA ritengono di poter andare avanti anche con questo rover alla scoperta di Marte.



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Pesci hanno imparato a camminare sulla terraferma

Esemplare di biscir grigio, formalmente Polypterus senegalus senegalus

Esemplare di biscir grigio, formalmente Polypterus senegalus senegalus

Le ricerche sull’evoluzione dei pesci che hanno dato origine ai tetrapodi adattandosi progressivamente alla vita sulla terraferma sono portate avanti generalmente esaminando fossili come quelli di Tiktaalik roseae, una specie risalente al Devoniano, circa 375 milioni di anni fa. Uno studio pubblicato sulla rivista “Nature” è stato invece condotto da tre scienziati della McGill University di Montreal, in Canada, studiando pesci odierni, i biscir grigi (nome scientifico Polypterus senegalus) (foto ©Zhyla), studiando il loro comportamento sulla terraferma.

I biscir sono pesci che appartengono al genere Polypterus e vivono in laghi e fiumi, in acque poco profonde e fondali fangosi o sabbiosi. Oltre ad avere le branchie, essi sono dotati di polmoni primitivi che permettono loro di sopravvivere fuori dall’acqua respirando l’ossigeno dell’aria. I biscir sono gli ultimi rimasti di un’antichissima famiglia di pesci e hanno mantenuto alcune caratteristiche che li rende interessanti per capire meglio la transizione tra acqua e terraferma.

Alcune caratteristiche del biscir grigio ricordano il Tiktaalik. I biscir usano le loro pinne anteriori per sollevare la testa e la parte anteriore del loro corpo dal suolo. Successivamente, spingono la parte posteriore del loro corpo per spingersi in avanti. È possibile che il Tiktaalik si muovesse in maniera simile.

Il biscir grigio trascorre generalmente poco tempo sulla terraferma, preferendo comunque l’acqua, in cui si muove molto più agevolmente. I biologi della McGill si sono chiesti cosa sarebbe successo se avessero forzato i biscir a crescere sulla terraferma. Otto biscir sono stati fatti crescere in un terrario per otto mesi, con un nebulizzatore che manteneva la loro pelle umidificata.

Il risultato è stato che otto mesi trascorsi sulla terraferma avevano causato cambiamenti notevoli nei biscir. Nel corso dei mesi avevano imparato a camminare in maniera più efficiente, piantando le pinne nel terreno per meno tempo con passi più brevi. Inizialmente estendevano le pinne all’esterno ma col tempo hanno cominciato a piazzarle sotto il loro corpo. Il risultato è stato che scivolavano di meno.

In parte, i biscir hanno probabilmente imparato a camminare meglio perché sono stati costretti a vivere sempre sulla terraferma ma ciò ha provocato anche cambiamenti nei loro corpi. Confrontando le ossa di questi biscir con quelle di altri individui cresciuti normalmente nell’acqua le differenze nello sviluppo delle ossa sono risultate notevoli.

In particolare, nella regione delle spalle alcune delle connessioni tra le ossa sono diventate meno strette. Grazie a questo tipo di sviluppo, i biscir sulla terraferma hanno potuto muoversi meglio grazie al fatto che le loro pinne avevano maggiore possibilità di movimento. Allo stesso tempo, le ossa corrispondenti alle moderne clavicole sono diventate più grandi e più robuste. Ciò ha permesso ai biscir di sollevarsi maggiormente sul terreno.

Questa capacità di svilupparsi in maniera diversa in condizioni diverse è conosciuta come plasticità. Essa potrebbe essere un fattore fondamentale nell’evoluzione, permettendo a organismi che si trovano in un diverso ambiente di adattarsi ad esso. A quel punto, successive mutazioni e la selezione naturale ne determina la conseguente evoluzione.

Emily Standen, che ha coordinato la ricerca, intende andare avanti mantenendo i biscir in un terrario per periodi ancor più lunghi. L’ideale sarebbe continuare la ricerca per varie generazioni di pesci per valutare i loro cambiamenti. Sarebbe comunque un periodo breve in termini evolutivi ma potrebbe già mostrare con chiarezza le modifiche che hanno portato antichissimi pesci a diventare tetrapodi terrestri o almeno anfibi.



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IBM lancia Watson Discovery Advisor per aiutare la ricerca

Il vice-presidente del progetto IBM Watson Stephen Gold interagisce col sistema (Foto cortesia IBM. Tutti i diritti riservati)

Il vice-presidente del progetto IBM Watson Stephen Gold interagisce col sistema (Foto cortesia IBM. Tutti i diritti riservati)

IBM ha annunciato Watson Discovery Advisor, un servizio cloud che usa la tecnologia del sistema di intelligenza artificiale Watson dedicato alla ricerca. Lo scopo è quello di assistere i ricercatori nel testare le loro ipotesi e formulare conclusioni per accelerare il loro lavoro. Le capacità di analisi di enormi quantità di dati di Watson potranno trovare schemi e connessioni in tempi molto rapidi.

Negli ultimi anni, IBM sta sviluppando il sistema Watson per utilizzarlo in vari campi diversi. Quest’intelligenza artificiale è stata progettata per imparare e per interagire con gli esseri umani. Non a caso, poco più di un anno fa, l’azienda ha lanciato Watson Engagement Advisor, un altro servizio che utilizza Watson, in questo caso per l’assistenza ai clienti.

Il sistema Watson è in grado di comprendere le sfumature di un linguaggio naturale, Watson Discovery Advisor può capire il linguaggio della scienza. Già all’inizio del 2013 erano stati effettuati test di utilizzo di Watson al Memorial Sloan–Kettering Cancer Center nelle decisioni riguardanti il trattamento di cancro ai polmoni. Ora quest’intelligenza artificiale verrà usata per aiutare l’innovazione scientifica.

Le possibilità sono davvero molte. La medicina è solo uno dei campi in cui il potenziale di Watson Discovery Advisor potrà essere utilizzato. La ricerca farmaceutica è un campo in cui gli investimenti sono stimati in 600 miliardi di dollari l’anno ma gli sviluppi sono molto lenti. Oggi lo sviluppo di farmaci è diventato molto lento perché è molto sofisticato perciò nuovi trattamenti possono richiedere 10-15 anni prima di raggiungere la fase commerciale. Watson potrebbe cambiare radicalmente questa situazione.



Per i ricercatori umani, è diventato impossibile leggere tutto il materiale scientifico disponibile perché ogni giorno vengono pubblicati nuovi articoli solo nel loro settore. Un sistema di intelligenza artificiale come Watson Discovery Advisor è stato progettato anche per esaminare queste enormi moli di informazioni per trovare quelle rilevanti per una specifica ricerca.

L’analisi di grosse moli di dati può essere estremamente utile anche in altri campi, come quello finanziario e quello legale, in cui avere le informazioni rilevanti contenute in grandi quantità di documenti può permettere di concludere affari molto migliori. Anche i governi potrebbero utilizzare Watson per analisi di sicurezza nazionale grazie all’analisi di grandi quantità di dati provenienti dall’intelligence e da altre fonti diverse.

IBM sta già collaborando con varie aziende e anche qualche ospedale per testare le capacità di Watson Discovery Advisor con risultati positivi. Le potenzialità sono davvero enormi e fra qualche anno i risultati potrebbero essere tali da cambiare il mondo. Non è un’esagerazione se pensiamo solo alle possibilità di accelerare lo sviluppo nei campi medico / biologico e tecnologico.

IBM Watson Solutions ha creato un video che illustra brevemente Watson Discovery Advisor

 

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Wishing Well di Trevor Baxendale

Wishing Well di Trevor Baxendale

Wishing Well di Trevor Baxendale

Il romanzo “Wishing Well” di Trevor Baxendale è stato pubblicato per la prima volta nel 2007. È al momento inedito in Italia.

Nigel Carson e i suoi amici Ben Seddon e Duncan Goode stanno scavando un tunnel con lo scopo di raggiungere un tesoro. Stanno discutendo su come spenderanno i soldi che pensano di trovare ma Carson è più interessato al potere che deriva da quel tesoro. Stringe in mano una strana pietra che gli parla telepaticamente.

Il Decimo Dottore e Martha Jones stanno camminando tra i boschi, nell’Inghilterra del XXI secolo. Trovano un cartello che indica che Creighton Mere è a un miglio di distanza quando uno strano tizio li avverte di evitare il villaggio. I due viaggiatori non gli danno retta e trovano un passaggio da un’anziana signora che abita nell’area. Nel villaggio c’è un vecchio pozzo che è al centro di varie leggende ma a volte dietro le leggende c’è un fondo di verità.

“Wishing Well” fa parte di una collana di romanzi connessi alla nuova serie di “Doctor Who”. Essi sono orientati ad un ampio pubblico essendo abbastanza lineari da essere apprezzati anche da lettori molto giovani ma abbastanza sofisticati da poter interessare anche lettori più maturi.

Il concetto alla base di “Wishing Well” è più tipico delle storie horror che di quelle di fantascienza, cioè un vecchio pozzo in un villaggio al centro di varie leggende locali con la scoperta che c’è davvero una presenza maligna in fondo ad esso. Trattandosi di “Doctor Who”, la storia viene sviluppata con elementi di fantascienza.

L’ambientazione è quella di un tipico villaggio inglese la cui unica attrazione è questo vecchio pozzo che secondo una leggenda nasconderebbe un tesoro. Nessuno ha mai trovato nulla ma tre persone stanno scavando un tunnel per raggiungere il posto in cui pensano che sia sepolto. Uno dei tre è guidato da un contatto telepatico e sta cercando un tipo di tesoro diverso rispetto agli altri.

Fin dall’inizio, “Wishing Well” mi è sembrato portare all’estremo lo stile della gestione di Russell T Davies della nuova serie di “Doctor Who”, con storie decisamente più concentrate sui personaggi e sui rapporti tra di loro che sulla trama. Nel primo terzo del romanzo succede davvero poco: più che altro ci sono personaggi che parlano tra di loro con il Dottore e Martha che incontrano vari abitanti del villaggio uno dopo l’altro.

Generalmente, i romanzi di questa collana hanno un ritmo elevato, invece “Wishing Well” è nella prima parte davvero lento. Essa è dedicata ad un notevole lavoro di costruzione dell’ambientazione e soprattutto dei personaggi. I romanzi connessi alla nuova serie di “Doctor Who” ambientati sulla Terra spesso includono altri personaggi conosciuti oltre al Dottore e alla sua compagna. In questo romanzo assieme ai protagonisti della serie ci sono vari abitanti del villaggio di Creighton Mere, che sono ben sviluppati raccontando anche le loro storie.

Il ritmo della storia comincia a salire solo nella seconda parte del romanzo, quando il Dottore, dopo aver indagato sul pozzo, scopre cosa si cela in fondo ad esso e comincia ad affrontare il problema. La trama è esile e questo libro termina a pagina 239 mentre in genere quelli di questa collana arrivano attorno a pagina 250.

Una trama del genere era forse più adatta alla collana “Quick Reads”, composta da libri che raggiungono le 100 pagine. È chiaro che in quel caso Trevor Baxendale non avrebbe potuto sviluppare i personaggi ma avrebbe potuto tagliare qualche conversazione superflua.

Avere una trama così semplice la rende anche per molti versi prevedibile. La presenza maligna e il modo in cui il Dottore la affronta non sono esattamente originali. Trevor Baxendale aveva a disposizione ancora un po’ di pagine per inserire qualche variante nella trama, che invece è quasi una scusa per parlare dei personaggi.

Personalmente non ho problemi con storie dal ritmo lento ma preferisco quelle che abbiano un po’ di sostanza nella trama. Per questo motivo, ho trovato “Wishing Well” un po’ noioso perciò mi pare un romanzo adatto a chi preferisce storie molto focalizzate sui personaggi o ai fan di “Doctor Who”.



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