L’arrivo di tre nuovi astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale completa l’equipaggio della Expedition 42

Terry Virts, Anton Shkaplerov e Samantha Cristoforetti durante una conferenza stampa del 22 novembre 2014 (Foto ESA–S. Corvaja)

Terry Virts, Anton Shkaplerov e Samantha Cristoforetti durante una conferenza stampa del 22 novembre 2014 (Foto ESA–S. Corvaja)

Poche ore fa la navicella spaziale Soyuz TMA-15M è partita dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, e dopo quasi esattamente sei ore ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale con a bordo tre nuovi membri dell’equipaggio. La Soyuz ha utilizzato la traiettoria veloce usata normalmente.

I tre nuovi membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale, che completano l’equipaggio della Expedition 42, sono:

Samantha Cristoforetti. Nata il 26 aprile 1977 a Milano e cresciuta a Malè, si è laureata in ingegneria meccanica all’Università tecnica di Monaco, in Germania. Si è arruolata nell’aeronautica militare italiana nel 2001 e nel 2005 si è diplomata e ha conseguito la laurea in scienze aeronautiche. Nel 2005 si è specializzata alla Euro-Nato Joint Jet Pilot Training di Wichita Falls in Texas, negli USA. Nel 2009 è stata selezionata come astronauta dall’ESA ed è la prima donna italiana a viaggiare nello spazio. La sua missione è stata chiamata Futura. Nel 2013 ha ricevuto l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È una fan di Star Trek e anche della Guida Galattica per gli autostoppisti perciò sembra quasi destino che partisse per la sua prima missione con la Expedition 42.

Anton Nikolaevich Shkaplerov. Nato il 28 febbraio 1972 a Sebastopoli, nell’allora URSS e ora in Ucraina, ha cominciato a volare da giovanissimo, tanto da completare l’addestramento sugli Yak-52 al Club di volo di Sebastopoli nel 1989. Si è diplomato alla scuola piloti dell’aeronautica militare russa di Kachinsk nel 1994 come pilota-ingegnere. Ha servito come pilota istruttore nell’aeronautica militare russa pilotando vari modelli di aeroplano e come istruttore di paracadutismo. Nel 2003 è stato selezionato come candidato cosmonauta e ha cominciato l’addestramento. Ha già servito sulla Stazione Spaziale Internazionale nella Expedition 29/30 compiendo anche una passeggiata spaziale. È sposato con Tatyana Petrovna e assieme hanno due figlie.

Terry W. Virts, Jr. Nato il 1 dicembre del 1967 a Baltimore, nel Maryland, negli USA, si è laureato in matematica all’accademia dell’aeronautica militare americana nel 1989 e ha conseguito un master in scienze aeronautiche nel 1997 alla Embry-Riddle Aeronautical University. Nel 2000 è stato selezionato come pilota dalla NASA e ha fatto parte dell’equipaggio dello Space Shuttle Endeavour nella missione STS-130.

Secondo i piani, i nuovi membri dell’equipaggio torneranno sulla Terra nel maggio 2015. Sulla Stazione Spaziale Internazionale, porteranno avanti la manutenzione ordinaria, una lunga serie di esperimenti scientifici e gestiranno l’arrivo e la partenza di varie navicelle spaziali.



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La Svizzera vince la Coppa Davis 2014



In questo week end si è giocata in Francia la finale della Coppa Davis 2014 tra Francia e Svizzera.

La Francia ha raggiunto la finale battendo l’Australia 5-0 nel primo turno, la Germania 3-2 nei quarti di finali e la Repubblica Ceca in semifinale. Ha vinto la Coppa Davis 9 volte, l’ultima nel 2001.

La Svizzera ha raggiunto la finale battendo la Serbia 3-2 nel primo turno, il Kazakistan 3-2 nei quarti di finale e l’Italia 3-2 in semifinale. È alla sua seconda finale di Coppa Davis dopo quella persa nel 1992.

Jo-Wilfried Tsonga – Stan Wawrinka

Stan Wawrinka inizia bene l’incontro e ha una palla break nel secondo game ma Jo-Wilfried Tsonga riesce a tenere il servizio. La tensione è palpabile ma lo svizzero sembra gestirla meglio e riesce a strappare il servizio al francese nel quarto game e nuovamente nel sesto game andando sul 5-1. Wawrinka serve per il set, offre una palla break ma la annulla e vince il primo set per 6-1.

Nel secondo set, Jo-Wilfried Tsonga fatica ancora a entrare nell’incontro e Stan Wawrinka ha una palla break già nel primo game ma il francese riesce a tenere il servizio. Adesso però c’è lotta, lo svizzero ha un momento in cui non riesce più a servire in maniera incisiva e nel quarto game Tsonga riesce a strappargli il servizio. La situazione sembra ribaltata rispetto al primo set e lo svizzero non riesce più a fare tanti punti sul servizio dell’avversario. Il break risulta decisivo e Tsonga vince il secondo set per 6-3.

Il terzo set è equilibrato e nessuno dei due giocatori riesce ad avere palle break per diversi game. Nel sesto game Stan Wawrinka strappa il servizio a Jo-Wilfried Tsonga. Nell’ottavo game lo svizzero ha due palle break che sono anche set point ma il francese riesce a tenere il servizio. Nel nono game Wawrinka spreca un set point con un doppio fallo ma alla fine vince il terzo set per 6-3.

All’inizio del quarto set Jo-Wilfried Tsonga ha qualche problema al servizio e Stan Wawrinka gli strappa al servizio nel primo game. Il francese cerca di reagire ma non riesce ad avere neppure una palla break. Nel settimo game Wawrinka strappa ancora il servizio a Tsonga e nel game successivo chiude il quarto set per 6-2 conquistando l’incontro e portando la Svizzera sull’1-0 nella Finale.

Gael Monfils – Roger Federer

Dopo i primi game dominati dal servizio, un Gael Monfils molto carico riesce a strappare il servizio a Roger Federer nel quarto game. Nel quinto game lo svizzero ha un totale di due palle break ma il francese riesce a tenere il servizio. Nel sesto game Monfils strappa ancora il servizio a Federer per poi chiudere il primo set per 6-1.

Nel secondo set, Gael Monfils riesce a strappare il servizio a Roger Federer nel terzo game. Lo svizzero non sembra avere la reattività necessaria per reagire e non riesce a mettere in difficoltà il servizio dell’avversario. Il break risulta decisivo e Monfils vince il secondo set per 6-4.

Nel terzo set c’è maggior equilibrio fino al quinto game, quando Gael Monfils riesce a strappare il servizio a Roger Federer. Lo svizzero è in partita ma il francese mostra di avere più reattività ed energia di lui. Nel nono game Monfils strappa ancora il servizio a Federer per vincere il terzo set per 6-3 e conquistare l’incontro dando alla Francia il pareggio sull’1-1 nella Finale.

Julien Benneteau / Richard Gasquet – Roger Federer / Stan Wawrinka

All’inizio dell’incontro i servizi dominano fino al sesto game, quando Julien Benneteau perde il servizio per la Francia. La coppia francese non riesce a mettere in difficoltà il servizio degli avversari e la Svizzera chiude il primo set per 6-3 sul servizio di Roger Federer.

Nel secondo set la coppia francese reagisce e nel secondo game ha una palla break ma Roger Federer riesce a tenere il servizio per la Svizzera. Nel quarto game i francesi hanno altre due palle break ma Stan Wawrinka riesce a tenere il servizio per la Svizzera. Nell’ottavo game i francesi hanno un totale di due palle break ma Wawrinka riesce a tenere il servizio per la Svizzera. Nel nono game la coppia svizzera ha due palle break ma Julien Benneteau riesce a tenere il servizio per la Francia. Nell’undicesimo game Richard Gasquet perde il servizio per la Francia. Nel dodicesimo game la Svizzera chiude il secondo set per 7-5 sul servizio di Wawrinka.

Nel terzo set la Svizzera ha un totale di due palle break nel terzo game ma Richard Gasquet riesce a tenere il servizio per la Francia. Nel quinto game Julien Benneteau perde il servizio per la Francia. Dopo il settimo game Benneteau viene massaggiato alla schiena. Nel nono game la Svizzera ha una palla break che è anche un match point ma Benneteau riesce a tenere il servizio per la Francia. La Svizzera chiude il terzo set per 6-4 sul servizio di Roger Federer per vincere l’incontro e portando la Svizzera sul 2-1 nella Finale.

Richard Gasquet – Roger Federer

Roger Federer parte bene e nel terzo game strappa il servizio a Richard Gasquet. Il francese cerca di reagire ma lo svizzero gioca nettamente meglio di lui. Nel settimo gioco dopo essere stato 40-0 Gasquet offre una palla break ma riesce a tenere il servizio. Nel nono game il francese offre un totale di tre palle break ma riesce ancora a tenere il servizio. Nel decimo game Federer chiude il primo set per 6-4.

All’inizio del secondo set Richard Gasquet continua a faticare e Roger Federer gli strappa il servizio nel primo game. Il francese cerca di essere più aggressivo ma la schiena dello svizzero sembra stare proprio bene perché nel settimo game Federer strappa ancora il servizio all’avversario per poi chiudere il secondo set per 6-2.

All’inizio del terzo set Roger Federer ha un totale di quattro palle break nel primo game ma Richard Gasquet riesce a tenere il servizio. Anche il capitano francese Arnaud Clement cerca di aiutare il suo giocatore protestando su situazioni in realtà normali ma Federer non si distrae e strappa il servizio all’avversario nel quinto game e di nuovo nel settimo game per poi chiudere il terzo set per 6-2 conquistando l’incontro e il punto decisivo per vincere la Coppa Davis per la Svizzera.

I francesi speravano di avere un vantaggio dai problemi fisici di Roger Federer ma sono stati compensati da quelli di Jo-Wilfried Tsonga. Ci saranno sicuramente polemiche sulle scelte dei giocatori da parte del capitano Arnaud Clement ma col senno di poi è facile criticarle. La Francia ha tanti buoni giocatori perciò avrà altre occasioni per andare avanti in Coppa Davis, il problema è averli al meglio.

Per la Svizzera questa era probabilmente l’ultima occasione per vincere la Coppa Davis. Le grandi prestazioni di Stan Wawrinka nei tornei ATP e del Grande Slam hanno convinto Roger Federer a partecipare e alla fine ce l’hanno fatta. Forse è stato l’ultimo incontro di Federer in Coppa Davis ma ora che ha vinto uno dei pochissimi titoli che gli mancavano lui e i suoi compagni di squadra possono davvero godersi una grande vittoria.

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Wilson Tucker nacque 100 anni fa

Wilson Tucker nel 1988

Wilson Tucker nel 1988

Arthur Wilson “Bob” Tucker (foto ©Judy Mays) nacque il 23 novembre 1914 a Deer Creek, nell’Illinois, negli USA. Usò generalmente il nome Wilson Tucker per firmare romanzi e racconti pubblicati in libri e riviste professionali ma nelle fanzine usò di solito il nome Bob Tucker. Occasionalmente usò altri pseudonomi.

Wilson Tucker cominciò a collaborare col fandom fantascientifico nel 1932 ma per alcuni anni scrivere rimase un passatempo, anche se dopo qualche anno cominciò a collaborare anche con le convention, un’altra attività che continuò per tutta la sua vita. Nel 1933 cominciò a lavorare come proiezionista in un cinema e quello rimase un suo lavoro ufficiale fino alla pensione, nel 1972.

Nel 1937 Wilson Tucker si sposò per la prima volta, con Mary Joesting. I due ebbero un figlio e una figlia ma il matrimonio durò solo fino al 1942.

Wilson Tucker pubblicò il suo primo racconto di fantascienza, “Interstellar Way Station”, nel 1941. Nel corso di quell’anno, inventò l’espressione “space opera” per un certo tipo di avventure spaziali. Come scrittore professionista, nei primi anni scrisse soprattutto gialli, a cominciare da “The Chinese Doll” del 1946.

Negli anni ’50, Wilson Tucker cominciò a scrivere anche romanzi di fantascienza, a cominciare da “La città in fondo al mare” (“The City in the Sea”) del 1951. Di quegli anni è rimasto celebre soprattutto “Il lungo silenzio“, conosciuto anche come “Il silenzio della morte” (“The Long Loud Silence”) del 1952.

Nel 1953, Wilson Tucker si sposò di nuovo con Fern Delores Brooks: i due ebbero tre figli e il matrimonio durò fino alla morte dello scrittore.

In quegli anni, Wilson Tucker pubblicò anche altri romanzi degni di nota come “Tele-Homo Sapiens” (“Man from Tomorrow”, conosciuto anche come “Wild Talent”) del 1954 e “L’uomo che veniva dal futuro” (“Time Bomb”, conosciuto anche come “Tomorrow Plus X”) del 1955.

Wilson Tucker continuò sia la sua attività di scrittore che le sue partecipazioni al fandom e alle convention. Negli anni ’60 pubblicò altri romanzi tra cui “L’ultima stazione” (“To the Tombaugh Station”) del 1960, il romanzo di spionaggio “Scheda segnaletica: stregato” (“The Warlock”) del 1967 fino ad arrivare a quello che probabilmente è il suo romanzo più conosciuto, “L’anno del sole quieto” (“The Year of the Quiet Sun”) del 1970, vincitore di un John W. Campbell Memorial Award retroattivo in quanto venne iniziato qualche anno dopo.

Nel 1970, Wilson Tucker vinse il premio Hugo nella categoria Best Fan Writer per la sua attività nelle fanzine.

Wilson Tucker scrisse ancora alcuni romanzi di vari generi pubblicando l’ultimo, “I giorni della resurrezione” (“Resurrection Days”) nel 1981. Continuò a scrivere articoli di critica per molti altri anni. Nel 2001 vinse il premio Retro-Hugo per la miglior Fanzine del 1951, “Science Fiction Newsletter”. Nel 2004 vinse di nuovo il premio Retro-Hugo nella categoria Best Fan Writer del 1954.

Wilson Tucker morì il 6 ottobre 2006. Oggi probabilmente pochi lo inserirebbero tra i migliori scrittori nella storia della fantascienza ma nelle sue storie ha sempre espresso parecchie idee ed è stato molto importante per i decenni di attività nel fandom e nelle convention.



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Una mappa geologica dell’asteroide gigante Vesta

Mappa geologica dell'asteroide gigante Vesta. I toni di marrone rappresentano la superficie più antica. I toni di viola nel nord e di azzurro rappresentano terreni modificati dagli impatti Veneneia e Rheasilvia rispettivamente. I toni di viola chiari e blu scuri sotto l'equatore rappresentano l'interno dei bacini Rheasilvia e Veneneia. I verdi e gialli rappresentano relativamente giovani frane o altri materiali in movimento in discesa e di impatto in crateri (Immagine NASA/JPL-Caltech/ASU)

Mappa geologica dell’asteroide gigante Vesta. I toni di marrone rappresentano la superficie più antica. I toni di viola nel nord e di azzurro rappresentano terreni modificati dagli impatti Veneneia e Rheasilvia rispettivamente. I toni di viola chiari e blu scuri sotto l’equatore rappresentano l’interno dei bacini Rheasilvia e Veneneia. I verdi e gialli rappresentano relativamente giovani frane o altri materiali in movimento in discesa e di impatto in crateri (Immagine NASA/JPL-Caltech/ASU)

Poco più di un anno fa era stato presentato un atlante dell’asteroide gigante Vesta ma l’analisi dei dati raccolti dalla sonda spaziale Dawn è andata perfino oltre. Un numero speciale della rivista “Icarus” è stato dedicato a Vesta presentando una serie di mappe geologiche che rivelano con dettagli mai visti prima le caratteristiche della sua superficie.

David Williams della School of Earth and Space Exploration della Arizona State University ha diretto un team di 14 ricercatori in un lavoro durato circa due anni e mezzo. Il team ha usato le fotografie della NASA scattate dalla sonda spaziale Dawn nell’anno abbondante che ha trascorso in orbita attorno a Vesta per crearne una mappa geologica.

Vesta è probabilmente un protopianeta che non è riuscito a completare il suo sviluppo a causa dell’interferenza della gravità di Giove. È proprio per questo motivo che è così interessante, una sorta di fossile della fase iniziale della storia del sistema solare. A differenza di altri corpi celesti come certe comete o certi asteroidi, che sono rimasti quasi immutati da alcuni miliardi di anni, Vesta ha subito parecchi impatti perché fa parte della cintura di asteroidi tra Marte e Giove.

Tutto ciò rende Vesta degno dei tanti studi così approfonditi effettuati negli ultimi anni. Nel caso di questo studio geologico, i ricercatori hanno studiato la superficie di questo asteroide gigante per determinare la cronologia degli eventi che l’hanno resa quella che vediamo grazie alle foto della sonda spaziale Dawn.

Questo tipo di lavoro è stato reso difficile dal fatto che i ricercatori avevano a disposizione solo immagini, non campioni del suolo di Vesta. Per questo motivo hanno sviluppato modelli basati sulla frequenza degli impatti sulla Luna e sugli asteroidi. La conclusione è che la crosta superficiale di Vesta abbia un’età tra i 2,1 (secondo il modello asteroidi) e i 3,7 miliardi di anni (secondo il modello lunare).

Vesta ha tre crateri particolarmente grandi. L’età del cratere Rheasilvia è stata stimata tra 1 e 3,5 miliardi di anni, a seconda del modello applicato. L’età del cratere Veneneia è stimata tra i 2 e i 3,7 miliardi di anni. L’età del cratere Marcia è stimata tra 120 e 390 milioni di anni, il che significa che esso è abbastanza recente in termini geologici. Si tratta quindi di stime tutt’altro che precise che mostrano che i modelli devono essere adattati ad un oggetto diverso dai normali asteroidi e dalla Luna.

I ricercatori hanno comunque potuto realizzare una mappa geologica di Vesta usando le immagini pancromatiche ottenute dalla framing camera della sonda spaziale Dawn. Essa ha anche fornito un contesto per molte informazioni ottenute dagli strumenti VIR (Visual and infrared spectrometer) e GRaND (Gamma Ray and Neutron Detector).

Questa e le altre ricerche su Vesta possono essere difficili da comprendere perché si tratta di un asteroide così lontano. Sono importanti perché la natura e la storia di questo protopianeta vi hanno lasciato molti segni della storia del sistema solare. Studiando Vesta gli scienziati stanno imparando qualcosa di nuovo sulla formazione dei pianeti in generale e di quelli del sistema solare in particolare.



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Il CERN apre il portale Open Data per rendere disponibili i dati del Large Hadron Collider

Home page del portale Open Data del CERN

Home page del portale Open Data del CERN

Il CERN ha annunciato l’apertura del portale Open Data. Si tratta di un nuovo sito web che fa parte dell’infrastruttura informatica dell’organizzazione dove i dati prodotti dagli esperimenti al Large Hadron Collider verranno resi liberamente accessibili da chiunque. Molti dati degli esperimenti ALICE, ATLAS, CMS e LHCb del CERN saranno messi a disposizione e tra essi ci sono quelli che hanno portato alla conferma dell’esistenza del bosone di Higgs.

Il direttore generale del CERN Rolf Heuer ha dichiarato che il lancio del portale Open Data è un passo importante per l’organizzazione. I dati di LHC sono tra i beni più importanti degli esperimenti di LHC e oggi cominciano a essere condivisi in maniera aperta con il mondo. Heuer ha detto di sperare che questo portale supporterà e ispirerà la comunità di ricerca globale, inclusi gli studenti e i cittadini interessati alla scienza.

Il portale Open Data è stato realizzato seguendo i principi di apertura che fanno parte della convenzione ratificata al momento della fondazione del CERN. Tutte le pubblicazioni connesse a LHC sono libere per tutti di leggerle e riutilizzarle. Ricordiamo sempre che il CERN è l’organizzazione che ha creato il world wide web e l’ha rilasciato al mondo in maniera libera e gratuita.

I primi dati rilasciati sono quelli dell’esperimento CMS e risalgono al 2010, nel corso della prima fase dei lavori di LHC. Questi dati sono ora pubblicamente disponibili sul portale Open Data. È anche disponibile un software open source per leggere e analizzare questi dati assieme alla relativa documentazione.

Lo scopo primario del portale Open Data è la diffusione dei dati per rendere più facile la ricerca scientifica da parte delle organizzazioni interessate. Anche il progetto world wide web venne creato per diffondere in maniera migliore la conoscenza tra gli scienziati.

Questo nuovo portale potrà essere utile anche a scopo didattico. I dati sono molto complessi ma sono stati processati in un formato adatto ad applicazioni semplici. In questo modo, essi sono utilizzabili anche da studenti per entrare progressivamente nel campo della fisica.

Il portale Open Data è costruito sul software open source Invenio Digital Library, lo stesso di altri strumenti e iniziative Open Science del CERN. Questa nuova iniziativa porta lo stato dell’arte della scienza a tutti nella forma più appropriata: libera e disponibile per chiunque.



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“Gutshot Straight”, la pellicola di un poker che non c’è

Gutshot Straight

Gutshot Straight

“Gutshot Straight”, film di Justin Steele, uscirà nelle sale entro la fine dell’anno. Il cast è composto da vecchie e nuove celebrity hollywoodiane, come Steven Seagal, Stephen Lang e AnnaLynne McCord, attrice che ha recitato nel telefilm 90210, mentre il ruolo di protagonista è interpretato da George Eads, conosciuto come agente Nick Stokes della serie CSI. Oltre al modesto apprezzamento del pubblico, il titolo al momento è valutato 4/10 nel database cinematografico online Internet Movie Database, non mancano le critiche sul modo in cui la pellicola, a metà tra il thriller e l’azione, ha raccontato il mondo del poker.

“Gutshot Straight” è solo l’ultima di una serie di produzioni cinematografiche ispirate al poker e, più in generale, alla realtà del gambling. È stato probabilmente l’intramontabile Steve McQueen in “Cincinnati Kid” a dare via al filone, cui si sono aggiunti, negli anni, “La stangata”, “California Poker” e tanti altri, sino ai recenti “The Rounders” e “Runner Runner”, film dello scorso anno di Brad Furman. Il rapporto tra poker e grande schermo è assodato, eppure le sue declinazioni artistiche allestiscono immaginari narrativi molto differenti, talvolta improntati al realismo, in altri casi espressione di facili cliché. Ed è proprio questa una delle maggiori critiche rivolte a “Gutshot Straight”, l’uso di luoghi comuni che si discostano dal poker moderno.

Il protagonista dell’opera è Eads, che interpreta “Jack”, navigato giocatore dei casinò di Las Vegas. Questa figura, oppressa da mille problemi, riversa le sue frustrazioni nel poker, covando la speranza di una vita migliore per sé e la sua famiglia. Il tavolo verde si alterna a scene di violenza su uno sfondo delinquenziale, fatto di pestaggi e sparatorie, nate quasi sempre per debiti di gioco. Un impianto narrativo poggiato su un’idea di giocatore da far west, molto lontana quindi dall’attuale esperienza di gioco. Dai primi anni 2000 la modalità di poker che ha guadagnato i consensi del pubblico è quella sportiva, un tavolo verde privo di soldi veri, con l’unica eccezione della quota di iscrizione, e praticato in formato torneo. Gioco d’abilità in cui la fortuna, nel lungo periodo, è del tutto ininfluente. Lo conferma anche l’interesse di molti sportivi, tra gli altri ad esempio Rafael Nadal, recente vincitore del Roland Garros e al contempo giocatore del Team PokerStars SportStars.

C’è poi da contare il parallelo sviluppo della variante online, mercato capace di rivaleggiare con il live, regolata da un trasparente sistema di licenze statali (in Italia le poker room online sono autorizzate dai Monopoli di Stato). È chiaro quindi quanto la pellicola di Steele assuma un tono surreale, a danno del senso di immedesimazione evocato nello spettatore. Le star del cast desteranno senza dubbio una certa curiosità in una larga fascia di pubblico, soprattutto verso quanti amano i film d’azione, CSI o Avatar. Resta da capire se anche i poker player acquisteranno il biglietto. Se ciò non fosse, sarebbe davvero un paradosso per un action-thriller sulla vita di un giocatore incallito. Ma Hollywood ci ha abituato anche a diffidare del realismo. Chissà allora se non sarà proprio una visione così surreale a donare alla pellicola quell’originalità necessaria al successo. Agli spettatori l’ardua sentenza.

 

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