Facebook si è quotata in Borsa ma il risultato è deludente

Facebook si è finalmente quotata in Borsa ma le azioni non hanno sfondato come molti prevedevano. Partite con un valore di 38 dollari, hanno chiuso la giornata con un valore di 38,23 dollari.

La compravendita doveva iniziare alle 11 di mattina, ora di New York, ma il Nasdaq ha ritardato la partenza di mezz’ora per poter gestire l’enorme flusso di richieste di acquisto e vendita che stavano già arrivando.

Dunque le contrattazioni c’erano in abbondanza e le azioni Facebook hanno raggiunto rapidamente il valore di 42 dollari ma a quel punto invece di continuare a salire il loro valore ha cominciato a scendere e per un po’ è stato addirittura inferiore ai 38 dollari iniziali.

Le aspettative per la quotazione in Borsa di Facebook erano enormi: secondo molte previsioni, il loro valore sarebbe raddoppiato alla fine del primo giorno e secondo le previsioni più ottimistiche avrebbero toccato addirittura i 90 dollari. Cos’è successo?



Chiaramente, ora i commentatori parlano di delusione e tutti sono alla ricerca di una spiegazione per questo debutto così sotto le aspettative. Ricordiamo che era stata creata una coreografia degna di Holliwood per il conto alla rovescia e che nel quartier generale di Facebook c’erano state grandi celebrazioni.

Secondo molti un tale “hype” attorno alla quotazione in Borsa di Facebook ha finito per accentuare la cautela tipica di Wall Street. Qualcuno ritiene che la percentuale di titoli collocati per un social network sia stata eccessiva.

Forse la bolla di speculazioni cresciuta negli ultimi tempi attorno alle aziende di Internet ha raggiunto il suo massimo e quindi la gente in cerca di facili guadagni non ha più visto Facebook come l’oggetto ideale per i propri investimenti. LinkedIn aveva avuto successo nella sua quotazione ma ieri le sue azioni erano in ribasso e peggio ancora hanno fatto Groupon, Zynga e Pandora.

Se ne parlerà moltissimo nei prossimi giorni, resta il fatto che nessuno si attendeva un debutto così scarso. Se volevate comprare azioni Facebook e non ci siete riusciti è una bella consolazione.

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L’asteroide gigante Vesta sembra in realtà un protopianeta

Distribuzione dei minerali nell'emisfero sud dell'asteroide gigante Vesta (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/INAF/MPS/DLR/IDA)

Distribuzione dei minerali nell'emisfero sud dell'asteroide gigante Vesta (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/INAF/MPS/DLR/IDA)

La sonda spaziale della NASA Dawn sta permettendo agli scienziati di conoscere sempre meglio l’asteroide gigante Vesta. Poche settimane fa erano state presentate molte informazioni sulla superficie di Vesta e ulteriori analisi fanno pensare più che mai che esso sia non un semplice asteroide ma un vero e proprio protopianeta.

Nel periodo della nascita del sistema solare si formarono probabilmente molti protopianeti dei quali alcuni si unirono in corpi celesti più grandi, alcuni si scontrarono, forse qualcuno finì nel Sole e qualcun altro invece fuori dal sistema solare. Con il passare del tempo, finirono per formarsi i pianeti attuali ma tra Marte e Giove le interferenze gravitazionali del gigante gassoso impedirono la formazione di un ulteriore pianeta dando vita alla cintura di asteroidi.

L’asteroide gigante Vesta può essere considerato una sorta di fossile di quell’epoca caotica. Senza la presenza di Giove, avrebbe potuto continuare ad attirare gli asteroidi più piccoli e forse si sarebbe unito a Cerere, il pianeta nano che costituisce il corpo celeste più grande della cintura di asteroidi.

Vesta è invece ancor oggi talmente piccolo che non è considerato neppure un pianeta nano. Gli ultimi studi potrebbero però far cambiare idea agli scienziati perché gli studi effettuati dalla sonda spaziale Dawn mostrano che Vesta ha caratteristiche tali che potrebbero farne cambiare la classificazione.

Vesta è infatti un corpo celeste con una struttura a strati dotato di un nucleo di ferro. La sua complessità geologica può essere attribuita allo stesso processo che ha portato alla formazione della Terra e della Luna e ha separato il nucleo dal mantello e dalla crosta.



È possibile che anticamente Vesta avesse uno strato sotterraneo di magma fuso, il che avviene quando un corpo celeste subisce un violento bombardamento da parte di asteroidi e meteoriti.

Rocce provenienti da Vesta sono cadute anche sulla Terra ed è stato possibile identificarle confrontando le caratteristiche dei minerali in esse contenuti con quelle presenti sulla superficie di Vesta, in particolare il pirosseno, un tipo di minerale ricco di ferro e magnesio.

Le ultime analisi hanno anche permesso di studiare meglio il polo sud di Vesta. Gli scienziati ritengono che il bacino chiamato Rheasilvia sia stato creato da un impatto circa un miliardo di anni fa ma vicino ad esso c’è un altro bacino chiamato Veneneia che potrebbe essere stato creato circa due miliardi di anni fa da un impatto precedente.

Riconoscere Vista come protopianeta rende ancor più importante il suo studio perché ci dà un’idea ancor più precisa delle prime fasi di formazione della Terra.

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Il Mars Rover Opportunity si è risvegliato

Greeley Haven fotografata dal Mars Rover Opportunity. L'ombra è causata dai pannelli solari (Foto NASA/JPL-Caltech)

Greeley Haven fotografata dal Mars Rover Opportunity. L'ombra è causata dai pannelli solari (Foto NASA/JPL-Caltech)

Il Mars Rover Opportunity ha trascorso i primi mesi del 2012 a Greeley Haven, un affioramento nella zona del cratere Endeavour su Marte perché nell’emisfero meridionale era inverno e c’era la necessità di utilizzare gran parte della poca energia solare che riceveva per mantenere la propria temperatura ad un livello sufficiente ad evitare danni. L’8 maggio 2012, Opportunity si è risvegliato dal letargo e ha ricominciato a muoversi.

Il Mars Rover Opportunity si è spostato solo di pochissimi metri ma ciò indica che dopo oltre 8 anni terrestri e 5 inverni marziani funziona ancora. I suoi pannelli solari sono parzialmente coperti di sabbia perciò almeno per ora sarà necessario farlo viaggiare con un’inclinazione di almeno 8 gradi per permettergli di effettuare brevi viaggi.

Nel corso di questi mesi però il Mars Rover Opportunity non è stato del tutto inattivo. A Greeley Haven infatti ha utilizzato vari strumenti del suo braccio robotico per effettuare varie analisi del terreno attorno ad esso. Sono stati raccolti vari dati spettrometrici e segnali radio Doppler hanno permesso di indagare sull’interno di Marte ottenendo informazioni sulla sua rotazione.

Il prossimo obiettivo è nella zona settentrionale del cratere Endeavour chiamata Cape York per effettuare un’indagine su una zona di terreno che in apparenza contiene molta polvere. La speranza è di trovare fillosilicati, un tipo di minerali argillosi che indicano un’interazione a lungo termine tra acqua e roccia.



Il senso di questa ricerca è di capire dove ci sia stata acqua in passato con la speranza di trovarne ancora. Il cratere Endeavour è stato già analizzato dall’orbita e sono stati trovati minerali argillosi interpretati come prova di condizioni bagnate con minore acidità rispetto agli antichi ambienti bagnati registrati dal Mars Rover Opportunity in altri siti nel corso degli anni precedenti.

A questo punto, l’obiettivo è fare effettuare al Mars Rover Opportunity analisi più approfondite. Sarà però necessario farlo muovere con cautela in modo che abbia sempre energia a sufficienza per raggiungere successivamente un’altra destinazione nella zona, quella chiamata Cape Tribulation.

Se i venti marziani ripulissero nuovamente i pannelli solari sarebbe tutto più facile, altrimenti il team che decide come far muovere il Mars Rover Opportunity userà le cautele del caso per permettere a questa straordinaria macchina di continuare a funzionare anni dopo la fine della sua missione originale.

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Verso le stelle di Joe Haldeman

Verso le stelle di Joe Haldeman

Verso le stelle di Joe Haldeman

Il romanzo “Verso le stelle” (“Starbound”) di Joe Haldeman è stato pubblicato per la prima volta nel 2010. È il seguito di “Dula di Marte“. In Italia è stato pubblicato nel maggio 2012 nel n. 1582 della collana “Urania”.

Alcuni anni dopo il suo primo contatto con gli alieni su Marte, Carmen Dula deve affrontare assieme a suo marito Paul, ad alcuni altri umani e a due degli alieni incontrati su Marte un viaggio verso il pianeta di origine degli alieni per cercare di raggiungere un accordo con loro.

Nel giro di pochi anni, gli esseri umani hanno imparato ad utilizzare la fonte di energia apparentemente illimitata degli alieni pur non comprendendo davvero come funziona. In questo modo hanno potuto organizzare il viaggio interstellare verso il pianeta degli Altri. Fin dall’inizio però tutti sanno che al loro arrivo potrebbero essere uccisi e comunque da ciò che riusciranno a fare potrebbe dipendere il destino dell’umanità.

“Verso le stelle” inizia con un breve riassunto degli eventi di “Dula di Marte” e di quel che è successo negli anni trascorsi dopo la fine del primo romanzo. Ciò significa che in teoria sarebbe possibile leggere “Verso le stelle” senza aver prima letto “Dula di Marte” ma secondo me si perderebbero troppi dettagli.

Carmen Dula non è più la giovane ragazza arrivata su Marte che per puro caso è entrata in contatto con un gruppo di alieni che vivevano sul pianeta rosso da millenni. Nel corso degli anni si è sposata, ha avuto due figli ed è stata incaricata della missione più importante della storia dell’umanità.

Infatti, “Dula di Marte” era terminato letteralmente col botto, anzi più di uno. Gli umani avevano infatti scoperto che gli Altri erano originari del sistema della stella Wolf 25. Uno di loro viveva su Tritone, il satellite di Nettuno, ma l’aveva fatto esplodere dopo averlo lasciato. Uno degli alieni su Marte aveva ricevuto un messaggio che aveva innescato una bomba potentissima al suo interno e solo reagendo prontamente allontanandosi nello spazio aveva impedito una potenziale catastrofe per l’umanità.

“Dula di Marte” era narrato in prima persona da Carmen, “Verso le stelle” invece è narrato, sempre in prima persona, dal punto di vista di diversi personaggi. Questo può causare un po’ di confusione perché ad ogni capitolo cambia il punto di vista e il lettore è costretto a cercare di capire a quale personaggio appartenga la voce narrante da riferimenti indiretti.

Il fatto che uno dei narratori sia uno degli alieni aiuta comunque a conoscere un po’ meglio la sua specie anche se gli alieni che vivevano su Marte in realtà non conoscono gli Altri di Wolf 25 né quello che viveva su Tritone. Buona parte del romanzo è in effetti basata proprio sull’incognita rappresentata dalle possibili reazioni degli Altri all’arrivo della spedizione dal sistema solare.



Purtroppo, gran parte di “Verso le stelle” riguarda il viaggio verso Wolf 25 e le attività dell’equipaggio per passare il tempo. Joe Haldeman aveva descritto viaggi interstellari in altri suoi romanzi e in questo caso si ha quasi l’impressione che si sia limitato a mettere assieme alcuni elementi già utilizzati in passato.

Il risultato è che in particolare il racconto della prima parte del viaggio è un po’ noioso. Dato che dura alcuni anni, è una buona cosa che la narrazione a volte salti avanti nel tempo per arrivare finalmente a eventi davvero importanti.

Per fortuna, la seconda parte di “Verso le stelle” diventa più interessante con il contatto con gli Altri. Secondo me sarebbe stato meglio dedicare più spazio a questa parte della storia perché Joe Haldeman ha cercato di creare alieni fuori dai cliché classici e un rapporto ambiguo tra le due specie.

È evidente che c’era la volontà di scrivere un romanzo di lunghezza limitata per gli standard odierni ma secondo me concentrare maggiormente l’attenzione sul rapporto tra gli esseri umani e gli Altri lo avrebbe migliorato.

Come “Dula di Marte”, “Verso le stelle” ha un finale che serve anche a gettare le basi del successivo romanzo, pubblicato negli U.S.A. l’anno scorso. È un finale improvviso, che nell’ultima pagina del romanzo offre l’ultimo colpo di scena.

“Verso le stelle” contiene parecchi elementi, alcuni positivi e altri negativi. Il risultato è quindi un miscuglio che secondo me è complessivamente discreto che può interessare solo a chi ha apprezzato “Dula di Marte” e vuole sapere come va avanti la storia.

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Doctor Who – Planet of the Daleks

Doctor Who - Planet of the Daleks

Doctor Who - Planet of the Daleks

“Planet of the Daleks” è un’avventura della decima stagione della serie classica di “Doctor Who” trasmessa nel 1973. Segue “Frontier in Space” ed è un’avventura composta da sei parti scritta da Terry Nation e diretta da David Maloney.

La storia

Il Terzo Dottore (Jon Pertwee) è ferito e fa appena in tempo a contattare i Time Lord per avvertirli della minaccia dei Dalek per poi cadere in uno stato simile al coma. Il Tardis viene portato dai Time Lord su un pianeta dove Jo Grant (Katy Manning) va in cerca di aiuto.

Nella giungla in cui il Tardis si è rimaterializzato, Jo scopre una navicella spaziale e alcuni membri dell’equipaggio. Il Dottore nel frattempo si risveglia e quando gli uomini incontrati da Jo raggiungono il Tardis si rende conto che sono Thal, originari del pianeta Skaro, arrivati sul pianeta Spiridon per fermare un piano dei Dalek.

Extra

Questo DVD è ricco di extra. Sono presenti contenuti tipici come i sottotitoli della produzione, i Radio Times Listings e una galleria di immagini tratte da quest’avventura.

Sono presenti nella traccia audio alternativa commenti all’avventura da parte della protagonista Katy Manning, degli attori Prentis Hancock e Tim Preece, del produttore Barry Letts e dello script editor Terrance Dicks.

Perfect Scenario: The End of Dreams. La seconda parte dello pseudo-documentario ambientato nel XXVI secolo in cui alcuni umani del futuro studiano l’antica serie televisiva “Doctor Who”.

The Rumble in the Jungle. Attori e membri del team di produzione ricordano la produzione di quest’avventura.

Multi-colourisation. Il terzo episodio di quest’avventura era stato ritrovato solo in una versione in bianco e nero. Esisteva già una tecnologia per ricrearne i colori ma combinandola con i risultati di un’altra tecnologia innovativa è stato possibile restaurare l’episodio in maniera praticamente perfetta. Ecco come è stato fatto questo lavoro.

Stripped for Action: The Daleks. Una serie di fumetti dedicata ai Dalek.

Blue Peter. Due brani della trasmissione Blue Peter in cui viene fatto un appello per il ritrovamento di due Dalek scomparsi e in cui viene annunciato il loro ritrovamento.



“Planet of the Daleks” continua la storia iniziata in “Frontier in Space” ma allo stesso tempo è un’avventura autonoma. L’inizio riprende dov’era finito l’episodio precedente creando la connessione che forma una doppia avventura. Successivamente, comincia la vicenda sul pianeta Spiridon.

L’inizio, che è la parte più originale, poteva però essere fatto meglio. L’esaurimento dell’ossigeno nel Tardis mi sembra un’idea inutile che serve solo a riempire qualche minuto in più. “Planet of the Daleks” doveva andare avanti per sei episodi perciò era necessario inserire anche qualche scena che facesse da riempitivo.

“Planet of the Daleks” è sotto molti aspetti un remake dell’avventura “The Daleks“, tanto che il Dottore dice ai Thal di essere stato su Skaro e di aver combattuto i Dalek assieme a loro menzionando i suoi compagni di allora: Ian, Barbara e Susan. Alcuni elementi sono presi da un’altra avventura, “The Daleks’ Master Plan”.

Vista oggi, sembra una scelta bizzarra ma la produzione di “Planet of the Daleks” avvenne in un periodo completamente diverso per la televisione. Negli anni ’70, i programmi televisivi erano ancora considerati prodotti piuttosto effimeri visto che non c’erano ancora neppure i videoregistratori e i telefilm venivano replicati solo raramente.

Dieci anni dopo l’inizio di “Doctor Who”, molti fan avevano ormai un vago ricordo delle prime avventure o addirittura non le avevano mai viste e probabilmente pensavano che non le avrebbero mai viste. È vero che nel 1965 venne prodotto il film “Dr Who and The Daleks” ma in esso il Dottore è uno scienziato terrestre perciò non fa parte della serie televisiva.

In una serie di successo era normale produrre episodi che si ispiravano più o meno a vecchi episodi che avevano avuto particolare successo. “Planet of the Daleks” non fu la prima avventura di “Doctor Who” a ispirarsi ad una precedente né fu l’ultima.

Il problema è che oggi i fan di “Doctor Who” hanno avuto la possibilità di vedere “The Daleks”, di conseguenza “Planet of the Daleks” dà un’impressione di già visto. Anche cercando di non pensare a quest’avventura come ad una copia, è difficile vedere in essa elementi che vadano oltre una produzione standard per la serie classica di “Doctor Who”. La foresta del pianeta Spiridon e in generale gli effetti speciali sono realizzati decentemente per gli standard di quegli anni, il ritmo è anche quelli tipico di quegli anni e la recitazione è complessivamente abbastanza buona.

“Planet of the Daleks” non mostra la profondità di “The Daleks”, anche se il tema della guerra rimane importante, ma secondo me il risultato è complessivamente godibile.

Questo DVD fa parte del cofanetto “Dalek War”, disponibile su Amazon Italia e Amazon UK. La doppia avventura contenuta è complessivamente abbastanza buona e gli extra sono di elevata qualità rendendo il cofanetto davvero interessante soprattutto per i fan di “Doctor Who”.

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Scott Thompson si è dimesso da amministratore delegato di Yahoo!, Ross Levinsohn lo sostituisce ad interim

Scott Thompson

Scott Thompson

Scott Thompson (foto cortesia PayPal, tutti i diritti riservati) si è dimesso dall’incarico di amministratore delegato di Yahoo! e la società ha nominato Ross Levinsohn, già direttore a livello globale del dipartimento media dell’azienda, come suo sostituto ad interim. Inoltre, Fred Amoroso diventa direttore del consiglio di amministrazione al posto di Roy Bostock, che ha dato le dimissioni assieme agli altri membri del consiglio Patti Hart, VJ Joshi, Arthur Kern e Gary Wilson. Entrano nel consiglio di amministrazione Daniel S. Loeb, Harry J. Wilson e Michael J. Wolf.

Scott Thompson era stato nominato amministratore delegato di Yahoo! all’inizio dell’anno, il quarto ad avere quella carica in meno di cinque anni. Tra i tanti problemi della società, Thompson ha dovuto affrontare quelli interni, in particolare con Daniel Loeb, che detiene il 5,8% delle azioni della società e sta cercando di ottenere maggior potere all’interno del consiglio di amministrazione.

All’inizio di maggio era stata fatta la rivelazione da parte di Daniel Loeb che Scott Thompson non aveva conseguito una laurea in informatica e contabilità allo Stonehill College, come invece risulta nel suo curriculum. Una laurea esiste ma solo in contabilità. Questa notizia ha permesso a Loeb di guidare una sorta di rivolta da parte di vari azionisti Yahoo! che chiedevano il licenziamento di Thompson.

Ora sono arrivate le dimissioni di Scott Thompson ma il Wall Street Journal ha riportato che Thompson ha rivelato al consiglio di amministrazione e a parecchi colleghi che gli è stato diagnosticato un tumore alla tiroide. Dunque, ufficialmente le sue dimissioni sono state motivate da questi problemi di salute ma l’impressione è che i suoi giorni come amministratore delegato di Yahoo! fossero comunque contati.



Gli utili di Yahoo! sono aumentati nel primo trimestre di quest’anno e l’azienda sta ancora valutando la cessione di una quota di Alibaba. Dopo questa nuova rivoluzione interna tuttavia, bisognerà innanzitutto vedere chi verrà scelto come amministratore delegato e a quel punto verificare quali saranno i piani aziendali. Sembra non esserci pace per quest’azienda che anni fa era leader in Internet ed ora fatica a non essere travolta dalla concorrenza.

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