Byron Scott è il nuovo allenatore dei Los Angeles Lakers

Byron Scott nel 2012

Byron Scott nel 2012

La notizia era trapelata già nei giorni scorsi e ora è ufficiale: Byron Scott (foto ©Erik Drost) è il nuovo allenatore capo dei Los Angeles Lakers. La politica della squadra è di non rendere pubblici i dettagli dell’accordo ma secondo le voci il contratto è per quattro anni per un totale di 17 milioni di dollari. Il nativo di Inglewood, vicino al vecchio Forum in cui i Lakers hanno giocato per parecchi anni avrà il difficile compito di riportare la squadra ad alto livello dopo le ultime difficili stagioni.

Byron Scott è stato tra i protagonisti dei Los Angeles Lakers degli anni ’80, quelli dello Showtime che hanno segnato quel decennio dell’NBA. Come allenatore ha avuto alti e bassi raggiungendo due finali NBA con i New Jersey Nets, ottenendo buoni risultati con i New Orleans Hornets e poco invece dai Cleveland Cavaliers che non avevano LeBron James a roster.

Kobe Bryant aveva manifestato la sua preferenza nei confronti di Byron Scott, ricordando come il suo nuovo allenatore fosse stato per lui una sorta di mentore quand’era entrato nell’NBA. Scott aveva dichiarato a USA Today che lui e Bryant hanno idee sul basket che sono molto simili. Sicuramente tutto ciò è stato importante nella scelta dei Lakers.

Ora, dopo le tipiche dichiarazioni di entusiasmo da parte di Byron Scott, del general manager dei Lakers Mitch Kuptchak e di altre persone coinvolte, arriva la parte davvero difficile. Ci sono infatti molti dubbi sul valore della squadra dopo movimenti sul mercato non particolarmente esaltanti.

I Los Angeles Lakers speravano di portare qualche nome davvero grosso in California, possibilmente LeBron James o Carmelo Anthony. La scelta del nuovo allenatore è stata ritardata per discutere la decisione con l’eventuale nuova superstar. Alla fine, se n’è andato Pau Gasol, protagonista degli ultimi due titoli NBA vinti dai Lakers, e sono arrivati Carlos Boozer e Jeremy Lin, giocatori che occasionalmente hanno fatto grandi cose ma che ai massimi livelli non hanno mai convinto.

Nella prossima stagione i Los Angeles Lakers possono sperare di avere finalmente un Kobe Bryant sano. Tuttavia, fra poche settimane il giocatore compirà 36 anni, un altro motivo per cui è difficile capire quanto potrà essere decisivo. Considerato il livello della Western Conference, sarà meglio che i nuovi Lakers trovino rapidamente una buona chimica, altrimenti sarà difficile raggiungere i playoff.



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Maske: Thaery di Jack Vance

Maske: Thaery di Jack Vance (edizione americana)

Maske: Thaery di Jack Vance (edizione americana)

Il romanzo “Maske: Thaery” (“Maske: Thaery”) di Jack Vance è stato pubblicato per la prima volta nel 1976. Fa parte della serie di storie informalmente conosciute come Gaean Reach anche se è un romanzo autonomo. In Italia è stato pubblicato dall’Editrice Nord nel n. 76 di “Cosmo Argento” nella traduzione di Alessandro Monti.

Jubal Droad è cresciuto nel continente di Thaery, sul pianeta Maske. Quando raggiunge la maggiore età intraprende un rito di passaggio tradizionale tra la sua gente viaggiando qua e là. Durante uno dei lavori che compie nel corso dei suoi viaggi, il sentiero che sta riparando assieme ad alcuni operai crolla a causa di un arrogante nobile che ci passa nonostante i suoi avvertimenti, causandogli varie ferite.

Quando si riprende, Jubal Droad si presenta a Nai degli Hever, un uomo molto potente, con una lettera da suo zio Vaidro. Grazie ad essa, ottiene un lavoro che sembra umile ma in realtà entra a far parte dei servizi segreti locali. Alla corte, incontra Ramus Ymph e lo riconosce come il nobile che ha causato il suo incidente e tra i due lo scontro è inevitabile.

“Maske: Thaery” è ambientato per la maggior parte sul pianeta Maske, colonizzato secoli prima e piuttosto isolato dagli altri pianeti per volontà dei suoi abitanti. Il protagonista del romanzo Jubal Droad è il secondo figlio del capo del suo clan e alla morte del padre il fratello maggiore gli succede. Raggiunta la maggiore età, intraprende il tradizionale rito di passaggio e nei suoi viaggi deve affrontare pericoli e anche pregiudizi riguardanti la sua gente dato che gli abitanti del Glentin sono considerati zotici.

Soprattutto nella prima parte del romanzo, le maniere di Jubal Droad sono tutt’altro che raffinate e ciò non lo aiuta a farsi degli amici. La sua situazione è resa ancor più complicata quando, alla corte di Nai degli Hever, si imbatte in Ramus Ymph, che in passato aveva provocato un incidente in cui Jubal era rimasto ferito. Lo scontro tra i due è uno degli elementi principali di “Maske: Thaery”.

Il tema della vendetta è ricorrente nelle storie di Jack Vance, in “Maske: Thaery” è importante ma è inserito in una trama più complessa. La storia di Jubal Droad è anche un racconto di maturazione di un ragazzo che lascia la sua casa e viaggia lontano, perfino su un altro pianeta. Destreggiandosi tra pericoli di vario tipo, pian piano impara a conoscere le convenzioni delle società in cui sta cercando di crearsi una vita e a gestire le situazioni con l’astuzia piuttosto che con l’aggressività.

Le avventure di Jubal Droad danno modo al lettore di conoscere la società del continente di Thaery tra vari conflitti e intrighi portate avanti da vari personaggi dei quali Jubal deve scoprire i piani. “Maske: Thaery” è un romanzo per certi versi avventuroso ma la storia è in parte una sorta di storia di spionaggio che porta Jubal anche sul pianeta Eiselbar.

Jack Vance è sempre stato un maestro a descrivere mondi esotici con società che seguono strane usanze. In “Maske: Thaery” approfondisce soprattutto le descrizioni dei modi di vita delle popolazioni del continente di Thaery, nei primi capitoli anche con parecchie note a pie’ pagina.

Jubal Droad è il personaggio sviluppato meglio ma anche altri personaggi importanti sono ben delineati. In vari casi, motivazioni e segreti di un personaggio vengono rivelati lentamente tra vari colpi di scena. C’è un buon equilibrio tra l’azione più avventurosa e quella sviluppata negli intrighi. Il ritmo non è particolarmente elevato ma Jack Vance sapeva bene come tenere i lettori incollati alle sue storie.

“Maske: Thaery” è per certi versi un distillato della letteratura di Jack Vance. Il suo tipico stile evocativo e i tanti temi contenuti nel romanzo sembrano davvero concentrare in un romanzo che non è neppure particolarmente lungo tanti elementi narrativi che ha utilizzato più volte nel corso della sua lunga carriera.

Ci sono alcuni grandi classici di Jack Vance che mi piacciono più di “Maske: Thaery”. Anche questo è secondo me un romanzo molto buono e per le sue caratteristiche è tra quelli da avere sia per chi apprezza questo grande autore che per chi vuole scoprirlo.



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Google lancia il progetto Baseline Study per creare il ritratto della persona in perfetta salute



Google ha annunciato il progetto Baseline Study, uno studio approfondito a livello biologico degli essere umani per stabilire come dovrebbe essere una persona in salute. Lo studio iniziale riguarda 175 persone delle quali verrà raccolta un’enorme quantità di informazioni mediche. Un team che include decine di specialisti guidato dal biologo molecolare Andrew Conrad userà queste informazioni per creare il ritratto della persona in perfetta salute.

Nel passato, Andrew Conrad ha lavorato tra le altre cose alla creazione di test economici per l’HIV. Nel marzo 2013 è entrato a far parte di Google X, il laboratorio di Google dove vengono sviluppate nuove tecnologie di vario tipo, da Google Glass alle auto che si guidano da sole. Nel campo medico / biologico, sta sviluppando Google Contatc Lens, lenti a contatto in grado di monitorare i livelli di glucosio nelle lacrime utili ai diabetici.

I soggetti di Baseline Study, che in uno stadio futuro potrebbero diventare migliaia, verranno studiati attentamente utilizzando lo stato dell’arte della tecnologia per monitorare le loro funzioni biologiche. Occhiali, orologi, braccialetti e altre apparecchiature contenenti piccolissimi sensori raccoglieranno dati medici sul comportamento dei loro organismi durante le loro attività giornaliere. A ciò si aggiungono esami dei fluidi corporei dei soggetti.

L’enorme mole di dati che verrà raccolta permetterà di identificare biomarcatori al loro interno utili per capire dove è possibile lavorare per evitare o almeno ridurre rischi alla salute. Finora, la scienza medica ha identificato biomarcatori per malattie ormai all’ultimo stadio ma il progetto Google Baseline Study dovrebbe servire a identificare tendenze che emergono molto prima.

Andrew Conrad ha usato come esempio un biomarcatore che mostra come alcune persone che sono in grado di smaltire cibi grassi in maniera efficiente. Altre persone possono non averlo e come conseguenza possono rischiare malattie cardiache. Identificare quella tendenza può permettere di intervenire prima che la malattia diventi grave.

Secondo Google, tutti i dati raccolti saranno assolutamente anonimi e riservati. Ciò perché i dati sulla salute tra i più sensibili. In un periodo in cui i problemi riguardanti la privacy sono molto sentiti, dati del genere vanno gestiti in maniera appropriata.

Non è chiaro quale sia il rapporto tra il progetto Baseline Study e Calico, l’azienda creata da Google per sviluppare la longevità sconfiggendo malattie e invecchiamento. I dati che verranno raccolti e le loro analisi saranno certamente utili negli studi relativi alla longevità. Ci sarà certamente tempo per i due progetti per lavorare assieme perché entrambi hanno obiettivi a lungo termine.

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Lo Space Launch System della NASA potrebbe superare il budget previsto

Concetto artistico dello Space Lauch System in fase di decollo (immagine NASA)

Concetto artistico dello Space Lauch System in fase di decollo (immagine NASA)

Quasi tre anni fa, la NASA ha annunciato ufficialmente il progetto dello Space Launch System (SLS) per i prossimi viaggi spaziali con astronauti, anche oltre la Luna. Il primo lancio di test è previsto per la fine del 2017 ma secondo un rapporto del GAO (Government Accountability Office), una sezione investigativa del Congresso degli USA dedicata all’auditing, il budget per questo progetto non è sufficiente per mantenere tale scadenza.

Finora la NASA e le industrie coinvolte nella costruzione dell’SLS hanno affermato che lo sviluppo del progetto procede secondo le previsioni. Invece, secondo le analisi effettuate dal GAO, in particolare lo sviluppo dello stadio centrale, il primo stadio del razzo vettore comune a tutte le configurazioni, rischia di richiedere troppo tempo.

Si tratta di valutazione per il momento teoriche ma secondo il GAO lo stadio centrale dell’SLS è ancora in una fase iniziale di sviluppo e deve passare ancora varie fasi fondamentali prima di essere pronto. Il tempo per il suo sviluppo, anche secondo le stime prudenziali che avevano incluso mesi di riserva, potrebbe non essere sufficiente.

Secondo il GAO, c’è il 90% di probabilità che ci siano ritardi nello sviluppo dell’SLS tali da andare oltre la data stimata per il primo lancio di test del dicembre 2017. La stima del budget mancante è di 400 milioni di dollari su un totale previsto di 12 miliardi.

Secondo il GAO, la NASA potrebbe rivedere il budget di altri progetti per utilizzarne parte nell’SLS oppure rimandare il primo test per usare parte del budget del 2018. Secondo la NASA, sarà invece possibile restare all’interno del budget con gli opportuni aggiustamenti del programma di lavori e minimizzando certi costi ma i grossi progetti della NASA hanno la forte tendenza a superare i budget e avere ritardi nello sviluppo.

Le polemiche sulla gestione della NASA sono tutt’altro che nuove. Il lato politico è fondamentale dato che c’è sempre il Congresso americano a dover approvare il budget. Nel caso di progetti di altissimo profilo come l’SLS, molti critici sostengono che i parlamentari cercano di coinvolgere più industrie possibili. In un periodo come questo ciò può far bene all’economia creando posti di lavoro ma i costi possono salire enormemente.

In questi anni, la NASA sta anche finanziando SpaceX, Boeing e Sierra Nevada Corporation perché costruiscano tre navicelle spaziali in grado di trasportare astronauti in orbita. Il budget per questo programma è molto inferiore all’SLS ma il risultato limitato rispetto all’SLS, un sistema di lancio completo verso lo spazio profondo, perciò certi paragoni che si leggono non sono corretti.

In questo momento è difficile dire quando realmente l’SLS sarà pronto per il primo lancio di test. È possibile che una delle aziende private finanziate dalla NASA invii astronauti in orbita prima dell’SLS, la vera grande sfida sarà inviarli nello spazio profondo.



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Nel 2012 la Terra venne quasi colpita da una supertempesta solare

Espulsione di massa coronale (Immagine NASA)

Espulsione di massa coronale (Immagine NASA)

Due anni fa, la Terra è stata quasi colpita da una supertempesta solare, tecnicamente chiamata espulsione di massa coronale. Essa è stata studiata da un team diretto da Daniel Baker dell’Università del Colorado che ha incluso scienziati della NASA e di altre università. La loro conclusione è che se questa tempesta solare avesse colpito la Terra staremmo ancora riprendendoci dai danni provocati.

Nel 2012, ben pochi hanno parlato di questa supertempesta anche se era la più potente degli ultimi 150 anni. Nel 1859, quello che è stato chiamavo l’evento di Carringon perché l’astronomo Richard Christopher Carringon fu il primo a studiarlo provocò problemi alla rete di telegrafi, che allora erano lo stato dell’arte della tecnologia.

Nel settembre 1859, una serie di espulsioni di massa coronale colpì la Terra per alcuni giorni con una potenza mai registrata prima. Aurore boreali causate da quell’intensa attività geomagnetica vennero viste nell’emisfero settentrionale fino a Cuba, molto più a sud del normale.

Oggi la nostra società è estremamente dipendente da apparecchiature elettroniche e una tempesta solare particolarmente potente è davvero pericolosa. Se la supertempesta del 2012 avesse colpito la Terra i raggi X e le radiazioni ultraviolette avrebbero ionizzato gli strati più elevati dell’atmosfera provocando un disturbi ai canali radio e problemi alla rete GPS. Ondate di particelle ionizzate avrebbero raggiunto la superficie della Terra con il pericolo di causare danni alle reti elettriche e conseguenti blackout.



Gli effetti di una supertempesta solare potrebbero essere davvero catastrofici perché colpirebbero a livello globale. Secondo uno studio della National Academy of Sciences, l’impatto economico sarebbe superiore ai 2.000 miliardi di dollari. Ci potrebbero volere anni per riparare tutti i danni che una tempesta di quel tipo potrebbe causare alle reti elettriche con tutte le conseguenze sulla vita delle persone e delle attività lavorative.

La sonda spaziale STEREO-A venne colpita dalla supertempesta del 2012. Si tratta di una delle due sonde gemelle STEREO (Solar TErrestrial RElations Observatory) lanciate nel 2006 proprio per osservare il Sole. Sono state costruite per sopportare condizioni estreme perciò STEREO-A è sopravvissuta ma generalmente le apparecchiature elettroniche sulla Terra sono molto più vulnerabili.

Espulsioni di massa coronale sono eventi comuni e occasionalmente qualcuno di essi colpisce la Terra. Studiare questi fenomeni è fondamentale per capire quali siano i modi migliori per difenderci.

Questo video racconta la storia della supertempesta solare del 2012.

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The Art of Destruction di Stephen Cole

The Art of Destruction di Stephen Cole

The Art of Destruction di Stephen Cole

Il romanzo “The Art of Destruction” di Stephen Cole è stato pubblicato per la prima volta nel 2006. È al momento inedito in Italia.

Il Tardis porta il Decimo Dottore e Rose Tyler in Ciad, nel 2118, nelle vicinanze di un vulcano. Lì un team agricolo un po’ particolare sta cercando di sviluppare un fungo che possa crescere nelle caverne buie dell’area nutrendosi di tutto ciò che trova e allo stesso tempo abbia un elevato potere nutritivo.

Il Dottore ha rilevato segnali alieni nell’area, dove in apparenza sono in atto solo attività umane. Le cose cambiano quando uno dei membri del team agricolo viene infettato da una sostanza che lo trasforma in una specie di golem. Gli eventi diventano sempre più caotici e il Dottore deve capire cosa c’è dietro prima che il pericolo si estenda ben oltre l’area.

“The Art of Destruction” fa parte di una collana di romanzi connessi alla nuova serie di “Doctor Who”. Essi sono orientati ad un ampio pubblico essendo abbastanza lineari da essere apprezzati anche da lettori molto giovani ma abbastanza sofisticati da poter interessare anche lettori più maturi.

“The Art of Destruction” è ambientato nell’Africa del XXII secolo, dove i problemi sono per molti versi gli stessi di oggi. Nonostante i progressi tecnologici, in molte aree del continente c’è ancora caos politico e sociale e molta gente soffre la fame. Un gruppo di agricoltori sta facendo crescere funghi geneticamente modificati perché siano abbastanza nutrienti da costituire un buon pasto per la gente. Il loro lavoro, già abbastanza complesso a causa della situazione locale, viene messo in crisi quando si imbattono in una presenza aliena che sembra decisamente ostile.

Quando il Dottore e Rose, attirati da un segnale alieno proveniente da quell’area, raggiungono il vulcano, scoprono che uno degli agricoltori è stato trasformato in una specie di golem. È solo l’inizio di un’avventura in cui i viaggiatori e gli agricoltori devono affrontare pericoli crescenti e risolvere il mistero dell’attività aliena non basta.

Il ritmo di “The Art of Destruction” è davvero elevatissimo non solo per la lunghezza limitata del romanzo ma anche perché Stephen Cole vi ha inserito moltissimi elementi che rendono la trama complessa. La storia infatti mette assieme pericoli alieni con altri locali.

Soprattutto nella prima parte del romanzo, le informazioni sulla situazione politica e sociale dell’area e sul background degli agricoltori permettono a Stephen Cole di inserire temi che si potevano vedere nelle avventure della serie classica di “Doctor Who” scritti da Malcolm Hulke, un autore che inseriva quel tipo di elementi nelle sue storie. In questo caso però non c’era lo spazio per approfondirli.

È così che il lettore può vedere che i problemi in certe aree dell’Africa sono sostanzialmente gli stessi di oggi. La vita per i nativi è difficile e un gruppo di ribelli, che dichiarano di voler aiutare la gente comune, in realtà peggiora le cose. Nel corso del romanzo, essi minacciano anche gli agricoltori salvo finire coinvolti in una storia più grande di loro.

Alla fine, il problema della minaccia aliena rimane centrale nel romanzo. La storia del tentativo del Dottore di capire cosa ci sia dietro e di salvare gli agricoltori diventa sempre più complessa con colpi di scena in continuazione. I tanti personaggi finiscono per essere sacrificati perché i limiti del formato di questi libri non permette a Stephen Cole di svilupparli adeguatamente. É decisamente un romanzo orientato alla trama, il cui sviluppo occupa tutto lo spazio.

Il ritmo molto elevato e i colpi di scena possono nascondere i difetti, almeno prima che abbiate terminato la lettura e ci pensiate sopra. Nell’ultima parte del romanzo, il tono che era stato generalmente drammatico a volte diventa fin troppo leggero, sopra le righe in un modo da essere quasi farsesco. Ciò soprattutto a causa di certi alieni al cui confronto gli Slitheen sono raffinati.

Complessivamente, “The Art of Destruction” è un miscuglio abbastanza eterogeneo di elementi che possono essere più o meno interessanti ma tutto sommato godibile. Secondo me è particolarmente adatto ai lettori che amano storie d’azione e alieni bizzarri.



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