Una ricerca sul freddo e sul buio che uccisero i dinosauri

Immagine della simulazione dei cambiamenti che seguirono l'impatto dell'asteroide (Immagine cortesia Potsdam Institute für Climate Impact Research (Pik))
Immagine della simulazione dei cambiamenti che seguirono l’impatto dell’asteroide (Immagine cortesia Potsdam Institute für Climate Impact Research (Pik))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive una ricerca sulle conseguenze climatiche dell’impatto causato dal grande asteroide che colpì la Terra circa 66 milioni di anni fa. Un team di ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) ha creato modelli informatici per simulare quegli eventi concludendo che la dispersione nell’atmosfera di goccioline di acido solforico potrebbe aver oscurato i cieli del pianeta con conseguente raffreddamento della superficie.

Da quando Luis Alvarez propose la teoria dell’impatto di un asteroide come causa dell’estinzione dei dinosauri, sempre più scienziati appartenenti a varie discipline stanno cercando di ricostruire quegli eventi. Il team guidato da Julia Brugger del PIK ha cercato di simularli usando modelli climatici che mettono assieme dati riguardanti l’atmosfera, gli oceani e i ghiacci marini. I risultati indicano che i gas contenenti zolfo evaporato in seguito all’impatto siano stati la causa principale dell’oscuramento dei cieli e del conseguente raffreddamento.

Generalmente, l’idea è che l’impatto di un asteroide generi polveri di vario tipo che possono essere proiettate nell’atmosfera e siano queste a oscurare i cieli. Invece è possibile che ciò sia stato causato soprattutto da un aerosol di solfati, soprattutto acido solforico ma anche altri composti di zolfo. Secondo le simulazioni, il raffreddamento fu davvero notevole, tanto che ai tropici la temperatura media passò da 27° a soli 5° Celsius.

In molte aree della Terra la temperature media scese sotto il punto di congelamento dell’acqua e questa situazione durò per 3 anni. Successivamente i cieli cominciarono a schiarirsi ma secondo le simulazioni ci vollero circa 30 anni perché il clima globale tornasse alle condizioni precedenti all’impatto. Nel frattempo però gli ecosistemi erano stati sconvolti colpendo in particolare animali come i dinosauri, adattati a climi caldi.

Questi eventi furono catastrofici per moltissime specie viventi ma portarono vantaggi ad altre. Ad esempio, le acque superficiali di mari e oceani si raffreddarono e di conseguenza scesero in profondità. Le acque più profonde che erano state protette dal raffreddamento risalirono verso la superficie portando molte sostanze nutritive. Ciò fu un vantaggio per varie specie di alghe tossiche, che prosperarono colpendo altre specie presenti nei loro ecosistemi. L’estinzione delle ammoniti potrebbe essere dovuto a queste conseguenze.

Questa ricerca è inevitabilmente basata su stime delle condizioni esistenti in quel periodo e sui conseguenti risultati delle simulazioni. Verificare questi risultati è difficile perché le tracce rimaste sono limitate. C’è anche il problema dei vari fattori che hanno contribuito a quei cambiamenti climatici: ad esempio, un articolo pubblicato nell’ottobre 2015 sulla rivista “Science” ha descritto una ricerca che illustrava il ruolo del vulcanismo nella grande estinzione.

Le ricerche continueranno. Sono molto interessanti perché indagano su un momento della storia della vita sulla Terra fondamentale per la situazione attuale dato che l’estinzione dei dinosauri ha permesso ai mammiferi di diventare dominanti. Mostrano anche l’enorme influenza di un evento come l’impatto di un asteroide, un pericolo sempre esistente.

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