Central Station di Lavie Tidhar

Central Station di Lavie Tidhar
Central Station di Lavie Tidhar

Il romanzo “Central Station” (“Central Station”) di Lavie Tidhar è stato pubblicato per la prima volta nel 2016 dall’unione di vari racconti pubblicati negli anni precedenti. Ha vinto il John W. Campbell Memorial Award, il Neukom Institute Literary Arts Award for Speculative Fiction, e il Geffen Award israeliano come miglior romanzo di fantascienza. In Italia è stato pubblicato da Acheron Books nella traduzione di Davide Mana.

Central Station è una base spaziale che, a Tel Aviv, collega la Terra al resto dell’universo, dove l’umanità si è sparsa nel corso dei secoli. La popolazione dell’area è diventata tale tale da renderla una sorta di città nella città ed è un crocevia di persone che vanno e vengono tra umani, cyborg, preti robot, intelligenze artificiali e altri ancora connessi agli alieni conosciuto solo come gli Altri nella coscienza digitale chiamata la Conversazione.

Boris Chong torna sulla Terra da Marte e scopre che molto è cambiato e non in meglio a causa di una crescita caotica. La sua ex amante ha adottato un bambino dotato di capacità fuori dal normale e gli sviluppi per i suoi parenti rimasti sulla Terra non sono tutti positivi. Come se non ci fossero abbastanza problemi, da Marte è arrivata anche una Vampira di Dati.

“Central Station” è il risultato dell’unione di vari racconti pubblicati negli anni precedenti, in certi casi in versioni diverse, ma ciò non significa che essi siano legati solo dall’ambientazione. In realtà, la base spaziale e l’area attorno ad essa sono per certi versi le vere protagoniste perché si tratta di un luogo unico che influenza pesantemente ciò che avviene ai suoi abitanti, a chi vi lavora e a chi vi è solo di passaggio.

Nonostante ciò, ci sono personaggi ricorrenti che sono più o meno importanti nei vari racconti con il risultato che viene formato una sorta di mosaico di storie che si intrecciano in vari modi. Per questo motivo, i personaggi più importanti hanno vari livelli di sviluppo che può essere funzionale alle storie raccontate. Questo è un esempio di fantascienza umanistica che tra le altre cose contiene molta introspezione.

Il romanzo è ambientato in un futuro lontano che segue una diaspora nello spazio dell’umanità, un futuro in cui gli umani possono avere impianti cibernetici o perfino parassiti marziani ed essere creati tramite ingegneria genetica. Nel corso dei secoli, persone da molte parti del mondo sono venute a lavorare a Tel Aviv perciò oltre a ebrei e arabi sono presenti molte etnie diverse e ciò può costituire ancora un problema perché ci sono stati cambiamenti enormi ma per alcuni versi gli umani sono ancora gli stessi. Da questo punto di vista, “Central Station” è un curioso mix di caratteristiche familiari ed esotiche.

Il mix maggiore è quello delle idee, che alla fine costituiscono la parte più importante di “Central Station”. Lavie Tidhar ha inserito nei racconti vari riferimenti a opere non solo di fantascienza perché si ispira anche a concetti ben più antichi di questo genere. L’esempio più ovvio è quello degli strigoi, le creature della mitologia rumena su cui si basano i vampiri moderni. Nel futuro raccontato in questo romanzo, il vampirismo ha una base tecnologica e i vampiri succhiano dati e non sangue ma le loro caratteristiche mantengono ancora vari tratti classici.

La mancanza di una trama lineare con la narrazione su più livelli che si intrecciano in continuazione può rendere la lettura complessa e secondo me è meglio essere preparati a un’immersione in questo spaccato dell’umanità futura. Considerando l’importanza dell’aspetto virtuale, si potrebbe dire che per certi versi leggere “Central Station” è come seguire il flusso di notizie su un social network e gli interventi dei propri contatti nelle discussioni su di esse.

Queste caratteristiche fanno “Central Station” un romanzo particolare, che sfugge alle etichette. Ciò contribuisce a renderlo una lettura affascinante per chi si lascia trasportare qua e là per quest’enorme area attorno alla base spaziale e mettono assieme i vari frammenti di vita fisica e virtuale raccontati da Lavie Tidhar. Se questo tipo di approccio vi intriga, ve ne consiglio la lettura.

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