50 anni de Il prigioniero

Il prigioniero
Il prigioniero

Il 29 settembre 1967 debuttò in Gran Bretagna la serie televisiva “Il prigioniero”. Alcune fonti riportano il 1 ottobre come data del debutto: all’epoca capitava che un episodio di un telefilm andasse in onda in giorni diversi in regioni diverse della nazione e questo potrebbe essere uno di quei casi.

A partire dal 1960, Patrick McGoohan fu protagonista della serie di spionaggio “Danger Man”, conosciuta come “Secret Agent” negli USA e come “Destination Danger” in altre nazioni. L’attore a un certo punto decise di lasciare la serie per crearne un’altra, “Il prigioniero”, in parte una serie di spionaggio ma contenenti connotazioni politiche ed elementi che all’epoca erano di fantascienza.

Ci sono diverse fonti che riportano informazioni diverse e contraddittorie riguardo alle origini de “Il prigioniero” fornendo diverse versioni sulla sua creazione da parte di Patrick McGoohan, sulle circostanze in cui l’attore lasciò “Danger Man” e sulle discussioni che portarono a produrre 17 episodi. Nel corso del tempo sono state fornite diverse versioni anche sul possibile collegamento tra le due serie di McGoohan, cioè sul fatto che il protagonista de “Il prigioniero” sia John Drake, il protagonista di “Danger Man”.

Nella serie “Il prigioniero”, il nome del protagonista non viene mai menzionato e si sa solo che è un agente segreto che all’inizio del primo episodio dà le dimissioni. Tornato a casa, sta preparando le valigie quando perde conoscenza a causa di gas soporifero. Viene trasportato in un luogo sconosciuto chiamato semplicemente “Il Villaggio” dove le persone vengono identificate solo come numeri. A Numero 6, come viene chiamato il protagonista, vengono chieste le ragioni delle sue dimissioni ma lui rifiuta di svelarle dichiarando che non è un numero bensì un uomo libero, un’affermazione che come risposta ha una risata di scherno.

Il primo episodio mostra subito i temi de “Il prigioniero”: il Villaggio è un’allegoria della nostra società in cui i cittadini sono apparentemente liberi e possono pure votare i loro governanti ma sono sotto una continua sorveglianza e se mostrano comportamenti dissidenti possono essere sottoposti a trattamenti di controllo mentale tramite l’uso di varie droghe e apparecchiature create appositamente per la manipolazione dei pensieri altrui.

Gli episodi sono tipicamente basati sui vari tentativi di manipolare Numero 6 per fargli rivelare i motivi delle sue dimissioni. Viene considerato un patrimonio di qualche tipo perciò il livello di violenza utilizzato nei suoi confronti è limitato e di solito sono basati su manipolazioni più sottili. A dirigere quei tentativi c’è Numero 2, l’autorità che dirige il Villaggio ma per conto di chi? Al suo arrivo nel Villaggio, Numero 6 chiede chi sia Numero 1 ma a questa domanda non viene mai data una risposta, almeno non una esplicita.

Di certo Numero 2 risponde a qualcuno e a volte parla al telefono con qualcuno per fare rapporto e ricevere istruzioni. A causa dei fallimenti nel manipolare Numero 6 quasi ad ogni episodio arriva un nuovo Numero 2. Nell’episodio “La campagna elettorale” (” Free for All”), è addirittura Numero 6 a diventare per breve tempo Numero 2 dopo aver vinto le elezioni, che sono una farsa totale in una satira a dir poco al vetriolo sulla nostra società che sulla carta è democratica.

Nell’episodio “L’incudine e il martello” (“Hammer Into Anvil”) Numero 2 è un sadico e quando Numero 6 scopre che ha istigato il suicidio di una donna del Villaggio decide di passare all’attacco e diventare lui il manipolatore. Col passare degli episodi, i rapporti tra Numero 6 e il Numero 2 assegnato diventano più complessi, i tentativi di strappargli i suoi segreti più subdoli fino a raggiungere il culmine nei due episodi finali, “C’era una volta” (“Once Upon A Time”) e soprattutto “La rivolta” (“Fall Out”).

In una serie con uno stile molto anni ’60, l’ultimo episodio divenne surreale con metafore e allegorie ambigue a un livello tale da confondere gli spettatori. La conseguenza all’epoca della trasmissione fu un’ondata di proteste a livelli tali che Patrick McGoohan, che fu anche autore e regista di quell’episodio, fu costretto a nascondersi per qualche periodo dalla gente che pretendeva spiegazioni.

Nel 2009 è andata in onda una miniserie in sei episodi che è una sorta di remake che però modifica alcuni aspetti fondamentali de “Il prigioniero”. D’altra parte, aggiornato lo stile anni ’60, la storia di un uomo in una società tenuta sotto sorveglianza di massa che cerca di schiacciare la sua individualità sarebbe stata troppo simile alla vita quotidiana nella nostra società.

“Il prigioniero” è una serie unica e irripetibile per tanti motivi. Alcuni suoi elementi sono diventati iconici come il rover e perfino Portmeirion, il vero villaggio in cui la serie venne girata, assieme allo stile. Oltre al remake ha avuto varie influenze e omaggi in altre serie e dopo 50 anni il ritratto della società del Villaggio è più attuale che mai.

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