Un’autentica esperienza da nativo americano di Rebecca Roanhorse

Un'autentica esperienza da nativo americano di Rebecca Roanhorse
Un’autentica esperienza da nativo americano di Rebecca Roanhorse

Il racconto breve “Un’autentica esperienza da nativo americano” (“Welcome to Your Authentic Indian Experience™”) di Rebecca Roanhorse è stato pubblicato per la prima volta nel 2017. Ha vinto i premi Hugo, Nebula, e quello della rivista Apex come miglior racconto breve dell’anno. In Italia è stato pubblicato da Future Fiction nella traduzione di Marzio Petrolo.

Jesse Turnblatt è una guida turistica un po’ particolare dato che offre ai clienti della sua agenzia tour virtuali che forniscono esperienze da nativi americani. Un serio problema è dato dal fatto che i turisti si aspettano ciò che vedono nei film e rimangono delusi se Jesse propone qualcosa di diverso, anche se più autentico. Quando si ha una moglie, un mutuo da pagare e un capo che ti tiene d’occhio non resta che dare al cliente ciò che vuole. Un giorno un cliente mostra un interesse genuino ma la situazione diventa complicata in modi imprevisti.

Rebecca Roanhorse porta il lettore in un futuro in cui il turismo può essere praticato in modo virtuale ma ciò può portare più che mai a tour basati su falsità. Jesse Turnblatt è un nativo americano che lavora come guida turistica ma odia il suo lavoro perché è costretto a implementare nei suoi tour virtuali cliché sul suo popolo al posto di esperienze autentiche. Il tema più ovvio fin dall’inizio è quello del nativo americano costretto a rinnegare parti della sua cultura per soddisfare i turisti, che tipicamente sono bianchi e hanno aspettative basate su stereotipi che hanno visto al cinema o in TV.

Jesse è costretto a lavorare in quel modo per mantenere la famiglia e pagare il mutuo ma la cosa non gli piace e sua moglie Theresa pensa che sia degradante, a cominciare dal fatto che lui faccia finta che il suo cognome sia Trueblood perché suona più indiano. Tutto ciò può farlo sembrare un racconto che mostra l’atteggiamento dei bianchi ignoranti visto dal punto di vista di chi è stato discriminato da essi ed è vero ma l’elemento fantascientifico non è solo una cornice.

In un racconto basato sulla realtà virtuale, la narrazione in seconda persona aiuta il lettore a entrare nei panni di Jesse e allo stesso tempo nei suoi tour virtuali. Assieme all’elemento fantascientifico permette di partecipare in qualche modo alla progressiva perdita di identità da parte del protagonista, anche sfocando i confini tra mondo fisico e mondo virtuale.

Il risultato è che all’inizio di “Un’autentica esperienza da nativo americano” tutto sembra abbastanza ovvio ma andando avanti la situazione diventa più complessa. I dettagli sono importanti per apprezzare in pieno i colpi di scena e in particolare il finale metaforico per un racconto breve ma pieno di spunti di riflessione.

4 Comments


  1. Racconto bello e letto in pochissimo tempo, tanto era coinvolgente.
    Il finale poi…

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