La scoperta di nuove specie di virus giganti del genere Pandoravirus porta a una nuova ipotesi sulla loro evoluzione

Pandoravirus Quercus (Immagine cortesia IGS- CNRS/AMU)
Pandoravirus Quercus (Immagine cortesia IGS- CNRS/AMU)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive una ricerca sui Pandoravirus, virus giganti che hanno suscitato perplessità tra gli scienziati fin dalla scoperta delle prime specie, annunciata nel 2013. Un team di ricercatori ha scoperto tre nuove specie appartenenti alla stessa famiglia e propone una spiegazione alla loro quantità di geni, davvero enorme per dei virus, sostenendo che sono essi stessi a crearli.

Dopo la scoperta dei primi virus giganti, molte altre specie sono state individuate, le quali mostrano una serie di similitudini e differenze che hanno convinto gli scienziati a creare una serie di famiglie separate. I Pandoravirus sono stati classificati nella famiglia Pandoraviridae e gli scopritori delle prime specie, Jean-Michel Claverie e Chantal Aberge, assieme ad altri ricercatori di Structural and Genomic Information Laboratory (CNRS/Aix-Marseille Université), Large Scale Biology Laboratory (CEA/Inserm/Université Grenoble-Alpes) e CEA-Genoscope, hanno continuato le ricerche.

Un risultato è stata l’identificazione di nuove specie di Pandoravirus in varie parti del mondo. Il Pandoravirus quercus è stato isolato nel suolo di Marsiglia, in Francia, il Pandoravirus neocaledonia è stato isolato nelle acque salmastre vicino all’aeroporto di Noumea, nella Nuova Caledonia, e il Pandoravirus macleodensis è stato isolato nelle acque dolci di uno stagno vicino a Melbourne, in Australia, a solo 700 metri di distanza dal luogo in cui i ricercatori avevano isolato la specie Pandoravirus dulcis alcuni anni fa.

Questi nuovi virus giganti sono stati fatti replicare in laboratorio usando amebe della specie Acanthamoeba castellanii come ospiti. Ciò ha permesso di studiare i loro cicli di replicazione al microscopio elettronico assieme a quelli delle specie Pandoravirus dulcis e Pandoravirus salinus, le prime di questa famiglia scoperte. I ricercatori hanno anche analizzato i DNA delle nuove specie per confrontarlo con quelli delle specie già conosciute, inclusa Pandoravirus inopinatum.

Le analisi hanno mostrato che i vari Pandoravirus condividono circa metà dei geni che codificano proteine, una percentuale bassa rispetto alla norma in membri della stessa famiglia. Le nuove specie trovate mostrano inoltre un gran numero di geni orfani, cioè geni che codificano proteine che non hanno equivalenti in altri organismi viventi, un tratto in comune con le specie già conosciute.

Un’ulteriore anomalia è che i geni orfani sono risultati diversi per ogni specie di Pandoravirus. Ciò significa che è molto meno probabile che si tratti di geni ereditati da antenati comuni, un fattore da tenere presente nelle discussioni riguardanti le origini dei virus giganti in generale.

L’utilizzo della bioinformatica, cioè dell’informatica applicata alla biologia, ha permesso di compiere analisi più approfondite delle caratteristiche genetiche delle varie specie di Pandoravirus. Vari confronti e analisi statistiche connesse ai genomi hanno suggerito ai ricercatori che i geni orfani sono stati creati dagli stessi virus.

I ricercatori stessi si rendono conto dei problemi connessi all’ipotesi della creazione di nuovi geni. Prima di tutto, le nuove proteine create grazie a quei geni dovrebbero avere certe caratteristiche e un’utilità ai Pandoravirus. In sostanza, si tratta di un’ipotesi interessante per spiegare l’enorme dimensione di questi virus ma ancora tutt’altro che provata.

Secondo i ricercatori, è necessario trovare nuove specie della famiglia Pandoraviridae, anche per capire le possibili parentele con altri virus giganti come il Mollivirus sibericum, scoperto in Siberia nel 2015 sempre da Jean-Michel Claverie e Chantal Aberge. Si tratta di un virus ancora non classificato in nessuna famiglia, un’altra conferma dei problemi che hanno gli scienziati nonostante le analisi genetiche compiute sulle varie specie.

Ogni nuova ricerca sui virus giganti e ogni nuova specie scoperta aggiunge nuove informazioni che potrebbero risultare fondamentali per capire meglio le loro origini e la loro evoluzione ma a volte tutto ciò porta nuove domande invece di nuove risposte. Per qualche anno, le discussioni riguardavano la possibilità che questi virus fossero cellule “degenerate” e diventate parassiti o discendenti di virus che avevano acquisito geni dagli organismi attaccati. Ora è stata proposta l’ipotesi della creazione di nuovi geni ed è possibile che la risposta corretta sia diversa per le varie famiglie di virus giganti.

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