Il collasso della foresta pluviale del Carbonifero ebbe un’influenza notevole sull’evoluzione dei vertebrati

Concetto artistico della foresta pluviale del Carbonifero (Immagine cortesia Mark Ryan. Tutti i diritti riservati)
Concetto artistico della foresta pluviale del Carbonifero (Immagine cortesia Mark Ryan. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the Royal Society B” descrive una ricerca sui cambiamenti avvenuti nel periodo del collasso della foresta pluviale del Carbonifero. Secondo un team di scienziati guidati dall’Università britannica di Birmingham un cambiamento climatico avvenuto circa 307 milioni di anni fa ha causato una siccità che ha portato all’estinzione di alcuni gruppi di tetrapodi, i primi vertebrati che vissero sulla terraferma, favorendo allo stesso tempo altri gruppi.

Durante i periodi Carbonifero e Permiano, tra 358 e 272 milioni di anni fa, l’Europa e il Nord America erano uniti ed erano posizionati all’equatore. Il clima caldo-umido aveva permesso la crescita rigogliosa di una foresta pluviale che copriva quella vasta area e lì anche i tetrapodi primitivi avevano trovato un ambiente favorevole per svilupparsi e diversificarsi in molte specie diverse.

Secondo varie stime vi fu una continuità in quella diversificazione nel corso di Carbonifero e Permiano. La frammentazione degli habitat che seguì il collasso della foresta pluviale aumentò l’endemismo, cioè la presenza di certe specie animali e vegetali esclusivamente in un certo territorio. Secondo gli autori di questa nuova ricerca, quelle stime soffrivano di una carenza di campioni ed è necessario rivalutare le conseguenze di quel collasso avvenuto circa 307 milioni di anni fa.

I ricercatori hanno usato gli strumenti della biogeografia, che in parole molto semplici studia la distribuzione spazio-temporale degli organismi viventi. Un nuovo insieme di informazioni è stato creato grazie al Paleobiology Database, una risorsa online che riguarda specificamente organismi fossili. L’applicazione di metodi statistici avanzati ha permesso di stimare cambiamenti biogeografici e nella diversità dei tetrapodi.

I risultati ottenuti dall’analisi dei dati raccolti indica che vi fu un calo nella diversità dei tetrapodi dopo il collasso della foresta pluviale e l’inizio di condizioni climatiche più secche. Ciò perché i tetrapodi anfibi avevano bisogno di ambienti bagnati perciò vennero colpiti dalla riduzione della foresta pluviale.

Tuttavia, l’analisi ha anche mostrato che le specie di tetrapodi sopravvissute a quel collasso cominciarono ad espandersi in nuovi habitat, migrando in luoghi anche lontani dall’equatore. Tra queste specie c’erano i primitivi amnioti, nei quali avviene uno sviluppo embrionale che li porta a nascere non come larve bensì avendo le caratteristiche fisiche degli adulti.

I tetrapodi amnioti includono rettili, dinosauri, uccelli e mammiferi. Il collasso della foresta pluviale del Carbonifero non viene considerato tra le grandi estinzioni di massa eppure questa nuova ricerca suggerisce che abbia avuto un’influenza decisiva sull’evoluzione dei vertebrati sulla terraferma. Le specie che sopravvissero riuscirono ad adattarsi ad ambienti molto diversi anche migrando in luoghi molto lontai, un successo che si può vedere anche oggi dopo 300 milioni di anni.

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