Il Mnyamawamtuka moyowamkia era un titanosauro che visse nell’odierna Tanzania 100 milioni di anni fa

Un articolo pubblicato sulla rivista “PLOS ONE” riporta la scoperta di una nuova specie di titanosauro, parte del gruppo di dinosauri giganti dal lungo collo, che visse circa 100 milioni di anni fa nell’odierna Tanzania. Il dottor Eric Gorscak, che ha recentemente conseguito il dottorato all’Università dell’Ohio, e il professor Patrick O’Connor hanno esaminato fossili scoperti tra il 2004 e il 2008 nell’area occidentale del rift dell’Africa orientale. I ricercatori hanno identificato la nuova specie chiamandola Mnyamawamtuka moyowamkia, una scoperta utile per capire meglio la storia dei titanosauri dato che questa specie risale a un periodo in cui questo gruppo si stava ancora affermando negli ecosistemi delle sue specie.

Lo scheletro parziale, con le ossa trovate evidenziate nell’immagine in alto assieme a una rappresentazione artistica dell’animale (Immagine cortesia Mark Witton / E. Gorscak & P.M. O’Connor), successivamente classificato con il nome di Mnyamawamtuka moyowamkia è stato scoperto nelle rocce risalenti a 100-110 milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo, della formazione Galula nella Tanzania sudoccidentale, non lontano dal lago Rukwa. I titanosauri sudamericani sono quelli più conosciuti ma scoperte di nuove specie in Africa stanno offrendo nuove informazioni sulla loro storia.

La disponibilità di scheletri parziali è un limite ben conosciuto nel campo della paleontologia ma in questo caso il risultato è stato buono per gli standard di questo campo. Le ossa di Mnyamawamtuka moyowamkia trovate sono state utilissime per capire di che tipo di dinosauro si trattasse e valutare le parentele con altri titanosauri africani. In particolare, i ricercatori hanno rilevato similitudini con il malawisauro (Malawisaurus dixeyi), un titanosauro che è conosciuto da circa novant’anni.

Nel corso degli anni, la National Science Foundation (NSF) americana ha finanziato varie spedizioni in aree del rift dell’Africa orientale in cui sono stati scoperti vari fossili tra cui quelli di alcuni titanosauri. Sia Eric Gorscak che Patrick O’Connor hanno partecipato ad alcune di esse perciò sono esperti di questi dinosauri e stanno cercando di ricostruire quella fase dell’evoluzione dei titanosauri.

Patrick O’Connor ha anche parlato del quadro di come fossero gli ecosistemi di quell’area dell’Africa durante il Cretaceo che viene migliorato con ogni scoperta. Animali importanti come i titanosauri possono aggiungere molte informazioni, anche sui cambiamenti avvenuti nel tempo in quegli ecosistemi.

La dottoressa Judy Skog della NSF ha aggiunto che questo nuovo dinosauro ci dà importanti informazioni sulla fauna africana durante un periodo di cambiamenti evolutivi. Le scoperte avvenute in Africa mostrano come i primi titanosauri fossero probabilmente emersi in quello che era il supercontinente chiamato Gondwana per poi cominciare a evolversi separatamente dopo che quelli che oggi sono Africa e Sud America cominciarono ad allontanarsi tra di loro, già nel periodo Giurassico, quello che precedette il Cretaceo.

L’esemplare di Mnyamawamtuka moyowamkia era piccolo per gli standard dei titanosauri con un peso stimato a “solo” una tonnellata circa. Tuttavia, alcune caratteristiche delle ossa trovate suggeriscono che si trattasse di un esemplare ancora giovane, non ancora del tutto cresciuto. Una curiosità è costituita dalle vertebre della coda, che hanno una forma di cuore.

Secondo Eric Gorscak in Tanzania e nel Malawi altre scoperte aspettano i paleontologi e lui intende continuare le ricerche. La storia dei titanosauri africani, che includono scoperte avvenute in altre aree, potrebbero essere fondamentali per capire pienamente la storia di questo gruppo di dinosauri che divennero davvero giganteschi e includerono alcune delle specie più iconiche come i brontosauri.

Concetto artistico di Mnyamawamtuka moyowamkia nel suo ambiente (Immagine cortesia Mark Witton. Tutti i diritti riservati)
Concetto artistico di Mnyamawamtuka moyowamkia nel suo ambiente (Immagine cortesia Mark Witton. Tutti i diritti riservati)

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