
Il romanzo “Il pianeta del silenzio” (“Fiasko”) di Stanislaw Lem è stato pubblicato per la prima volta nel 1986. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 12 di “Altri Mondi”, nel n. 221 dei “Classici Urania” e nel n. 273 di “Urania Collezione” nella traduzione di Riccardo Valla.
Angus Parvis guida una sorta di robot molto potente su Titano in una missione di ricerca di alcune persone scomparse, incluso il celebre pilota Pirx. A causa di un incidente, Parvis è costretto a ricorrere alla vetrificazione, una procedura di emergenza che lo iberna, sapendo che nessuno è riuscito a risvegliare una persona vetrificata.
Molti anni dopo, viene organizzata una spedizione verso un sistema stellare dal quale sono arrivati segnali che indicano la presenza di una civiltà. Nel corso dei preparativi, vari corpi vetrificati vengono portati a bordo dell’astronave ma solo uno riesce a essere riportato in vita con una complessa operazione e l’uomo risvegliato soffre di amnesia. Diventa comunque parte dell’equipaggio che parte per il pianeta Quinta.
“Il pianeta del silenzio” riprende il pessimismo di Stanislaw Lem riguardo alle possibilità che gli umani riescano a comunicare con un’altra specie intelligente, già visto in altri suoi romanzi. In questo caso, si tratta di un tema centrale ma molti altri vengono sviluppati in un romanzo in cui speculazioni tecnico-scientifica si intrecciano con altre che riguardano la natura umana, le sue ramificazioni etiche e morali con le loro conseguenze.
La storia include molti eventi, con colpi di scena e sorprese, eppure non va considerato un romanzo d’azione e chi cerca una classica space opera avventurosa sul tema del primo contatto con una specie aliena rimarrebbe deluso. Questo tipo di lettore potrebbe essere annoiato già dalle descrizioni del robot guidato da Parvis su Titano, ben prima che la storia cominci ad affrontare argomenti filosofici e religiosi.
Ogni volta che succede qualcosa di significativo durante la spedizione che deve condurre il primo contatto con i quintani, seguono discussioni tra personaggi e riflessioni di vario tipo. Tutto ciò rallenta il ritmo e al tempo stesso offre notevole profondità ai temi del romanzo.
Si tratta dell’ultimo romanzo di Stanislaw Lem ed è come se l’autore avesse voluto includere tutto ciò che poteva. Già la parte iniziale che racconta l’avventura del pilota Parvis su Titano è davvero lunga. In questa parte, gli approfondimenti riguardano elementi tecnico-scientifici ma successivamente c’è anche molto altro.
Le storie di quest’autore sono sempre state caratterizzate dall’importanza di elementi filosofici e ne “Il pianeta del silenzio” essi sono presenti in notevole abbondanza anche per i suoi standard. Per questo motivo, c’è chi lo considera un romanzo filosofico più che di fantascienza nonostante la trama e l’ampia presenza di elementi tecnico-scientifici.
I tanti approfondimenti sono preponderanti al punto che a volte i personaggi umani vengono sacrificati, diventando funzionali all’esposizione di mille speculazioni sui tanti temi inclusi nel romanzo. Ci sono casi in cui DEUS, un computer dotato di intelligenza artificiale, sembra più umano di alcuni membri dell’equipaggio. Si tratta di un problema forse inevitabile pensando al fatto che i personaggi vengono spesso usati per esprimere vari punti di vista, anche etici e morali, durante i tentativi di comunicare con la civiltà di Quinta.
La complessità che deriva da queste caratteristiche è sicuramente scoraggiante per parecchi lettori. Tuttavia, per chi è alla ricerca di qualcosa che vada oltre una lettura di pura evasione, potrebbe essere proprio ciò che rende stimolante questo romanzo.
“Il pianeta del silenzio” è da molti considerato il capolavoro finale di Stanislaw Lem. È un romanzo complesso che dovrebbe essere letto più volte per potersi soffermare su ognuno dei molti elementi narrativi inclusi. Se cercate un’opera che sia stimolante dal punto di vista intellettuale da diversi punti di vista, ve ne consiglio la lettura.
