
Il romanzo breve “La maschera della notte” (“Binti: The Night Masquerade”) di Nnedi Okorafor è stato pubblicato per la prima volta nel 2018. È la terza storia della serie Binti e segue “Ritorno a casa“. In Italia è stato pubblicato da Mondadori all’interno dell’antologia “Binti” in “Oscar fantastica”, pubblicata anche come “Binti. La trilogia” nel n. 19 di “Urania Jumbo”, nella traduzione di Benedetta Tavani.
Le notizie allarmanti che ha ricevuto riportano Binti al suo villaggio nella speranza che la sua famiglia stia bene. Lo scontro tra i Khoush e le Meduse rischia di portare a una guerra aperta con il villaggio Himba preso tra due fuochi. Binti si appella agli anziani del villaggio per cercare di impedire che si consumi una tragedia.
“La maschera della notte” riprende la storia di Binti dove era finito “Ritorno a casa”. Dopo aver esplorato i cambiamenti della protagonista nei suoi tentativi di trovare una sua identità che sembra diventare sempre più complessa e difficile da definire, Nnedi Okorafor dedica il terzo romanzo breve della trilogia ai conflitti inter-etnici. In questa serie, il conflitto è tra il popolo terrestre dei Khoush e la specie aliena delle Meduse ma l’allegoria è alquanto trasparente.
In una serie che ho apprezzato intellettualmente per i suoi contenuti ma in genere non ha acceso le mie emozioni, alcuni momenti del tentativo di Binti di fermare la guerra tra Khoush e Meduse mi hanno invece stimolato anche emotivamente. Le sue considerazioni sul conflitto con i nemici che si rinfacciano reciprocamente vari presunti crimini che giustificano le loro vendette sono drammaticamente vere in tutto il mondo. C’è sempre una giustificazione alle uccisioni che può andar bene per un gruppo coinvolto in un conflitto, anche per chi non è guerrafondaio, anche per quelle che altrimenti sembrano bravissime persone. L’importante è che il nemico sia quello dipinto come cattivo, aggressore e soprattutto diverso.
Come conclusione della trilogia, “La maschera della notte” non è certo perfetta, secondo me soprattutto perché Nnedi Okorafor sostanzialmente bara nella gestione delle morti di alcuni personaggi. Tuttavia, i messaggi sono davvero forti ed espressi in modi che includono abbastanza elementi reali da poter essere assimilati dal lettore in modo profondo.
Ai tre romanzi brevi, Nnedi Okorafor ha aggiunto il racconto “Il fuoco sacro” (“Binti: Sacred Fire”), cronologicamente collocato tra i primi due romanzi brevi. L’omnibus mostra un punto di vista non banale sulla diversità come fonte sia di ricchezza che di problemi. Le varie opere formano una storia che può essere letta come un romanzo che sviluppa temi importanti e per questo motivo ne consiglio la lettura.
