Navi in guerra di Gareth L. Powell

Navi in guerra di Gareth L. Powell
Navi in guerra di Gareth L. Powell

Il romanzo “Navi in guerra” (“Fleet of Knives”) di Gareth L. Powell è stato pubblicato per la prima volta nel 2019. È il secondo libro della serie Embers of War e segue “Focolai di guerra“. In Italia è stato pubblicato da Fanucci nella traduzione di Evelina Croce.

L’astronave Lucy’s Ghost sta viaggiando nelle dimensioni superiori quando viene riportata all’improvviso nello spazio normale. Mentre l’equipaggio entra in un’astronave aliena abbandonata da molto tempo, una chiamata di soccorso raggiunge la Trouble Dog, che viene incaricata del soccorso.

Ona Sudak è stata condannata a morte, l’unico capro espiatorio di crimini commessi anche da suoi superiori. Poco prima dell’esecuzione viene liberata e le viene offerto il comando dell’Armata Marmorea, che ha bisogno di un essere vivente che la guidi. Il suo ordine è di impedire che scoppi una nuova guerra, a qualsiasi costo.

In “Focolai di guerra”, Gareth L. Powell aveva presentato un futuro in cui l’umanità fa parte di una civiltà interstellare che comprende varie specie e astronavi senzienti. “Navi in guerra” riprende la storia legata all’Armata Marmorea continuando lo sviluppi di vari temi legati alla guerra e alle sue conseguenze. Per questo motivo, è necessario aver letto il primo libro per comprendere il secondo.

Anche questo seguito è diviso in varie sottotrame con diversi punti di vista, generalmente narrati in prima persona. Come il primo romanzo, è fortemente basato sui personaggi ma passato e motivazioni di Ona Sudak, Trouble Dog e Sal Konstanz sono a questo punto conosciute. Gareth L. Powell costruisce su quelle basi per sviluppare le nuove scelte dei protagonisti.

Riguardo alla scelta di Ona Sudak, si sa che la via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Il tema della redenzione è presente fin dall’inizio della serie Embers of War e per Ona Sudak sembra arrivare l’occasione perfetta. Tuttavia, si rende ben presto conto di cosa significhi impedire nuove guerre.

I problemi etici e morali sono un punto forte di “Navi in guerra”, forse anche più che in “Focolai di guerra”. In parte, ci sono riflessioni di personaggi con varie introspezioni, in parte ci sono dialoghi, come quelli tra Ona Sudak e la Trouble Dog che mettono in luce il contrasto tra le diverse scelte che hanno compiuto. In effetti, si può dire che Ona Sudak compia un’unica azione nel corso dell’intero libro per poi assistere alle conseguenze e parlare con altri personaggi.

Il mio problema principale in “Navi in guerra” è che nel momento in cui Ona Sudak dà la sua direttiva all’Armata Marmorea gli sviluppi diventano piuttosto prevedibili. Quando viene liberata è in uno stato mentale che rende comprensibile il suo desiderio di redimersi ma le conseguenze della sua scelta estrema sembravano ovvie.

La sottotrama riguardante l’equipaggio della Lucy’s Ghost mi ha soddisfatto anche meno. Una storia di personaggi che devono affrontare creature mostruose non è esattamente originale e non avvertivo un attaccamento ad essi perciò non mi importava se fossero morti tutti. Alla fine, la parte interessante di questa sottotrama è legata a ciò che trovano nell’astronave aliena. Spero che ciò porti a sviluppi significativi nel prossimo libro della serie, anche perché espande ancora il livello della storia.

Ho apprezzato alcuni elementi di “Navi in guerra” ma il ritmo elevato secondo me non ne ha coperto di difetti. Se “Focolai di guerra” aveva un finale aperto per alcune parti della storia, questo seguito sembra in tutto e per tutto una parte di una storia più grande perciò se intendete leggerlo bisogna tener presente che è indispensabile continuare con il prossimo libro di questa serie.

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