
Il romanzo “Fellahin” (“Felaheen”) di Jon Courtenay Grimwood è stato pubblicato per la prima volta nel 2003. È il terzo romanzo della trilogia Arabesk e segue “Effendi“. Ha vinto il premio BSFA come miglior romanzo dell’anno. In Italia è stato pubblicato da Zona 42 nella traduzione di Chiara Reali.
Ashraf (Raf) al-Mansur si trova in una situazione in una situazione complessa dopo aver rinunciato a cariche importanti a El Iskandryia (Alessandria d’Egitto), nell’impero Ottomano. Come se non bastasse, viene compiuto un tentativo di uccidere l’Emiro di Tunisi, che ufficialmente è il padre di Raf anche se lui non l’ha mai incontrato.
Il capo della sicurezza dell’Emiro chiede a Raf di aiutarla a scoprire chi è il colpevole del tentato assassinio ma lui non crede che sia davvero suo padre e non vuole essere coinvolto. Tuttavia, finisce per essere attratto dagli eventi di Tunisi ma indaga a modo suo e ciò lo costringe a fare i conti con se stesso esplorando le varie facce della sua identità.
La trilogia Arabesk è un’ucronia in cui la guerra scoppiata nel 1914 non si è trasformata nella I Guerra Mondiale ma è terminata nel 1915. Una delle conseguenze della guerra limitata è che la Germania è rimasta una grande potenza e l’impero Ottomano non è mai crollato.
Gli eventi di “Fellahin” cominciano subito dopo quelli di “Effendi” con il protagonista alle prese soprattutto con problemi personali. Non ha bisogno di aggiungerne altri quando Eugenie de la Croix, capo della sicurezza dell’Emiro di Tunisi, chiede il suo aiuto per scoprire la verità dietro a un tentativo di assassinio. L’erede al trono Kashif Pasha sostiene che un gruppo ribelle è il responsabile ma lei non ne è convinta.
L’incontro di Ashraf Bey con Eugenie de la Croix è fondamentale perché la donna gli dice di poter provare che l’Emiro è realmente suo padre e che lei era presente nel periodo in cui ebbe una storia con la madre di Raf. Lei gli mostra anche una fotografia che ritrae i due ma assieme a loro c’è anche un altro uomo, quello che Raf ha sempre creduto che fosse suo padre perché è ciò che sua madre ha sempre sostenuto.
In sostanza, viene introdotto un elemento ambiguo ma ciò è tutt’altro che sorprendente perché nel corso della trilogia Jon Courtenay Grimwood ha spesso giocato con ambiguità fornendo pezzi di verità riguardo a vari misteri, tipicamente attorno al protagonista, che possono depistare il lettore. Lo stesso Raf è un mistero anche per se stesso e “Fellahin” è per certi versi è per certi versi il libro più introspettivo della trilogia perché il protagonista deve affrontare i misteri della propria mente.
Il viaggio di Raf a Tunisi per indagare sull’attentato all’Emiro diventa soprattutto un viaggio interiore in cui tenta di capire chi sia davvero in una situazione in cui non sempre ha il controllo di se stesso. In pratica, il giallo riguardante l’attentato è una scusa per sviluppare certi elementi del romanzo legati al protagonista.
Non è la prima volta che Jon Courtenay Grimwood usa la trama almeno parzialmente come base per raccontare soprattutto qualcosa sui personaggi e sui loro rapporti. La conseguenza è che alcune parti dell’intera trilogia che dovrebbero essere importanti finiscono per essere concluse frettolosamente.
In “Fellahin” il risultato è che Jon Courtenay Grimwood trascura alcuni personaggi, soprattutto Zara, e nella rete di rapporti quello tra Raf e il fratellastro Kashif Pasha è superficiale. L’autore ha scelto di sviluppare soprattutto Murad, il figlio minore dell’Emiro, e di dare maggior spazio a Hani, la nipotina di Raf cresciuta in un ambiente tutt’altro che normale.
Hani ha avuto i suoi momenti in tutta la trilogia Arabesk ma in “Fellahin” ce n’è uno all’inizio che riassume perfettamente il personaggio. Inizia un test di intelligenza ma si blocca su un quesito perché pensa che ci sia un trabocchetto con la conseguenza che finisce per fallirlo completamente. Quando, con sua sorpresa, le viene spiegato che non c’è alcun trabocchetto nei quesiti, riprova il test e ottiene risultati spettacolari.
I personaggi ben sviluppati sono certamente il punto forte di tutta la trilogia assieme all’ambientazione. L’impero Ottomano di quest’ucronia è affascinante e vivido nelle descrizioni dell’autore di città nordafricane in cui sono presenti molte etnie diverse, inclusi molti europei provenienti da varie nazioni.
Alla fine della trilogia Jon Courtenay Grimwood offre alcune rivelazioni con alcune sorprese ma rimangono ancora ambiguità e punti tutt’altro che chiari. Si tratta di un grande affresco con al centro la storia di un personaggio complesso che non ha una vera conclusione. Personalmente non sento il bisogno di avere spiegazioni complete ma forse l’autore ha esagerato con i depistaggi e le mezze verità.
Si potrebbe dire che Jon Courtenay Grimwood ha terminato la trilogia Arabesk come l’ha iniziata e che le ambiguità ne sono parte integrante. Leggere i tre libri in breve tempo può aiutare a non perdersi tra le complessità di una serie che ha elementi davvero intriganti. Se vi interessano i temi vi consiglio di leggerla tutta.
