Al di là del futuro o Dittatura 2200 di A.E. van Vogt

Al di là del futuro o Dittatura 2200 di A.E. van Vogt (edizione britannica)
Al di là del futuro o Dittatura 2200 di A.E. van Vogt (edizione britannica)

Il romanzo “Al di là del futuro”, conosciuto anche come “Dittatura 2200” (“Future Glitter”, conosciuto anche come “Tyranopolis”) di A.E. van Vogt è stato pubblicato per la prima volta nel 1973. In Italia è stato pubblicato come “Dittatura 2200” da Fanucci nel n. 13 di “Futuro. Biblioteca di Fantascienza” nella traduzione di Maurizio Gavioli e come “Al di là del futuro” da Libra Editrice nel n. 72 de “I Classici della Fantascienza” e da Mondadori nel n. 174 di “Urania Collezione” nella traduzione di Giuseppe Ferrara. Quest’ultima edizione disponibile anche in formato Kindle su Amazon Italia e Amazon UK e in formato ePub su IBS.

Tutto il mondo è sotto il dominio del dittatore Lilgin e dopo alcune generazioni il controllo della popolazione è totale grazie a un sofisticato sistema di sorveglianza di massa. Quando il professor Dun Higenroth inventa il Sistema Pervasivo, che permette a chiunque di comunicare a distanza senza bisogno di strumenti e di controllare i controllori, il regime è in pericolo.

Dun Higenroth sa che il regime farà di tutto per carpirgli i segreti del Sistema Pervasivo, anche estraendoli direttamente dal suo cervello. L’unica speranza per un futuro diverso è nascondere quei segreti in modo che un giorno possano essere utilizzati per rovesciare la dittatura.

Nel 1962 A.E. van Vogt aveva pubblicato il romanzo “The Violent Man”, ambientato nella Cina comunista dell’epoca. L’autore impiegò circa 8 anni per scriverlo e per documentarsi affermò di aver letto oltre 100 libri sulla Cina. Quel materiale gli fu utile per creare la dittatura in cui è ambientato il racconto “Perfetto futuro” (“Future Perfect)”, su cui è basato “Al di là del futuro” aggiungendovi qualche ispirazione a Stalin nella creazione del dittatore Lilgin.

Oggi i paralleli possono essere visti con la Corea del Nord estendendo quella dittatura a tutto il mondo. Si potrebbe dire che si tratta della dittatura finale in cui è stato stabilito un controllo assoluto della popolazione. Il regime è diventato talmente efficiente da riuscire a continuare a protrarsi per oltre un secolo eliminando ogni forma di opposizione, almeno fino all’invenzione del Sistema Pervasivo.

L’idea di base di “Al di là del futuro” è intrigante: in una situazione di sorveglianza di massa la soluzione per i cittadini è ribaltarla sorvegliando a loro volta i loro governanti. È un’idea proposta con diverse varianti anche in anni recenti in seguito alle polemiche sulla sorveglianza di massa sempre più pervasiva non nella Corea del Nord bensì nelle democrazie occidentali. Anche un altro scrittore di fantascienza, David Brin, ne ha parlato nel suo saggio “The Transparent Society” del 1998 e continua a proporre quel tipo di idea.

Nel mondo dipinto in “Al di là del futuro” questa possibilità di controllare i controllori non viene sviluppata usando gli stessi strumenti del regime ma nasce con un’invenzione fantascientifica. Il professor Dun Higenroth inventa il Sistema Pervasivo, un balzo in avanti nelle possibilità di comunicare a distanza, e scatena la reazione del regime.

Fin dall’inizio, A.E. van Vogt usa la storia legata al Sistema Pervasivo per descrivere i mezzi usati dal regime per mantenere il potere. Ciò viene fatto nel tipico stile dell’autore, con vari colpi di scena nel corso della trama. Questa è sempre stata la forza ma anche la debolezza di quest’autore, nel caso di “Al di là del futuro” secondo me non danno abbastanza forza.

L’inizio è intrigante, con l’annuncio di una decapitazione e della successiva estrazione di informazioni dal cervello della persona decapitata. Lo sviluppo della storia però mi è parso tra alti e bassi, con alcune idee interessanti ma non ben sfruttate. Tra gli elementi migliori ho trovato ad esempio le descrizioni di certi meccanismi del regime come l’uso delle donne, ridotte a oggetti con le ragazze più belle usate come premi per i servizi resi.

Il problema principale del romanzo è secondo me uno sviluppo troppo caotico. A.E. van Vogt è sempre stato uno scrittore che tendeva a scrivere in maniera disordinata, con trame che saltavano da un colpo di scena al successivo. Nelle sue opere migliori riusciva a mantenere un certo controllo generale ma “Al di là del futuro” non mi sembra proprio tra di esse.

È un peccato perché “Al di là del futuro” aveva un potenziale davvero buono che andava ben oltre i tanti colpi di scena presenti fino alla fine del romanzo. Se conoscete già un po’ di opere di A.E. van Vogt potete già avere un’idea di cosa aspettarvi. Se non lo conoscete, leggetelo se siete interessati alle idee contenute nel romanzo e pensate di poter reggere uno sviluppo caotico, il tutto senza troppe aspettative.

2 Comments


  1. Grazie della recensione, che mi elimina il dubbio di aver perso ormai troppi neuroni per leggere VanVogt?
    Sottoscrivo tutto e pottei aggiungere: “paradossalmente trattasi di romanzo che avrebbe avuto bisogno di un altro centinaio di pagine per sfruttare al meglio le sue idee potenziali”.
    Saluti

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    1. Purtroppo van Vogt aveva la tendenza a essere disordinato, soprattutto nelle opere dell’ultimo periodo della sua carriera. La lunghezza del romanzo è negli standard dell’epoca ma uno scrittore più ordinato avrebbe certamente potuto renderlo più lungo con uno sviluppo migliore.

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