
Il romanzo “The Last Dodo” di Jacqueline Rayner è stato pubblicato per la prima volta nel 2007. È al momento inedito in Italia.
Dopo una discussione sugli zoo, il Decimo Dottore e Martha Jones prendono ispirazione da una guida elettronica alle creature della Terra e decidono di andare alla ricerca di un dodo vivente. Il Dottore programma il Tardis per cercare un dodo ma i due viaggiatori finiscono in una sorta di museo degli ultimi esemplari di tutte le specie estinte.
Il loro arrivo non viene esattamente accolto bene perché vengono scambiati per ladri di esemplari. Da qualche tempo qualcuno sta rubando parecchi di essi e nessuno riesce a capire come. Pur essendo in un’area grigia dal punto di vista etico, il Dottore e Martha decidono di aiutare il museo a risolvere il mistero.
“The Last Dodo” fa parte di una collana di romanzi connessi alla nuova serie di “Doctor Who”. Essi sono orientati ad un ampio pubblico essendo abbastanza lineari da essere apprezzati anche da lettori molto giovani ma abbastanza sofisticati da poter interessare anche lettori più maturi.
Il dodo, nome scientifico Raphus cucullatus, era un uccello incapace di volare che viveva nell’isola di Mauritius e si estinse dopo la sua colonizzazione da parte degli europei. L’occupazione del suo habitat da parte degli umani fu almeno una delle cause della sua estinzione. La teoria riguardante la caccia attiva del dodo invece sembra infondata perché la sua carne era considerata tutt’altro che buona.
L’ultimo esemplare di dodo è centrale in questo romanzo in cui il Dottore programma il Tardis per localizzare un esemplare e finisce per portare Martha Jones in un museo che preserva gli ultimi esemplari delle specie estinte dell’universo. L’organizzazione che gestisce il museo ha i mezzi per scoprire quando una specie sta per estinguersi e andare a prelevare l’ultimo esemplare.
Il Dottore, che ha appena avuto una discussione sugli zoo con Martha, è tutt’altro che entusiasta dell’esistenza di un museo di quel tipo in cui gli ultimi esemplari sono preservati solo per essere esposti. Tuttavia, i due viaggiatori vengono scambiati per ladri in seguito a furti di varie creature esposte e il Dottore si trova a dover scegliere il minore dei due mali.
L’indagine sui furti da parte del Dottore e Martha è un modo per permettere a Jacqueline Rayner di sviluppare temi ecologisti. Alla fine di ogni capitolo c’è la scheda di una creatura vivente estinta nel passato o nel futuro e varie parti del romanzo includono questo tipo di temi.
A causa di questa scelta, la trama di “The Last Dodo” finisce per essere abbastanza essenziale e orientata al messaggio ambientalista. Non a caso, anche se il museo include creature di vari pianeti la storia è concentrata quasi totalmente su animali terrestri e per la maggior parte estinti o in via di estinzione a causa dell’intervento umano.
Per quanto riguarda la narrazione, “The Last Dodo” ha la particolarità di essere raccontato in parte in prima persona da parte di Martha e in parte in terza persona. Si tratta di una scelta “ibrida” che secondo me non è realmente riuscita, anche perché poteva essere un’occasione per approfondire il personaggio ma alla fine le parti raccontate da lei risultano generiche, senza realmente mostrare chi sia Martha.
Il personaggio di Martha Jones non è stato trattato benissimo nella nuova serie di “Doctor Who” ma ad altre compagne è andata anche peggio. Confesso che mi è venuto da ridere quando il Dottore ha chiamato l’ultimo esemplare di dodo Dorothea, un riferimento a quella che è forse la compagna più sfigata dell’intera saga.
Alla fine, “The Last Dodo” sembra più orientato a un pubblico adolescente o perfino più giovane che ha bisogno di una lezione di ambientalismo. Questa collana ha limitazioni di lunghezza ma secondo me Jacqueline Rayner poteva comunque sviluppare questo romanzo con un po’ più di sottigliezza. Così com’è, mi pare sufficiente ma nulla più perciò mi sento di consigliarlo solo a chi vuole avere la collezione completa e ai lettori più giovani.
