Stabilito il motivo per cui i satelliti Galileo lanciati lo scorso agosto sono finiti nell’orbita sbagliata

Due satelliti del sistema Galileo al decollo su un razzo vettore Soyuz ST-B/Fregat (Foto ESA/CNES/Arianespace - Optique du Video CSG P.Baudon)
Due satelliti del sistema Galileo al decollo su un razzo vettore Soyuz ST-B/Fregat (Foto ESA/CNES/Arianespace – Optique du Video CSG P.Baudon)

La commissione d’inchiesta indipendente incaricata di individuare le cause dell’anomalia nel lancio dei due satelliti della costellazione Galileo del 22 agosto 2014 ha annunciato le sue conclusioni. Sono state confermate le notizie non ufficiali arrivate alla fine di settembre che avevano incolpato un malfunzionamento nello stadio superiore Fregat del razzo vettore. Il congelamento dell’idrazina usata come propellente ha determinato l’impossibilità di inserire i satelliti nell’orbita corretta.

Nei giorni successivi al lancio, Arianespace, che l’ha gestito per conto dell’ESA, ha creato una commissione d’inchiesta indipendente assieme all’agenzia e alla Commissione Europea. Inizialmente, il lancio sembrava aver avuto successo ma nelle ore successive i due satelliti della costellazione Galileo, l’alternativa europea al sistema GPS, erano stati individuati in un’orbita diversa da quella programmata.

La commissione d’inchiesta ha stabilito che il razzo vettore Soyuz ha funzionato correttamente ed è il motivo per cui fino alla fine tutto sembrava andare bene. Il problema è stato individuato nell’ultimo stadio Fregat, quello utilizzato per le ultime manovre necessarie a un satellite per entrare nell’orbita corretta o anche ad una sonda interplanetaria per inserirsi nella traiettoria verso la sua destinazione.

Il Fregat è versatile e può essere usato in varie configurazioni, a seconda delle esigenze. Nel caso del lancio dei satelliti Galileo è stata usata la versione Fregat-MT ma la commissione d’inchiesta ha trovato un problema di progettazione che in quell’occasione ha causato il malfunzionamento.

Una tubatura di elio freddissimo passa vicino ad una di idrazina ed esse sono connesse alla stessa struttura di supporto, che è diventata un conduttore termico. Il risultato è stato che l’idrazina si è raffreddata fino a congelarsi e due propulsori hanno cessato di funzionare. La conseguenza è stato un errore nell’orientamento del Fregat e quindi l’inserimento dei due satelliti Galileo in un’orbita errata.

La vicinanza delle tubature di elio e idrazina è presente in altri Fregat perché la conduzione termica della struttura di supporto era stata trascurata. Questo tipo di problema non era mai avvenuto in precedenza perché dipende da vari fattori come il numero di accensioni dei propulsori e il tempo tra un’accensione e la successiva.

Secondo la commissione d’inchiesta, il problema è risolvibile facilmente e in tempi brevi. Per questo motivo, dovrebbe essere possibile procedere con un nuovo lancio nel dicembre 2014, che dovrebbe essere effettuato anch’esso su un razzo vettore Soyuz con uno stadio superiore Fregat-MT. Rimane il problema dei due satelliti nell’orbita sbagliata.

Le prime valutazioni effettuate dopo il lancio avevano fatto capire che sarebbe stato impossibile spostare i due satelliti Galileo nell’orbita corretta. Il problema maggiore è che la loro orbita è molto eccentrica e li porta fino alle face di van Allen, dove le radiazioni sono molto elevate. Anche se sono stati progettati per resistere alle radiazioni, una continua esposizione a livelli così elevati ne ridurrà la vita.

Alla fine di settembre, al 65° Congresso Internazionale Astronautico, Kristian Pauly, uno dei manager di OHB AG, uno degli appaltatori del progetto Galileo, si è detto ottimista sulle possibilità di aggiustare almeno in parte l’orbita dei satelliti. Rendendo la loro orbita meno eccentrica, potrebbe essere possibile utilizzarli. Sarebbe un bel risultato!

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