
Il romanzo “I cacciatori di incognite” (“Transcendence”, anche parte dell’omnibus intitolato “Transvergence”) di Charles Sheffield è stato pubblicato per la prima volta nel 1992. È il terzo libro dell’universo Heritage ed è il seguito di “Un mondo per gli artefici“. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1628 di “Urania” nella traduzione di Fabio Feminò. È anche disponibile in formato Kindle su Amazon Italia e Amazon UK
e in formato ePub su IBS.
Nota. Nelle traduzioni italiane dei romanzi dell’universo Heritage a volte viene usato il termine Costruttori e a volte il termine Artefici per indicare i misteriosi alieni che hanno costruito gli Artefatti. Qui uso il termine Costruttori perché è quello usato in prevalenza.
I feroci Zardalu sono tornati ma nessuno ci crede. Neppure le testimonianze di una stimata scienziata come Darya Lang, quella di un Consigliere e quella di un androide che non può mentire non vengono considerate. È necessario trovare prove schiaccianti perciò il gruppo eterogeneo che si è imbattuto in un gruppo di Zardalu in stasi intende scoprire dove sono finiti.
Nessuno ha mai saputo dove fosse Genizee, il mondo natale degli Zardalu, e nel corso dei millenni trascorsi da quando sono stati considerati estinti nessuno l’ha trovato. Nessuno però aveva informazioni come il gruppo che li ha incontrati e grazie ai nuovi dati viene individuata l’area di spazio dove trovare il pianeta. Il problema è che si tratta di una grossa anomalia spazio-temporale.
“Un mondo per gli artefici” era terminato con la scoperta da parte dei protagonisti che i terribili Zardalu non erano estinti. Ancora peggio, alcuni di loro erano di nuovo liberi con chissà quali conseguenze. Sono trascorsi parecchi millenni da quando varie specie schiave degli Zardalu si erano ribellate e pensavano di averli sterminati.
Ne “I cacciatori di incognite”, lo stesso improbabile gruppo di umani e alieni assieme all’androide E.C. Tally cerca di individuare il pianeta natale degli Zardalu per trovare le prove che sono tornati. Charles Sheffield non racconta il tentativo dei protagonisti di avvisare del pericolo imminente ma salta al momento in cui essi decidono di agire per conto loro dopo che le loro affermazioni sono state considerate assurde.
Un altro evento solo accennato a posteriori è il cambiamento avvenuto in uno dei protagonisti, Julius Graves. Per avere memorie aggiuntive, gli erano stati impiantati due emisferi cerebrali supplementari, che però avevano sviluppato una loro personalità autonoma, tanto che si faceva chiamare Steven. Julius e Steven hanno finito per integrarsi in una singola personalità, che si fa chiamare Julian.
All’inizio di “I cacciatori di incognite” Charles Sheffield ci aggiorna su queste novità tramite i protagonisti del romanzo ma ben presto l’azione terminata in “Un mondo per gli artefici” riprende. Mettendo assieme le informazioni raccolte nella loro avventura precedente, riescono a trovare l’area di spazio dove trovare Genizee, il pianeta natale degli Zardalu.
La nuova avventura dei protagonisti è pericolosa non solo perché dovranno avere a che fare con una specie assolutamente spietata ma anche perché dovranno viaggiare nella regione di spazio conosciuta come Anfratto di Torvil. Si tratta di un’enorme anomalia spaziale dove le leggi della fisica possono cambiare improvvisamente.
Dopo queste premesse, “I cacciatori di incognite” finisce per essere più che altro la storia di come i protagonisti devono affrontare ancora una volta gli Zardalu. C’è più azione rispetto al romanzo precedente perché creature che li vogliono uccidere e/o mangiare costituiscono un pericolo più immediato rispetto ad un’anomalia spaziale.
I protagonisti sono costretti a dividersi e soprattutto nella seconda parte de “I cacciatori di incognite” l’azione è a volte un po’ caotica. Ciò è inevitabile perché questo è pur sempre un romanzo ambientato nell’universo Heritage e su Genizee i protagonisti trovano più di quanto si aspettassero.
Nell’Anfratto di Torvil ci sono varie forze all’opera e ciò ha delle conseguenze. È inevitabile che ci sia un po’ di frammentazione nella narrazione degli eventi ma se il lettore vi presta un po’ di attenzione non è difficile capire cosa stia succedendo. Alla fine, i protagonisti ottengono nuove risposte ma anche qualche nuova domanda.
Per questi motivi, ne “I cacciatori di incognite” il ritmo è generalmente piuttosto elevato, più rapido che in “Un mondo per gli artefici”. In questo romanzo continua lo sviluppo dei personaggi perciò ad esempio Darya Lang non è più la professoressa in grado di gestire la ricerca solo esaminando documenti. Personalmente però mi sono presto annoiato per i continui tentativi di Louis Nenda di negare il suo interesse nei confronti di Darya ma è una questione di gusti.
Come i precedenti libri del ciclo Heritage, “I cacciatori di incognite” finisce lasciando aperti vari fili narrativi. Se i primi due romanzi vi erano piaciuti, secondo me vale certamente la pena di continuare perché questa ne è una degna continuazione.

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Ma quanti libri hai letto? 🙂
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Quest’anno ho superato i 2.800.
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