
Il romanzo “Balzo nell’Altrove” (“Transgalactic”) di James Gunn è stato pubblicato per la prima volta nel 2016. È il secondo libro della trilogia Transcendental e segue “Oltre l’ignoto“. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1689 di “Urania” nella traduzione di Francesca Noto.
Quando Riley si risveglia nella Macchina della Trascendenza, scopre di essere su un pianeta abitato da creature simili a dinosauri carnivori. Vi abita anche una specie senziente ma ciò che interessa maggiormente a Riley è che i costruttori della Macchina hanno lasciato un’astronave ancora funzionante. Assieme a uno dei nativi, parte alla ricerca di Asha.
Quando Asha si risveglia nella Macchina della Trascendenza, scopre di essere su un pianeta abitato da una specie umanoide che la tratta come una sorta di divinità. A lei interessa solo andarsene dal pianeta e per sua fortuna non è isolato ma c’è un’ambasciata Dorian. Asha convince l’ambasciatore locale a prestarle un’astronave e, assieme a uno dei nativi, parte alla ricerca di Riley.
In “Oltre l’ignoto”, James Gunn aveva presentato un universo narrativo pieno di specie senzienti, il mistero della trascendenza e un intrigo attorno al profeta della trascendenza. Per Riley e Asha, il pellegrinaggio alla ricerca della trascendenza era terminato con la scoperta di una Macchina che modifica chiunque vi entri, eliminando le loro imperfezioni fisiche e mentali.
“Balzo nell’altrove” segue in parallelo le avventure di Riley e Asha dopo che sono stati separati e inviati su pianeti lontanissimi. Il secondo libro di una trilogia è sempre quello critico perché deve sviluppare una storia iniziata nel libro precedente ma interrompendola per poter arrivare al finale nel libro successivo. In questo caso, mi è parso che perfino un vecchio maestro come James Gunn sia caduto nella trappola del libro di mezzo. La conseguenza è l’impressione che non sia riuscito a sviluppare abbastanza i pregi da far dimenticare i difetti.
Il primo problema è nella parte iniziale di “Balzo nell’altrove”, con Riley e Asha che si risvegliano su due pianeti diversi. Entrambi prendono contatto con una specie senziente nativa ed entrambi riescono ad abbandonare rapidamente il pianeta. Ciò che avviene su quei pianeti, con un periodo in cui hanno vissuto assieme ai nativi, potrebbe essere interessante ma non ci sono reali approfondimenti e viene dimenticato abbastanza rapidamente.
La storia segue i due protagonisti ma, dopo l’inizio del loro viaggio, ci sono un paio di capitoli raccontati dal punto di vista dei loro compagni di viaggio. Anche in questo caso, ciò potrebbe essere interessante ma rimane limitato a un singolo capitolo per ognuno di loro.
La seconda parte del romanzo è maggiormente legata alla grande storia che abbraccia l’intera trilogia con un viaggio che porta varie scoperte per i due protagonisti. Ci sono scoperte a livello personale ma nel caso di Riley, capire cosa ci sia dietro alla missione che gli era stata affidata nel pellegrinaggio fa parte del tentativo di capire situazioni molto più vaste legate a chi governa realmente l’umanità. È un elemento della trama che va oltre l’avventura spaziale ma l’ho trovato abbastanza prevedibile.
In “Balzo nell’altrove” c’è di buono che le avventure di Riley e Asha permettono al lettore di conoscere un po’ meglio quel futuro. Ciò significa avere nuove informazioni sugli sviluppi tecnologici, che includono l’intelligenza artificiale, e sulla società umana di quel futuro, con le sue luci ed ombre.
Il finale di “Balzo nell’altrove” include un’appendice che offre un colpo di scena che dovrebbe portare sviluppi nel terzo libro della trilogia Transcendental. Questo secondo libro mi è parso un passo indietro rispetto al primo come qualità, spero che nel terzo ci sia una ripresa per avere un finale forte di questa trilogia.
