Il DNA dei più antichi Homo sapiens europei conosciuti mostra un incrocio con i Neanderthal e discendenti asiatici

Un molare inferiore di uno degli umani moderni scoperti nella grotta di Bacho KiroUn articolo sulla rivista “Nature” riporta uno studio genetico su alcuni esseri umani che vissero nella grotta di Bacho Kiro, nell’odierna Bulgaria, i più antichi umani moderni finora datati con ragionevole certezza. Un team di ricercatori è riuscito a ottenere DNA dalle ossa disponibili, analizzato al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania. Il confronto con le caratteristiche genetiche delle odierne popolazioni europee e asiatiche mostra come quegli antichi umani si diffusero e che essi avevano alcuni antenati Neanderthal.

Nel corso degli anni ’70 del XX secolo, scavi condotti nella grotta di Bacho Kiro portarono alla scoperta di resti umani antichi che però andarono perduti. Nel 2015, nuovi scavi nelle stesse sezioni della grotta portarono alla scoperta di altri resti. In entrambi i casi, si trattava di frammenti di ossa e di denti e ciò rendeva difficile capire se si trattasse di Homo sapiens o di Neanderthal. Anche frammenti di manufatti sono stati scoperti nella stessa grotta e su tutti i reperti sono state effettuate datazioni. Il risultato è che la datazione al radiocarbonio indica che i resti hanno un’età tra 46.940 e 43.650 anni. I ricercatori sono riusciti a estrarre DNA e ciò ha permesso di effettuare un altro tipo di datazione che indica un’età tra 44.830 e 42.616 anni. Uno degli individui trovati apparteneva invece a una popolazione che visse in quell’area molto tempo dopo, circa 35.000 anni fa.

L’esame del DNA ottenuto per quella ricerca al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology è continuato per cercare di capire chi fossero questi antichi umani. Certe caratteristiche dei manufatti erano simili a quelle di altri attribuiti a popolazioni di Neanderthal ma il DNA degli abitanti della grotta di Bacho Kiro indica che si trattava di Homo sapiens. Ora questo nuovo studio genetico offre risposte più complesse.

Negli ultimi anni, c’è stato un grande sviluppo della paleogenetica, la branca della genetica che studia il DNA di specie estinte. Molti studi genetici e paleogenetici hanno trovato incroci tra diverse specie di ominini e anche gli Homo sapiens della popolazione più antica di Bacho Kiro avevano DNA contenente parecchi geni di Neanderthal. Secondo i ricercatori, le lunghe parti di DNA ereditato dai Neanderthal indicano che quegli antenati risalivano a tra cinque e sette generazioni prima.

L’immagine in alto (Cortesia MPI-EVA/ Rosen Spasov. Tutti i diritti riservati) mostra un molare inferiore di uno degli umani moderni scoperti nella grotta di Bacho Kiro. L’analisi del suo DNA mostra che uno dei suoi antenati entro la sesta generazione era un Neanderthal.

La scoperta di questo antico incrocio tra Homo sapiens e Neanderthal è solo l’ultimo dei tanti conosciuti oggi. Questa nuova scoperta suggerisce che gli incroci tra le due specie fossero comuni dopo l’immigrazione in Europa degli Homo sapiens. Il professor Svante Pääbo, che ha coordinato la ricerca genetica ed è uno dei più importanti paleogenetisti del mondo, ha spiegato che i risultati delle ricerche indicano che i primi umani moderni che arrivano nell’Eurasia si mescolarono frequentemente con i Neanderthal e solo successivamente l’arrivo di gruppi più grandi di umani moderni portò a una sostituzione dei Neanderthal.

Questo studio offre anche informazioni sulle parentele tra gli umani di Bacho Kiro e varie popolazioni odierne che vivono in Europa e, a sorpresa, ancor di più in Asia e in America. Assieme agli studi precedenti, aiuta a ricostruire la complessa storia dell’umanità, fatta di migrazioni e di incroci tra popolazioni, anche appartenenti a specie diverse.

Un momento degli scavi nella grotta di Bacho Kiro (Foto cortesia MPI-EVA/ Nikolay Zaheriev )
Un momento degli scavi nella grotta di Bacho Kiro (Foto cortesia MPI-EVA/ Nikolay Zaheriev )

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