Il DNA di un Neanderthal mostra le tracce di un’antichissima migrazione dall’Africa

Femore di Neanderthal (Foto cortesia Oleg Kuchar ©Museum Ulm)
Femore di Neanderthal (Foto cortesia Oleg Kuchar ©Museum Ulm)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive una ricerca genetica su un ominino europeo le cui ossa sono state trovate in Germania, nella grotta di Hohlenstein-Stadel. Quest’individuo ha circa 124.000 anni ed è un Neanderthal ma il suo DNA mitocondriale è diverso da quello degli altri della sua specie. Secondo i ricercatori del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, ciò indica un incrocio con ominini africani imparentati strettamente con l’homo sapiens.

Negli ultimi anni i grandi progressi della paleogenetica, una specializzazione riguardante il DNA di organismi antichi, anche estinti, stanno fornendo molti nuovi dati sugli ominini, che tassonomicamente costituiscono una tribù chiamata tecnicamente Hominini all’interno della famiglia degli ominidi che include le varie specie del genere Homo. Campioni di DNA del nucleo e mitocondriale stanno permettendo pian piano di capire le parentele tra le specie con la complicazione di vari incroci che ogni tanto vengono scoperti.

Secondo i risultati ottenuti sempre al Max Planck Institute in una precedente ricerca pubblicati sulla rivista “Nature” nel 2015, gli antenati dell’homo sapiens si siano separati da quelli dei Neanderthal e di un’altra specie chiamata Uomo di Denisova tra 550.000 e 765.000 anni fa. Queste due specie risultano strettamente imparentate ma un’altra ricerca basata sul DNA mitocondriale ha indicato che Homo sapiens e Neanderthal si sono separati “solo” 400.000 anni fa, insomma risultati apparentemente molto diversi.

Una delle ipotesi era che a un certo punto i Neanderthal si fossero incrociati con altri ominini geneticamente più simili all’Homo sapiens e questo sembra proprio il caso dell’individuo trovato nel 1937 nella grotta di Hohlenstein-Stadel e indicato come HST. Una datazione al radiocarbonio aveva dato risultati incoerenti, indicando possibili contaminazioni e che il femore esaminato potrebbe essere troppo vecchio per utilizzare quel tipo di datazione.

La datazione è avvenuta tramite una stima delle mutazioni del DNA mitocondriale a 124.000 anni. Non è certo che il ritmo delle mutazioni nei Neanderthal sia lo stesso degli umani moderni ma la stima dovrebbe avere almeno una discreta approssimazione. Ciò è importante perché HST visse circa 45.000 anni prima dell’arrivo dei primi Homo sapiens in Europa eppure il suo DNA mitocondriale ha caratteristiche ben diverse rispetto a quello degli altri Neanderthal testati. In effetti, una separazione tra le due linee genetiche secondo le stime è avvenuta almeno 220.000 anni fa.

Lo scenario che emerge da confronti genetici riguardanti 17 Neanderthal, 3 Denisova e 54 umani moderni è che ci sia stata una migrazione dall’Africa di un gruppo di ominini che si è incrociato con i Neanderthal. Ciò può essere avvenuto tra 220.000 e 470.000 anni fa con un picco di probabilità attorno a 270.000 anni fa.

Questa migrazione lasciò poche tracce genetiche che solo oggi sono state scoperte. I ricercatori sono in grado di dire che questi ominini africani erano strettamente imparentati con gli umani moderni ma non è chiaro a quale specie appartenessero. L’approssimazione nella stima del periodo di quella migrazione rende la ricerca più difficile.

Una delle conclusioni è che la migrazione abbia riguardato un gruppo relativamente piccolo di ominini. Invece la popolazione di Neanderthal era probabilmente più numerosa di quanto si pensasse perché ha assorbito quasi completamente i migranti in una sua parte limitata.

Il DNA mitocondriale può fornire informazioni limitate ma è più facile da recuperare rispetto a quello del nucleo perché è molto più piccolo ed è presente in più copie. Il Max Planck Institute è tra i più avanzati al mondo nel campo della paleogenetica se non il più avanzato ma recuperare DNA del nucleo da ossa così antiche può essere oggi impossibile.

Ulteriori indagini su questa migrazione di ominini dall’Africa richiederebbe anche materiale genetico di altri individui. Si tratta di un lavoro lungo che richiede anche un po’ di fortuna per trovare il DNA che serve agli scienziati ma questa ricerca ha aperto nuove possibilità di studi.

Possibile scenario di evoluzione e incroci tra specie umane (Immagine Annette Günzel, © MPI-SHH)
Possibile scenario di evoluzione e incroci tra specie umane (Immagine Annette Günzel, ©MPI-SHH)

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