
Il romanzo “Santa Muerte” (“Saint Death”) di Mark Dawson è stato pubblicato per la prima volta nel 2014 e in edizione italiana nel 2025 nella traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana. È il secondo libro della serie di John Milton e segue “Il Sicario“.
John Milton ha trascorso mesi spostandosi in giro per il Sud America senza mai fermarsi a lungo nello stesso posto perché cerca di evitare di essere trovato dal suo ex capo. Quando arriva a Ciudad Juárez, in Messico, si fa assumere come cuoco in un ristorante ma la sua ricerca di tranquillità dura poco.
Il tenente Jesus Plato è uno dei pochi poliziotti onesti di Ciudad Juárez ma non può fare molto per quanto riguarda il cartello della droga che controlla il traffico in città. Le attività criminali includono il rapimento di ragazze a scopo sessuale e due blogger cercano una sopravvissuta per rendere pubblica la storia. Finiscono nel mirino del cartello e del suo assassino più spietato, conosciuto come la Santa Morte.
Dopo essere sfuggito all’intelligence britannica, John Milton continua a cercare prima di tutto se stesso. “Santa Muerte” inizia con le informazioni essenziali sugli eventi che hanno portato John ad abbandonare la vita di assassino mandato a eliminare persone ritenute pericolose. Si tratta di informazioni utili a chi non ha letto “The Cleaner” ma non possono sostituire la lettura di quel romanzo, che fa capire pienamente l’inizio della storia del protagonista.
Mark Dawson continua il racconto dei tentativi di John Milton di crearsi una nuova vita e di fare ammenda per ciò che ha fatto. Quando uccideva qualcuno, si diceva di farlo per ragioni importanti ma anni di quella vita l’hanno portato a pensare di essere un mostro. Trovarsi in una città controllata da uno dei feroci cartelli della droga gli offre una prospettiva diversa.
Lo scopo di John Milton al suo arrivo a Ciudad Juárez era di mantenere un profilo molto basso, ben sapendo che il suo ex capo non avrebbe mai smesso di cercarlo. Le circostanze lo portano a diventare un giustiziere quando vede persone innocenti in pericolo e reagisce istintivamente scegliendo di aiutarle.
Azione, spesso intensa e di solito violenta, e introspezione sono intrecciate strettamente in questo romanzo. Secondo me Mark Dawson ha mantenuto un buon equilibrio tra questi due elementi narrativi, anche nello sviluppo di altri personaggi importanti. Il punto di vista di John Milton è quello principale ma ce ne sono anche altri che mostrano le scelte fatte da persone molto diverse, che vanno dai blogger che rischiano la vita per denunciare i crimini dei cartelli della droga all’assassino spietato soprannominato la Santa Morte, dal tenente Jesus Plato, che vorrebbe arrivare alla pensione senza troppi pericoli al cacciatore di taglie.
Credo che “Saint Death” funzioni grazie a questi elementi, i quali vengono sfruttati da Mark Dawson per andare oltre i cliché delle storie di giustizieri e di personaggi in cerca di redenzione. L’ispirazione a vere storie legate ai cartelli della droga aiuta a creare un senso di realismo. In questa cornice, l’autore mette la sua fantasia per creare una trama che mescola elementi di spionaggio legati ai tentativi del ramo dell’intelligence britannica per cui lavorava John Milton di trovarlo a quelli di storie d’azione legati alla situazione di Ciudad Juárez.
Per questi motivi credo che “Santa Muerte” funzioni bene nel continuare la storia di John Milton nella sua ricerca di una nuova vita in cui fare ammenda per le sue azioni passate. Questo romanzo fa parte di una serie con un finale che offre una conclusione alla trama e al tempo stesso lascia aperta la storia personale del protagonista a nuove avventure. Se vi piace il genere, ve ne consiglio la lettura.
