L’era del diamante di Neal Stephenson

L'era del diamante di Neal Stephenson
L’era del diamante di Neal Stephenson

Il romanzo “L’era del diamante” (“The Diamond Age”) di Neal Stephenson è stato pubblicato per la prima volta nel 1995. Ha vinto i premi Hugo e Locus. In Italia è stato pubblicato da Shake Edizioni nel n. 8 di “Cyberpunkline” e da Fanucci in “Narrativa”, in entrambi i casi nella traduzione di Giancarlo Carlotti.

John Percival Hackworth ha creato il Sussidiario Illustrato della Giovinetta per Lord Alexander Chung-Sik Finkle-McGraw, un ricco neovittoriano, che gliel’ha commissionato per offrire un’educazione migliore a sua nipote. Tuttavia, Hackworth ne ha fatto una copia illegale per sua figlia ma gli viene rubata da Harv, un bambino che appartiene alla classe più povera che la regala a sua sorella Nell.

Ciò che ha fatto Hackworth viene scoperto con varie conseguenze che coinvolgono anche altre persone, le quali hanno interessi diversi, anche legati ai diversi phylum a cui appartengono. Nell ha accesso a un livello di istruzione da cui le persone povere sono generalmente escluse ma sua madre rappresenta per lei una sorta di prigione che le impedisce di uscire dai bassifondi.

“L’era del diamante” è ambientato in un futuro in cui i progressi delle nanotecnologie hanno cambiato radicalmente la vita degli esseri umani, soprattutto di quelli che possono trarne vantaggio. Neal Stephenson include esplicite ispirazioni a persone che hanno condotte ricerche in quel campo mostrando le possibili conseguenze della diffusione capillare delle nanotecnologie. Un balzo in avanti dal punto di vista tecnologico non ha portato miglioramenti sociali e anzi le classi sociali sembrano diventate più rigide.

Le vecchie nazioni sono state soppiantate da gruppi tribali chiamati phylum. I neovittoriani costituiscono uno dei phylum mentre i Teta sono le persone che non appartengono ad alcun phylum e tendono a essere sul fondo della società. Nell è una Teta e non può aspettarsi niente di buono dalla vita dopo che suo padre muore e rimane con una madre snaturata ma suo fratello mette le mani su un nanocomputer che apre a Nell un mondo molto più vasto di quello che conosce.

La storia di Nell è per molti versi una storia di formazione che viene usata da Neal Stephenson per sviluppare i temi sociali, compresi quelli legati all’istruzione. Il Sussidiario mostra a Nell mondi fantastici che però includono versioni fiabesche del mondo reale che la aiutano a capirlo meglio. Ad esempio, nel mondo reale la madre di Nell suscita disprezzo per come si comporta ma la sua equivalente creata dal Sussidiario porta a suscitare pietà perché mostra come sia rinchiusa in una prigione mentale che lei stessa si è creata.

Alcune sottotrame seguono altri personaggi che tra le altre cose mostrano altri elementi di quel futuro. Un momento importante riguarda il giudice Fang che esamina secondo i suoi principi confuciani gli eventi che hanno portato Nell in possesso del Sussidiario. Le sue decisioni, anche successive, hanno conseguenze significative sulla trama e ciò significa anche su altri personaggi, perfino quando non viene in contatto diretto con loro.

Tutto ciò viene usato da Neal Stephenson per creare una storia che è un misto dickensiano-confuciano e le nanotecnologie sempre presenti con usi e ramificazioni e queste sono solo le basi. Storie di vari personaggi importanti si incrociano con quella di Nell ma secondo me la loro gestione costituisce uno dei problemi del romanzo. Le azioni di questi personaggi hanno un’influenza significativa su varie parti della trama ma a volte scompaiono per larghi tratti del romanzo. Ciò rende difficile seguire una grande storia che abbraccia molti anni.

Nei suoi romanzi, Neal Stephenson costruisce mondi complessi con storie intricate che usa per sviluppare vari temi. Tende anche a essere prolisso e caotico e “L’era del diamante” non fa eccezione con i tanti temi e le sottotrame che si snodano fino ad arrivare a una parte finale che ha momenti davvero sopra le righe. Succedono molte cose ma spesso il ritmo diventa lento perché l’autore si concentra su momenti di introspezione e riflessione. Ciò vale ancor di più per le avventure didattiche virtuali che Nell vive nel Sussidiario.

Capisco perché “L’era del diamante” abbia vinto i premi Hugo e Locus perché include anche il meglio della creatività di Neal Stephenson, applicata anche a temi tecnologici e soprattutto sociali molto importanti. Se pensate di riuscire a seguire i molti elementi di questo romanzo senza perdervi o sentirvi sommersi dalla complessità di tutto ciò, ve ne consiglio la lettura.

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