Il mondo della foresta di Ursula Le Guin

Il mondo della foresta di Ursula Le Guin (edizione americana)
Il mondo della foresta di Ursula Le Guin (edizione americana)

Il romanzo “Il mondo della foresta” (“The Word for World Is Forest”) di Ursula Le Guin è stato pubblicato per la prima volta nel 1972. Ha vinto il premio Hugo come miglior romanzo breve dell’anno. In Italia è stato pubblicato dall’Editrice Nord nel n. 62 di “Cosmo Argento”, all’interno del n. 6.34 di “Tascabili Omnibus” e nel n. 119 di “Narrativa Nord” e da Mondadori nel n. 140 dei “Classici Urania”, all’interno del n. 226 dei “Classici Urania” e in “Oscar Moderni” nella traduzione di Riccardo Valla.

Una spedizione terrestre è sul pianeta chiamato Athshe dagli umanoidi nativi e New Tahiti dagli aspiranti coloni che vogliono sfruttare le risorse offerte dalla foresta che lo ricopre. L’indole pacifica dei nativi, orientati all’introspezione e all’armonia con la natura, li ha resi facilmente schiavizzabili.

Il Capitano Davidson comanda un campo di boscaioli che sfrutta molti nativi. Si reca al quartier generale della colonia terrestre nella speranza di ottenere un incontro con una delle donne appena arrivate e quando torna al campo scopre che è stato devastato e gli umani sono stati uccisi. Viene aggredito dai nativi ma viene risparmiato da Selver, il leader nativo che gli dice di raccontare ai terrestri cos’è successo.

“Il mondo della foresta” fa parte del Ciclo dell’Ecumene, o Ciclo hainita, le cui opere sono generalmente indipendenti dato che normalmente sono ambientate su diversi pianeti in diverse epoche. Ursula Le Guin aveva già esplorato il rapporto tra la specie senziente che abita un pianeta e il proprio ambiente e in questo caso è un tema centrale che viene associato a quello dello sfruttamento delle risorse naturali.

Temi ecologici sono diventati importanti nella fantascienza degli ultimi anni al punto da portare alla creazione del sottogenere della fantascienza climatica. Negli anni ’70 erano temi scelti molto più raramente e Ursula Le Guin era molto avanti da quel punto di vista.

Nel futuro raccontato ne “Il mondo della foresta” le foreste della Terra sono state totalmente distrutte con la conseguenza che il legno è diventato prezioso. Per questo motivo, i terrestri vorrebbero sfruttare il pianeta che i nativi chiamano Athshe, un termine che significa foresta, a sottolineare la centralità della foresta per il pianeta e soprattutto per i suoi abitanti.

Ursula Le Guin venne influenzata dalla guerra nel Vietnam nelle descrizioni dei terrestri che vanno su un altro pianeta per sfruttarne usando qualsiasi mezzo le risorse e schiavizzando gli abitanti nativi. L’autrice riprodusse più volte situazioni della Terra del suo presente su altri pianeti, in questo caso nel colonialismo e militarismo dei terrestri. Il Capitano Davidson rappresenta il peggio dell’umanità con i suoi comportamenti abietti.

I nativi sono in un certo senso innocenti con la loro vita pacifica in armonia con la foresta e anche il loro linguaggio rispecchia la loro profonda relazione con il loro ambiente. È una relazione che esiste anche nei loro ritmi di sonno e sogno, che permettono di accedere attivamente al loro subconscio.

Le notevoli differenze nel modo di vivere di nativi e terrestri rendono le comunicazioni più difficili anche quando c’è una volontà di reciproca comprensione. Tuttavia, in genere, i terrestri sono interessati solo a sfruttare le risorse del pianeta che chiamano New Tahiti, compresi i nativi, che chiamano creechie in modo dispregiativo. Alla fine, i nativi imparano dalle violenze commesse dai terrestri e si tratta di lezioni di violenza e omicidio.

I mondi di Ursula Le Guin
I mondi di Ursula Le Guin

Il mondo della foresta” è davvero breve, al punto che venne premiato come romanzo breve. Definizioni a parte, rispetto agli altri capolavori di Ursula Le Guin, è molto intenso ma lascia meno spazio a sottigliezze e sviluppo dei personaggi, che nel caso degli umani vengono usati per rappresentare certi tipi di persone. L’autrice stessa si sentì quasi forzata e infelice per i toni della sua opera, derivanti soprattutto dalla reazione alla guerra in Vietnam. A decenni di distanza, credo che i temi inclusi siano più che mai importanti perciò la considero un’opera da leggere a prescindere dalle etichette di genere.

2 Comments


  1. L’anno di pubblicazione è il 1972 in Again, Dangerous Visions, non il 1967 (Dangerous Visions): vedi ISFDB. L’errore è anche nel Catalogo Vegetti.

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    1. Grazie per la precisazione! Avevo cercato le varie edizioni (eccetto l’ultima) sul catalogo Vegetti e ho copiato da lì anche l’anno di pubblicazione. Ho corretto l’articolo.

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