Una ricostruzione dell’Arthropleura, un antico millepiedi che poteva essere lungo oltre 2,5 metri

Una ricostruzione tridimensionale dell'esemplare catalogato come MNHN.F.SOT002123 di Arthropleura in una visione dorsale (A) e ventrale (B) assieme a viste del fossile (C, D). La barra è lunga 5 millimetri in A e B e 1 centimetro in A e B
Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati della ricostruzione del corpo e in particolare della testa di un’Arthropleura, un genere di millepiedi che visse tra 350 e 290 milioni di anni fa. Un team di ricercatori ha sottoposto alcuni dei fossili scoperti in Francia negli anni ’80 del XX secolo a una TAC che ha permesso di ottenere dettagli finora nascosti nella roccia e ricostruzioni tridimensionali. Si tratta di piccoli di Arthropleura e non è certo che avrebbero raggiunto gli oltre due metri e mezzo stimati per la loro lunghezza massima ma comunque offrono informazioni su questi miriapodi giganti. In un altro articolo pubblicato sulla stessa rivista, il paleobiologo James Lamsdell della West Virginia University descrive la storia degli studi di questi millepiedi.

L’immagine in alto (Cortesia Mickaël Lhéritier et al) mostra una ricostruzione tridimensionale dell’esemplare catalogato come MNHN.F.SOT002123 di Arthropleura in una visione dorsale (A) e ventrale (B) assieme a viste del fossile (C, D). La barra è lunga 5 millimetri in A e B e 1 centimetro in A e B.

I primi fossili attribuiti al genere Arthropleura sono stati descritti nel 1854 e sono tra i pochi artropodi che hanno stimolato la fantasia di persone fuori dal campo della paleontologia per le loro notevoli dimensioni. Tuttavia, a causa della frammentarietà dei fossili scoperti, ci sono state parecchie discussioni sulla loro classificazione all’interno del phylum degli artropodi, sulle loro parentele con gli odierni miriapodi e sulle loro caratteristiche anatomiche, anche riguardo alla classificazione dei fossili in diverse specie. La specie Arthropleura armata è quella generalmente accettata.

Negli anni ’80 del XX secolo, fossili di esemplari di piccoli di Arthropleura in eccellente stato di conservazione vennero scoperti in un giacimento vicino a Montceau-les-Mines, in Francia. Il problema era liberare esemplari lunghi pochi centimetri dalla roccia per esaminarne i dettagli senza danneggiarli. La tecnologia moderna ha permesso di aggirare questo problema.

Negli ultimi anni, l’applicazione di tecniche tomografiche sviluppate in campo medico adattate alla paleontologia è diventata sempre più comune. Nel caso dei fossili di piccoli Arthropleura, alcuni esemplari sono stati sottoposti a TAC e l’esemplare catalogato come MNHN.F.SOT002123 ha rivelato di avere una testa completa. L’immagine in basso (Cortesia Mickaël Lhéritier et al) mostra una ricostruzione tridimensionale di quest’esemplare in una visione dorsale (A), ventrale (B), da dietro (C) e frontale (D).

Il risultato degli esami dei fossili indica che in sostanza questi animali avevano il corpo di un millepiedi ma la testa di un centopiedi. Può sembrare una differenza da poco ma oggi questi artropodi fanno parte di quattro classi diverse. I ricercatori hanno offerto una loro interpretazione dei dati in relazione alle possibili parentele con i vari gruppi di miriapodi.

Questo studio ha riguardato esemplari di Arthropleura ancora molto piccoli perciò non è entrato nel merito delle dimensioni che potevano raggiungere. Secondo le stime, potevano avvicinarsi ai tre metri di lunghezza perciò si contendono il primato di più grandi artropodi mai vissuti con alcuni scorpioni di mare che vissero nei periodi Siluriano e Devoniano, quelli successivi ai periodi in cui visse l’Arthropleura.

Ci sono ancora domande in attesa di risposta su questi artropodi. Non sono stati trovati resti di cibo perciò non vi sono certezze sulla loro dieta. Non sono stati trovati resti del loro sistema respiratorio perciò rimane la possibilità che avessero un qualche tipo di polmoni che permetteva loro di raggiungere dimensioni ragguardevoli. All’epoca degli artropodi giganti, si stima che vi fosse molto più ossigeno nell’atmosfera, fino al 35%, ma certe specie sembrano comunque troppo grandi per sopravvivere senza un sistema respiratorio basato su polmoni.

L’Arthropleura viveva in foreste umide che si rimpicciolirono all’inizio del periodo Permiano, quando il clima diventò più secco. Il cambiamento di condizioni include una diminuzione dell’ossigeno nell’atmosfera che probabilmente fu cruciale nel determinare l’estinzione non solo di questi miriapodi ma anche di insetti giganti che vivevano sulla terraferma. Ricostruire quegli artropodi enormi rispetto a quelli odierni e gli ecosistemi in cui vivevano non è facile ma aiuta a capire le condizioni che esistevano in quel tempo così remoto.

Una ricostruzione tridimensionale di un esemplare in una visione dorsale (A), ventrale (B), da dietro (C) e frontale (D)

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