La città che siamo diventati di N.K. Jemisin

La città che siamo diventati di N.K. Jemisin
La città che siamo diventati di N.K. Jemisin (edizione americana)

Il romanzo “La città che siamo diventati” (“The City We Became”) di N.K. Jemisin è stato pubblicato per la prima volta nel 2020. È il primo libro della serie delle Grandi Città. Ha vinto i premi Locus e BSFA. In Italia è stato pubblicato da Mondadori in “Oscar Fantastica” nel n. 55 di “Urania Jumbo” nella traduzione di Alba Mantovani.

Varie persone scoprono di essere gli avatar di alcuni distretti di New York mentre un artista scopre di essere l’avatar dell’intera città dall’avatar di San Paolo. Alcuni tra loro vengono attaccati da mutaforma e strani tentacoli ma riescono a respingere quelle aggressioni.

Manny, l’avatar di Manhattan, viene affrontato da una donna misteriosa ma riesce a sconfiggerla grazie all’aiuto dell’avatar di Brooklyn. Attacchi di vario tipo seguono, non sempre diretti perché in certi casi sfruttano corruzione e gruppi fascisti.

Nota. Se tollerate solo storie con Veri Uomini e Vere Donne (qualunque cosa significhi), rigorosamente eterosessuali, preferibilmente bianchi, questo romanzo non fa per voi. Non provate neppure a leggerlo se non volete rischiare gravi danni alla vostra salute.

N.K. Jemisin è cresciuta in parte a New York, dove è tornata a vivere da adulta. La sua conoscenza della città e delle sue varie “anime” l’ha portata a scrivere quella che per certi versi è una celebrazione almeno di certe parti di New York.

Nelle sue opere, N.K. Jemisin ha spesso mescolato generi e sottogeneri e “La città che siamo diventati” non fa eccezione. Viene generalmente etichettato come urban fantasy e in effetti l’idea principale degli avatar di città e distretti di New York e dei loro poteri appartiene a questo genere. Tuttavia, il concetto di multiverso e l’influenza lovecraftiana aggiungono elementi di fantascienza e perfino horror.

Si dice che le città abbiano una loro personalità e in questo caso ciò è una verità letterale che si manifesta in avatar dalle sembianze umane. La dimensione cittadina o distrettuale è profondamente intrecciata con quella degli individui umani in una storia in cui l’autrice espone in modo anche molto esplicito varie brutture a livello sociale.

I protagonisti appartengono tipicamente a minoranze, che si tratti di razza, orientamento sessuale o altro. Le loro esperienze sono probabilmente ispirate a quelle che N.K. Jemisin ha avuto direttamente o che le sono state raccontate. Un’eccezione è la famiglia Houlihan, di origine irlandese, in cui la vita della giovane Aislyn è segnata dalla presenza a dir poco ingombrante di un padre con atteggiamenti fascistoidi.

La scelta dell’autrice secondo me costituisce sia la forza che la debolezza del romanzo. Ciò perché l’ho trovato spettacolare nel mostrare le vite e le esperienze dei protagonisti con tanti spunti di riflessione che offrono ma proprio per questo il ritratto di New York ne esce limitato e con ben poche sottigliezze. Forse una conoscenza approfondita della città e dei suoi abitanti aiuta a capire meglio certe parti e andare oltre quelli che possono sembrare stereotipi.

La città che siamo diventati” non è un romanzo che si legge per la trama, a volte vaga e a volte funzionale allo sviluppi dei temi, a cominciare da quelli sociali. Non è decisamente una storia d’azione e il ritmo tende a essere proprio lento. La donna che incarna il Nemico è un personaggio piattissimo, con la conseguenza che ho trovato l’elemento di orrore cosmico tutt’altro che efficace. Alla fine, è un romanzo da leggere per chi è interessato alla storia di un gruppo di personaggi che, nella loro diversità che rappresenta varie anime della città, si uniscono per salvare New York.

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