Il grande contagio di Charles Eric Maine

Il grande contagio di Charles Eric Maine
Il grande contagio di Charles Eric Maine

Il romanzo “Il grande contagio” (“The Darkest of Nights”, conosciuto anche come “Survival Margin”, ripubblicato in un’edizione revisionata come “The Big Death”) di Charles Eric Maine è stato pubblicato per la prima volta nel 1962. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nei nn. 300 e 632 di “Urania”, nel n. 46 dei “Classici Urania”, nel n. 72 di “Urania Collezione” e in “Oscar Bis 1+1” nella traduzione di Andreina Negretti.

Per la dottoressa Pauline Brant dell’Organizzazione Internazionale Ricerche Virus (O.I.R.V.) il ritorno a Londra dopo un lungo periodo di lavoro trascorso a Tokyo è complicato. Il virus Hueste ha una mortalità del 50% e si sta diffondendo per tutta l’Asia con il serio rischio che arrivi anche in altri continenti perché è molto contagioso. Pauline deve anche affrontare la sua situazione personale con il marito Clive, che ha già cominciato una relazione con un’altra donna considerando il loro matrimonio finito.

In molte nazioni le autorità cominciano a censurare le notizie riguardanti il virus Hueste mentre preparano rifugi sotterranei dove isolare persone selezionate. Clive Brant cerca di raccogliere informazioni sulla situazione internazionale ma i viaggi sono sempre più difficili. Nonostante la censura, la gente scopre che i posti nei rifugi sono stati assegnati con favoritismi nei confronti dei politici e cominciano le rivolte.

Il genere catastrofico era già un classico nella letteratura quando Charles Eric Maine sviluppò l’idea de “Il grande contagio” e anche il crollo della civiltà umana in seguito a una pandemia era già stato raccontato. In questo caso, il tema è sviluppato in un modo molto realistico attraverso le storie di una coppia il cui il matrimonio è giunto al capolinea ma il divorzio viene ostacolato dalla diffusione di un virus letale che porta il caos in Inghilterra. Attraverso il lavoro giornalistico di Clive e quello medico di Pauline, l’autore offre diversi punti di vista sugli eventi che pian piano travolgono il mondo. I ruoli di media e dei medici vengono visti dalla prospettiva di singole persone che tutto sommato sono comuni.

I toni del romanzo diventano sempre più cupi e drammatici man mano che la situazione si evolve. Ci sono medici che lottano per salvare la gente ma emergono soprattutto egoismi e istinti negativi. I politici impongono censure per evitare il panico mentre cercano di salvare se stessi e le loro famiglie isolandosi dalla popolazione ma ciò finisce per innescare rivolte.

La visione complessivamente cupa della natura umana in uno scenario apocalittico è decisamente brutale. Ciò disturba perché l’idea che la civiltà costituisca solo lo strato superficiale dell’umanità e che possa svanire rapidamente è plausibile. Nella parte iniziale del romanzo sembra tutto molto familiare, comprese certe reazioni umane che rendono gli sviluppi tutt’altro che sorprendenti.

Clive Brant è il personaggio che rispecchia maggiormente la natura umana, con i suoi pregi e soprattutto con i suoi difetti. Spesso egoista, porta avanti le sue ambizioni in modo a volte cinico, eppure è capace di prendere decisioni che vanno oltre il suo tornaconto. Anche nel migliore dei casi tende a essere una sorta di lupo solitario e se collabora con altre persone in genere è proprio il caso in cui ha un tornaconto.

Lo stile di Charles Eric Maine, con il racconto del crollo della civiltà provocato soprattutto da egoismi e opportunismi, aiuta a mantenere un cinico realismo ne “Il grande contagio”. Alcune parti sono datate, ad esempio oggi fa sorridere pensare a riprese televisive in bianco e nero, ma per molti versi la storia rimane plausibile. Leggendola oggi, è impossibile non fare un paragone con la situazione attuale pensando a certe reazioni violente e irrazionali di fronte a un virus a bassa mortalità e a norme di sicurezza facili da mantenere.

Le caratteristiche de “Il grande contagio” l’hanno fatto diventare un classico della fantascienza apocalittica e del romanzo catastrofico in generale, al di là del genere. Per questo motivo, nonostante l’età credo che valga ancora la pena di leggerlo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *