
Il romanzo “La terra infranta” (“Hearts, Hands and Voices”, pubblicato negli USA come “The Broken Land”) di Ian McDonald è stato pubblicato per la prima volta nel 1992. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 11 di “Urania Jumbo”.
Mathembe Fileli vive con la sua famiglia nel villaggio di Chepsenyt, dove c’è pace nonostante le differenze religiose e politiche esistenti tra gli abitanti. Quando però essi offrono rifugio ad alcuni ribelli che combattono contro l’Impero Oltre il Fiume, non riescono a mantenere la cosa segreta e truppe imperiali arrivano e incendiano l’intero villaggio, costringendo gli abitanti alla fuga.
Solo la testa rimane del nonno di Mathembe e la ragazza la porta via con sé, perché è ancora viva, nel suo viaggio alla ricerca di una nuova casa e del resto della sua famiglia, da cui è rimasta separata. In un impero in decadenza, un viaggio del genere è pericoloso perché nonno e nipote rischiano di avere problemi sia con le autorità che con i ribelli.
Ian McDonald è cresciuto a Belfast con un padre scozzese e una madre irlandese perciò ha conosciuto fin dall’infanzia i conflitti religiosi e politici in uno dei periodi più drammatici dell’Irlanda del Nord. Ciò ha influenzato profondamente la sua visione di quei conflitti e anche del colonialismo dato che si è fatto una visione della sua terra come di una società post-coloniale. “La terra infranta” è ambientato in un lontanissimo futuro in un luogo con caratteristiche più simili all’Africa ma non è un caso che in uno dei primi romanzi di quest’autore quei temi legati anche all’Irlanda del Nord siano centrali.
Come Ian McDonald fu testimone del conflitto nordirlandese, Mathembe Fileli si trova a essere testimone di conflitti religiosi e politici in un impero che sembra tutt’altro che solido. In realtà le informazioni che vengono fornite sui vertici di quell’impero sono limitate perché la storia viene raccontata dal punto di vista di una persona comune.
In quel futuro vengono utilizzate biotecnologie avanzatissime che permettono di generare organismi con caratteristiche precise tramite ingegneria genetica ma anche strutture organiche di altro genere, edifici compresi. Gli esseri umani sono però rimasti sostanzialmente gli stessi con le stesse emozioni e, purtroppo, la stessa tendenza al tribalismo che porta a divisioni con successivi conflitti.
L’incipit di “La terra infranta” illustra l’uso di biotecnologie nella famiglia di Mathembe Fileli, con il nonno la cui testa era stata attaccata a un albero dopo la sua morte, permettendole di continuare in qualche modo a vivere, il padre che allevava boveicoli, animali creati tramite ingegneria genetica per essere usati come una sorta di camion organici, e la madre che usava l’ingegneria genetica in vari modi utili per il loro villaggio.
La presenza di riferimenti a biotecnologie è continua e contribuisce a formare l’ambientazione fantascientifica, ma non vengono forniti dettagli del loro funzionamento. A Ian McDonald questi elementi interessano come strumento da usare per sviluppare la trama e i temi della storia. La scelta dell’autore è dovuta al fatto che questo non è un romanzo di fantascienza “hard”, anzi a volte sembra quasi una fiaba nonostante gli eventi drammatici. Quest’impressione è dovuta anche allo stile molto raffinato, con parti che hanno una costruzione tale che in lingua originale suonano quasi come una melodia.
“La terra infranta” è un romanzo complesso per i temi difficili al centro di una trama piuttosto frammentata con tanti eventi che si intrecciano in modo non lineare. I personaggi vanno e vengono e perfino Mathembe mi ha dato più volte l’impressione di essere una testimone di quegli eventi, a volte in modo indiretto ascoltando i racconti altrui, che la protagonista.
Complessivamente, “La terra infranta” è un romanzo che sviluppa temi molto importanti con un ritmo di solito lento. Ian McDonald offre motivi di speranza per quel futuro ma si tratta decisamente di un futuro nato nel dolore. Per questi motivi, lo consiglio soprattutto a chi è interessato ai temi del romanzo per rifletterci sopra, anche rileggendolo per coglierne meglio i tanti dettagli.
