
Avviso. Questa recensione contiene molti spoiler sulla seconda stagione della serie “Westworld – Dove tutto è concesso”!
Il 24 giugno (il 25 giugno in Italia) è terminata la seconda stagione della serie “Westworld – Dove tutto è concesso”.
La serie è ispirata al film “Il mondo dei robot” (“Westworld”) del 1973, scritto e diretto da Michael Crichton. La storia era basata sul tema già classico allora della macchina che si ribella agli esseri umani, in questo caso in un parco dei divertimenti futuristico. Nel film, all’origine della ribellione c’erano vaghe informazioni riguardanti un malfunzionamento con la possibile presenza di un virus, nella serie la questione è molto più complessa, legata all’autocoscienza nei robot.
La prima stagione di “Westworld – Dove tutto è concesso” è terminata con il caos nell’enorme parco dei divertimenti in cui è ambientata. I visitatori umani che partecipavano a quelli che sono sostanzialmente giochi di ruolo assieme ai residenti, robot costruiti per essere il più possibile simili agli umani, sono diventati vittime reali quando i residenti hanno cominciato a ucciderli. Tra le vittime ci sono anche Robert Ford, il creatore del parco, e vari membri del consiglio di amministrazione della Delos, l’azienda proprietaria del parco.
Nella prima stagione vediamo alcuni dei residenti nella loro evoluzione che li porta verso l’autocoscienza. Questo tema, intrecciato con quello riguardante il rapporto tra creatore e creatura, è la base che offre la possibilità di sviluppare un mix di introspezione, vari elementi filosofici e intrigo. I colpi di scena finali hanno lasciato varie questioni aperte per allargare i temi della serie.
Il cast della seconda stagione di “Westworld – Dove tutto è concesso” è costituito da:
- Evan Rachel Wood (foto ©Gage Skidmore) nel ruolo di Dolores Abernathy
- Thandie Newton (foto ©Ministry Of Stories) nel ruolo di Maeve Millay
- Anthony Hopkins nel ruolo di Robert Ford
- Ed Harris nel ruolo di William, o l’Uomo in Nero
- Jeffrey Wright nel ruolo di Bernard Lowes
- James Marsden nel ruolo di Teddy Flood
- Ingrid Bolsø Berdal nel ruolo di Armistice
- Luke Hemsworthy nel ruolo di Ashley Stubbs
- Sidse Babett Knudsen nel ruolo di Theresa Culle
- Simon Quarterman nel ruolo di Lee Sizemore
- Rodrigo Santoro nel ruolo di Hector Escaton
- Angela Sarafyan nel ruolo di Clementine Pennyfeather
- Shannon Woodward nel ruolo di Elsie Hughes
- Ben Barnes nel ruolo di Logan
- Clifton Collins Jr. nel ruolo di Lawrence
- Tessa Thompson nel ruolo di Charlotte Hale
- Zahn McClarnon nel ruolo di Akecheta
- Katja Herbers nel ruolo di Emily
- Talulah Riley nel ruolo di Angela
La seconda stagione mantiene lo stile della prima, con una narrazione frammentata su diverse linee temporali, per sviluppare i temi che nella prima stagione erano secondari se non solo accennati. C’è meno filosofia e più intrigo con al centro fin dall’inizio una progressiva scoperta di vari piani che danno un senso ben più ampio all’esistenza del parco.
I primi episodi in particolare non sono sempre facili da seguire proprio a causa di queste novità. Le quest iniziate da Dolores e Maeve alla fine della prima stagione costituiscono le sottotrame più lineari, quelle riguardanti le attività della Delos vengono invece rivelate un po’ alla volta, come anche i reali piani di Robert Ford.
Rimane l’introspezione, legata soprattutto alle motivazioni dei vari personaggi. Il contrasto tra creatore e creatura rimane in particolare nelle azioni dei gruppi guidati da Dolores e Maeve ma per molti versi il confine diventa sempre più sfocato. La crescente capacità da parte di Maeve di controllare altri residenti, gli esperimenti attorno a James Delos con il loro legame alle ossessioni di William e altro ancora mostrano in vari modi i temi principali della seconda stagione.
Anche riguardo alle vicende nel parco, c’è un allargamento oltre Westworld, la sezione che riproduce il vecchio West. Nella sezione che riproduce il Giappone dei samurai, Maeve e altri residenti che la seguono incontrano quelle che sono le loro versioni adattate a quell’ambientazione.
Per un po’ quella sottotrama è basata su un gioco di specchi che ha una serie di connotazioni drammatiche perché Maeve rivive nel suo alter-ego la propria separazione dalla figlia. Allo stesso tempo c’è un elemento buffo perché mostra come quei residenti siano stati creati riciclando codice già utilizzato perché ci sarebbe voluto troppo tempo per creare personaggi originali.
Forse le sottotrame includevano fin troppi temi per ottenere una narrazione bilanciata e non è sorprendente che non tutti abbiano avuto una conclusione bensì alcuni colpi di scena che servono a stuzzicare gli spettatori pensando alla terza stagione. La prima stagione era molto cerebrale ma paradossalmente più semplice perché la seconda ha sviluppato vari piani da parte delle fazioni in azione rendendo parti della trama fin troppo contorte.
La narrazione su diverse linee temporali era stata utile nella prima stagione per comprendere i vari passaggi dello sviluppo dei residenti “speciali”, nella seconda stagione a volte ha aggiunto complessità in modo forse eccessivo. Forse se ne sono resi conto anche nel team di produzione e nel lunghissimo episodio finale hanno aggiunto un mini-riassunto di alcuni momenti importanti dal punto di vista di Bernard per aiutare gli spettatori a capire la cronologia.
Nella seconda stagione la morte di vari personaggi è diventata normale ma uno dei temi è proprio il tentativo di superare in qualche modo la morte. La conseguenza è che a volte la serie è brutale ma l’impatto drammatico è limitato. Rimane secondo me interessante tutto ciò che c’è dietro alle vicende del parco e nella seconda stagione alcuni temi sono ispirati al film “Futureworld – 2000 anni nel futuro” (“Futureworld”) del 1976, il seguito de “Il mondo dei robot”.

Complessivamente, questa seconda stagione di “Westworld – Dove tutto è concesso” mi è parsa un po’ caotica e quindi non sempre equilibrata nello sviluppo dei vari elementi e delle varie sottotrame. Credo che sia stata comunque molto buona e gli ultimi colpi di scena, compreso quello dopo la sigla finale (per fortuna anche se per me erano le 4.30 di mattina ho guardato tutto fino alla fine!), offrono spunti intriganti per la terza stagione.

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