
Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive lo studio dei resti fossili di un pulcino che visse circa 127 milioni di anni fa e morì poco dopo la nascita. Un team di ricercatori guidato dal dottor Fabien Knoll dell’Università di Manchester ha esaminato quest’esemplare appartenente al gruppo degli enantiorniti, uccelli primitivi che vissero nel periodo Cretaceo. Il suo scheletro quasi completo ha permesso di analizzare la struttura e lo sviluppo delle sue ossa ottenendo nuovi dati sugli uccelli primordiali.
L’esemplare, catalogato come MPCM-LH-26189, è stato trovato nel giacimento di Las Hoyas in Spagna. Questo sito è datato al Cretaceo inferiore e vi sono stati trovati fossili in eccellente stato di conservazione, soprattutto dinosauri ma anche alcuni enantiorniti (Enantiornithes). Il pulcino consiste in uno scheletro quasi completo e anche alcuni tessuti molli perché in quel tipo di giacimento anch’essi riescono a fossilizzarsi almeno parzialmente.
Quest’esemplare è uno dei più piccoli fossili di uccelli dell’era Mesozoica scoperti finora con una lunghezza inferiore ai 5 centimetri e un peso stimato attorno ai 10 grammi nel breve periodo in cui era vivo. Ciò che lo rende straordinario è il fatto che morì in un momento fondamentale, poco dopo la nascita, quando era ancora in atto l’ossificazione, cioè il processo di sviluppo delle sue ossa. Il suo studio può fornire informazioni importanti su quel pulcino e in generale sugli uccelli primitivi.
Il dottor Fabien Knoll ha spiegato che la diversificazione evolutiva degli uccelli ha prodotto una vasta gamma di strategie di cura dei neonati e importanti differenze nella loro velocità di sviluppo. La conseguenza è che analizzare l’ossificazione dell’esemplare MPCM-LH-26189 può fornire informazioni su una serie di tratti evolutivi, ad esempio se poteva volare o aveva bisogno di cure parentali.
I ricercatori hanno sfruttato la radiazione di sincrotrone (o luce di sincrotrone) per effettuare un’analisi spettroscopica estremamente accurata dei resti fossili. Tre diversi sincrotroni in Francia, Regno Unito e USA hanno permesso di ottenere dettagli a livelli inferiori al micron, un millesimo di millimetro, uno dei casi sempre più numerosi in cui tecnologie molto avanzate vengono sfruttate nel campo della paleontologia.
L’immagine in alto mostra uno dei risultati dell’analisi spettroscopica con la mappa del fosforo contenuto nel fossile accanto a una sua fotografia. L’immagine in basso mostra una possibile ricostruzione del pulcino con il suo profilo nel cerchio confrontato con uno scarafaggio. Non sono state trovate tracce del piumaggio perciò quella parte è frutto di un’ipotesi basata su altri enantiorniti.
Per quanto riguarda lo scheletro del pulcino, l’analisi dei resti ha mostrato che al momento della sua morte era costituito ancora soprattutto da cartilagine. Ciò significa che la sua specie poteva volare solo dopo un certo periodo, quando l’ossificazione veniva completata e le loro ossa diventavano solide.
Non è chiaro quanto i pulcini della sua specie fossero dipendenti dai loro genitori. Anche oggi ci sono varie strategie di cura dei neonati e tra le specie in cui essi sono molto dipendenti da quelle cure e le specie in cui i neonati hanno già una certa indipendenza ci sono molte vie di mezzo. Ciò rende difficile chiarire le strategie di specie estinte.
Nonostante i dubbi ancora esistenti, lo studio di questo pulcino è molto interessante. La sua specie visse in un’epoca in cui c’erano ancora i dinosauri eppure molte caratteristiche erano già quelle degli uccelli odierni. All’inizio del periodo Cretaceo c’erano dinosauri piumati e uccelli che mostrano una notevole diversificazione di un gruppo di dinosauri che i paleontologi stanno pian piano ricostruendo.

