Le stelle del silenzio di Edmond Moore Hamilton

La trilogia di Morgan Chane il lupo dei cieli di Edmond Moore Hamilton
La trilogia di Morgan Chane il lupo dei cieli di Edmond Moore Hamilton

Il romanzo “Le stelle del silenzio” (“The World of the Starwolves”) di Edmond Moore Hamilton è stato pubblicato per la prima volta nel 1968. È il terzo libro della trilogia di Morgan Chane e segue “I mondi chiusi“. In Italia è stato pubblicato dalla Libra Editrice in “Mondi di Domani” e all’interno del n. 29 de “I Classici della Fantascienza”, da Fanucci all’interno del n. 4 de “I Classici della Fantascienza e della Fantasy”, dall’Editrice Nord all’interno del n. 178 di “Cosmo Oro” e da Mondadori all’interno del n. 179 di “Urania collezione”. Quest’ultima edizione è disponibile anche in formato Kindle su Amazon Italia e Amazon UK e in formato ePub su IBS.

John Dilullo si sta godendo la vita nella sua Brindisi dopo aver fatto il mercenario per decenni quando Morgan Chane arriva e gli propone di recuperare gemme dal valore inestimabile conosciute come i Soli Che Cantano. A Dilullo l’idea sembra folle perché a rubarli sono stati Lupi dei Cieli, i più feroci pirati dello spazio.

Morgan Chane spiega a Dilullo che i Soli non sono su Varna, il pianeta natale dei Lupi dei Cieli, perché a loro non interessa l’arte bensì il loro valore perciò li venderanno separatamente. Dilullo si convince a tentare un’ultima missione prima di ritirarsi definitivamente ma si rivelerà ben più complessa del previsto.

“Le stelle del silenzio” è la terza avventura di Morgan Chane, il Lupo dei Cieli costretto a scappare dai suoi compagni di saccheggi dopo aver ucciso uno di loro. Nei romanzi precedenti aveva lavorato con John Dilullo, un comandante mercenario che l’aveva salvato solo per poterlo sfruttare come membro del suo equipaggio col quale nel tempo si era instaurato un rapporto di reciproco rispetto.

Morgan Chane è cresciuto sul pianeta Varna, dove la gravità è molto elevata perciò i suoi abitanti sviluppano capacità fisiche molto superiori a quelle dei terrestri e sono i pirati più feroci dello spazio. È uno dei personaggi inventati da Edmond Hamilton, che scriveva space opera del tipo classico, molto avventuroso in cui i personaggi erano spesso secondari.

Nella trilogia di Morgan Chane lo sviluppo dei personaggi è a livelli superiori rispetto agli standard dell’era in cui Edmond Hamilton aveva cominciato la sua attività. Almeno i protagonisti hanno uno sviluppo e una loro evoluzione nel corso dei romanzi che rispecchia il passare del tempo.

Nel primo romanzo John Dilullo era già un mercenario anziano che stava cercando di compiere gli ultimi lavori mantenendo la reputazione che si era costruito nel corso del tempo. Ne “Le stelle del silenzio” si è ritirato da quell’attività ed è tornato a vivere nella sua natia Italia quando Morgan Chane gli propone di guidare un’altra missione.

Anche rapporti tra i due uomini si sono evoluti ma rimangono sempre abbastanza complicati. Morgan Chane è figlio di terrestri ma è cresciuto tra i Lupi dei Cieli e come loro è amorale mentre John Dilullo si è sempre posto problemi morali anche mentre lavorava come mercenario. Per questo motivo, i due hanno imparato a rispettarsi ma finiscono spesso per discutere perché hanno idee diverse sul modo di agire.

Ne “Le stelle del silenzio” un elemento importante è anche la nostalgia del pianeta Varna da parte di Morgan Chane. Recuperare i Soli Che Cantano significherebbe guadagnare una ricompensa enorme ma le motivazioni che lo spingono a tentare quell’impresa sono piuttosto complesse.

Questi sviluppi dei protagonisti rafforzano quella che rimane comunque una grande avventura spaziale. Recuperare i Soli Che Cantano è un’impresa difficile e rischiosa e si rivela piena di insidie impreviste. Edmond Hamilton dà il suo meglio nel raccontare una storia piena di azione con tanti colpi di scena in cui i protagonisti si trovano ad avere contatti con varie società su pianeti diversi.

La trilogia di Morgan Chane fu un prodotto del periodo maturo di Edmond Hamilton in cui l’autore incluse molti temi della space opera classica sviluppandoli ben oltre i livelli tipici dei decenni precedenti. Il sense-of-wonder rimane fondamentale e le trame sono lineari in storie brevi per gli standard attuali ma questo è il meglio della space opera classica e per questo motivo secondo me vale ancora la pena di leggerla.

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