
Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’aplofrentide (Haplophrentis carinatus) e in generale del gruppo degli ioliti, o iolitidi, animali vissuti durante il periodo Cambriano, a partire da 530 milioni di anni fa circa. Un team di ricercatori dell’Università di Toronto ha raccolto le prove che questi animali sono imparentati con i brachiopodi (phylum Brachiopoda), invertebrati marini che esistevano già a quell’epoca di cui alcune specie esistono anche oggi.
L’aplofrentide era uno dei tanti animali vissuti nel Cambriano ben diversi da quelli odierni ma non è certo il più strano di tutti. Era per molti versi simile a un mollusco per la sua lunga conchiglia conica ma nella parte anteriore aveva due strutture ricurve laterali che forse usava come stabilizzatori mentre si muoveva e per ancorarsi al fondo marino. Queste strutture erano presenti solo in alcune specie appartenenti al gruppo degli ioliti.
Gli ioliti erano molto piccoli, non più lunghi di qualche centimetro ma moltissimi esemplari sono stati trovati nell’Argillite di Burgess, uno dei più straordinari depositi di fossili del mondo. Nonostante ciò, la loro classificazione e le parentele con altri gruppi di animali ha suscitato notevoli discussioni tra i paleontologi. Forse erano animali bentici, cioè abitanti dei fondali marini, ma un grosso problema finora era che i reperti fossili mostravano il loro aspetto esterno ma non la loro anatomia interna.
La scoperta di nuovi esemplari di ioliti nell’Argillite di Burgess potrebbe risolvere la questione perché anche parte dei loro tessuti molli si è fossilizzata. Si tratta di un evento eccezionale che si è verificato grazie alle condizioni di quell’area, che erano favorevoli a una fossilizzazione così completa.
Joseph Moysiuk, che ha diretto questa ricerca, ha ricevuto il premio Best Poster al meeting della Paleontological Association tenuto in Francia il mese scorso nonostante sia ancora uno studente. Si tratta di un grande risultato dovuto al fatto che ha offerto una soluzione a un mistero che dura da molti decenni pensando che l’aplofrentide venne descritto per la prima volta alla fine dell’800.
Studiando i nuovi esemplari di ioliti, Joseph Moysiuk e il suo team hanno potuto esaminare la loro struttura anatomica di alimentazione. Hanno potuto così scoprire che si tratta di una fila di tentacoli flessibili che si estendono a partire dalla bocca, che è contenuta nella cavità tra le valve superiore e inferiore. Solo i brachiopodi hanno una struttura di alimentazione chiusa tra valve di quel tipo.
Questa scoperta rappresenta un forte indizio che i brachiopodi e non i molluschi sono i parenti più stretti degli ioliti. Suggerisce anche che gli ioliti si nutrivano di materiali organici sospesi nell’acqua come i brachiopodi odierni, che trascinano nella loro bocca usando i loro tentacoli.
Questa ricerca ha forse messo fine a tante discussioni sulla classificazione degli ioliti. Molte creature vissute nel Cambriano sono ancora difficili da classificare ma la scoperta di nuovi fossili e l’adozione di nuove tecnologie per esaminarli possono essere di grande aiuto ai paleontologi.

