L’uomo di Marte o Sopravvissuto – The Martian di Andy Weir

L'uomo di Marte, conosciuto anche come Sopravvissuto - The Martian, di Andy Weir (Edizione britannica)
L’uomo di Marte, conosciuto anche come Sopravvissuto – The Martian, di Andy Weir (Edizione britannica)

Il romanzo “L’uomo di Marte”, conosciuto anche come “Sopravvissuto – The Martian”, (“The Martian”) di Andy Weir è stato pubblicato per la prima volta nel 2011. In Italia è stato pubblicato da Newton Compton Editori in “Nuova narrativa Newton” e in “eNewton Narrativa” nella traduzione di Tullio Dobner.

Quando una tempesta colpisce l’area attorno al MAV (Mars Ascending Vehicle) con venti che superano i suoi limiti di tolleranza, l’equipaggio della missione Ares 3 è costretto a lasciare il pianeta Marte pochi giorni dopo l’atterraggio. Durante l’evacuazione, l’astronauta Mark Watney viene colpito da un’antenna e i sensori della sua tuta spaziale vengono messi fuori uso. I suoi colleghi lo credono morto e sarebbe troppo pericoloso andare a controllare il corpo di persona perciò decollano lasciandolo sul pianeta rosso.

In realtà, Mark Watney era solo svenuto ma è ancora vivo. Quando si risveglia, scopre di essere rimasto da solo su Marte senza neppure la possibilità di avvisare i suoi colleghi o il centro controllo missione della NASA perché il sistema di comunicazione è stato distrutto dalla tempesta. Come sopravvivere fino alla prossima missione su Marte, prevista fra quattro anni?

La prima edizione de “L’uomo di Marte” venne autopubblicata da Andy Weir come ebook ottenendo un successo straordinario. A quel punto, firmò un contratto con un editore e il romanzo venne pubblicato nei canali regolari anche in versione cartacea. Il successo portò anche all’adattamento cinematografico intitolato “Sopravvissuto – The Martian” uscito nel 2015. Questa recensione riguarda il romanzo, non il film.

La storia inizia con l’evacuazione dell’avamposto su Marte da parte della missione Ares 3 e l’incidente che quasi uccide un membro dell’equipaggio, Mark Watney, ingegnere meccanico e botanico della spedizione. Creduto morto, l’astronauta viene abbandonato sul pianeta rosso e deve tentare di sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi con le attrezzature rimaste dopo la partenza dei suoi colleghi.

Andy Weir è un informatico che ha studiato con attenzione tutti gli argomenti tecnico-scientifici legati alla storia di Mark Watney e ciò si vede fin dall’inizio del romanzo. Tutta l’avventura del protagonista è sviluppata cercando di mantenerla totalmente realistica: ci sono tecnologie più sviluppate rispetto a quelle attuali ma si tratta di perfezionamenti di quelle esistenti oggi perciò il lettore può provare la sensazione di leggere una possibile cronaca piuttosto che una storia di fantascienza.

È grazie a questo realismo che l’anno scorso l’agenzia spaziale tedesca DLR ha creato una mappa topografica dell’area di Marte in cui Mark Watney vive la sua avventura. Siccome le annotazioni collegate al romanzo costituiscono spoiler ho preferito limitarmi a linkarla invece di riprodurla in quest’articolo.

Un esempio del realismo della storia si vede quando Mark Watney fa i suoi piani per cercare di sopravvivere e decide di coltivare patate sviluppando più del previsto un esperimento previsto durante la missione Ares 3. Quest’idea si basa su un reale progetto della NASA, che proprio recentemente ha annunciato che intende sperimentare quel tipo di coltivazione in laboratorio simulando le condizioni marziane.

Questo è solo un esempio ma Andy Weir presta molta attenzione ai dettagli tecnico-scientifici dell’avventura di Mark Watney. Il protagonista cerca di ristabilire le comunicazioni con la Terra recuperando il lander Pathfinder e il rover Sojourner e le operazioni della NASA dopo aver scoperto che Watney è vivo sono descritte con la stessa cura.

La bravura di Andy Weir sta nella sua capacità di basare fortemente il suo romanzo su moltissimi elementi tecnico-scientifici senza renderli troppo pesanti. L’autore riesce a spiegare tutto in termini semplici rendendo la storia comprensibile anche a chi non ha particolari conoscenze di quegli argomenti.

L’elemento de “L’uomo di Marte” che non mi è piaciuto è la caratterizzazione di Mark Watney. Il comportamento del protagonista è praticamente sempre sopra le righe dando alla storia un tono da commedia quando dovrebbe trattarsi invece del dramma di un uomo che rischia di morire in qualsiasi momento.

Posso capire che in quella situazione per Mark Watney essere un po’ pazzo sia l’unico modo per mantenere la propria sanità mentale. Dal lato pratico, chiedersi perché Rosco non vada a cercare i cugini Duke alla loro fattoria invece che inseguirli inutilmente per le strade di Hazzard vuol dire non chiedersi quale apparecchiatura indispensabile per sopravvivere rischia di guastarsi per prima. Il problema è che il suo comportamento è sempre quello.

Nella storia di un astronauta bloccato su Marte che cerca disperatamente di sopravvivere per un lungo periodo mi aspettavo tanti approfondimenti psicologici. Stiamo parlando di un uomo che rischia più volte di morire perché la situazione lo costringe a prendersi vari rischi e ha solo contatti molto limitati con il resto dell’umanità.

La storia di Mark Watney è raccontata in prima persona sotto forma di diari della missione. Anche per questo motivo, il suo modo di esprimersi risulta bizzarro. È comprensibile che nella sua situazione non sia particolarmente formale ma anche dopo aver ripristinato le comunicazione con la Terra continua a esprimersi in maniera decisamente pittoresca.

Diciamo che i personaggi non sono l’elemento migliore de “L’uomo di Marte”, che effettivamente è una storia di sopravvivenza basata soprattutto sullo sviluppo della trama. Purtroppo il modo in cui il romanzo è scritto l’ha reso per me molto interessante dal punto di vista tecnico ma non mi ha trasmesso alcun senso del dramma.

Per questi motivi, alla fine “L’uomo di Marte” mi ha dato sensazioni davvero ambivalenti. Il successo del romanzo mostra che la maggioranza dei lettori non ha avuto lamentele per quelli che considero difetti. Se per voi non sono un problema probabilmente vi piacerà.

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