Una simulazione del tribrachidio mostra la complessità dell’ecosistema di oltre 500 milioni di anni fa

Fossile di Tribrachidium heraldicum
Fossile di Tribrachidium heraldicum

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” descrive una simulazione al computer effettuata per capire meglio come mangiasse il tribrachidio (Tribrachidium heraldicum) (foto ©Aleksey Nagovitsyn), una creatura vissuta circa 555 milioni di anni fa. I risultati rivelano che già in quell’epoca così antica c’era una complessità nell’ecosistema formato dai primi organismi complessi maggiore di quanto si pensasse.

Il tribrachidio è una creatura ancora piuttosto misteriosa vissuta durante il periodo Ediacarano, tra 635 e 542 milioni di anni fa. Fossili di questa creatura marina con una lunghezza tra i 3 mm e i 5 cm sono stati trovati per la prima volta proprio nel giacimento di Ediacara, in Australia, che dà il nome al periodo e successivamente in Canada e in Russia.

Il periodo Ediacarano precede l’esplosione del Cambriano, dove ci fu un’enorme diversificazione tra le forme di vita. I primi fossili di quella che viene chiamata fauna di Ediacara, o biota di Ediacara, sono stati trovati alla fine del XIX secolo ma si tratta di organismi così diversi da quelli attuali da rendere difficile capire se si tratti di antenati di quelli successivi o se si tratti di uno o anche più phylum oggi estinti. Secondo alcune interpretazioni non si tratta neppure di animali.

La differenza tra il tribrachidio e gli attuali animali si vede immediatamente per la sua simmetria tripartita, sconosciuta nei phylum esistenti oggi. Per questo motivo, è stato difficile per i paleontologi capire come vivesse questa creatura. Un team di scienziati ha usato una simulazione fluidodinamica per capire come mangiasse.

Questa tecnica informatica è usata nel campo dell’ingegneria ad esempio per studiare l’aerodinamica di aeroplani o edifici ma solo recentemente è stata applicata per la prima volta nel campo della paleontologia. Può sembrare un’applicazione curiosa ma simulare il flusso dell’acqua attorno a un modello virtuale di tribrachidio ha aiutato a capire come mangiasse.

Lo studio ha mostrato che il tribrachidio si nutriva rimanendo sospeso in acqua di qualcosa che galleggiava su di essa. È un modo di nutrirsi che finora era sconosciuto in organismi così antichi rivelando una complessità maggiore di quella che era finora conosciuta. L’applicazione di tecnologie informatiche finora usate in campi completamente diversi sta aiutando anche i paleontologi a capire finalmente organismi antichissimi e diversissimi da quelli attuali.

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