La pesatura dell’anima di Clelia Farris

La pesatura dell'anima di Clelia Farris
La pesatura dell’anima di Clelia Farris

Il romanzo “La pesatura dell’anima” di Clelia Farris è stato pubblicato da Kipple Officina Libraria nella collana Avatar e da Deleyva Editore in e-book nella collana “Future Fiction”, disponibile su Amazon Italia e Amazon UK. Ha vinto il Premio Kipple 2010.

Naïma è una hedja, cioè fa parte del corpo di polizia delle Due Terre. Improvvisamente il Capitano Larissa le comunica che è diventata parte dei Sette, una squadra d’elite con compiti speciali. I Sette non si limitano a indagare sugli omicidi ma se riescono a trovare il colpevole entro 24 ore possono invocare i Giudici dei Morti e ottenere la resurrezione della vittima in cambio della vita del colpevole.

La situazione tra i Sette non è facile, non solo per come lavorano ma anche perché Naïma è stata ammessa nella squadra dopo la morte di uno dei membri avvenuta in circostanze non del tutto chiare. Le cose si fanno ancor più difficili dopo che i Sette apparentemente risolvono un omicidio salvo poi scoprire che avevano incolpato la persona sbagliata. Ulteriori indagini riveleranno che il caso è molto più complesso del previsto con pesanti conseguenze non solo per i Sette.

“La pesatura dell’anima” è un giallo in tutto e per tutto visto che i protagonisti sono poliziotti che indagano su un omicidio ma l’ambientazione rende questo romanzo davvero particolare e anche difficile da inquadrare. La storia ha luogo in Egitto ma non quello che conosciamo bensì un Egitto alternativo perciò si tratta di un’ucronia e quindi di fantascienza. Nel romanzo c’è però anche una componente fantasy con la presenza di divinità egizie.

Il risultato è un romanzo che forse è meglio non tentare neppure di inquadrare. È unintrigante commistione di generi con un giallo ambientato in un Egitto che si è avvantaggiato della mancata nascita di Roma e della sua potenza. Lì si mescolano elementi soprannaturali legati all’antica religione con modernissime biotecnologie.

È in quest’affascinante Egitto alternativo che presta servizio Naïma. La sua vita cambia radicalmente quando viene assegnata alla squadra dei Sette. Un posto si è liberato quando uno dei membri della squadra si è suicidato ma i suoi colleghi hanno vari dubbi sulla sua fine e questo è un elemento importante nella trama.

Per Naïma le cerimonie del serdab, dove vengono giudicate le anime, sono particolarmente traumatiche. La giustizia molto rapida amministrata dai Sette rischia di diventare giustizia sommaria e proprio un caso di omicidio finito male per la squadra porta a scontri di potere anche a livello politico.

Alla fine, “La pesatura dell’anima” è molto più di un giallo che usa elementi di fantascienza e fantasy perché Clelia Farris dà molto spazio ai problemi politici, sociali e religiosi di quell’Egitto alternativo senza trascurare il lato tecnologico. Le complessità della trama si intrecciano con le complessità di una società che è cambiata molto nei secoli eppure per molti versi è ancora legata all’antica religione.

Per aiutare il lettore ed evitare di gettarlo “senza rete” nella trama del suo romanzo, Clelia Farris l’ha arricchito con un’introduzione, un glossario di termini egiziani e un’appendice con approfondimenti su alcuni elementi presenti nel romanzo che secondo me è meglio leggere all’inizio.

Nonostante questi aiuti, a volte la narrazione è appesantita da alcune scelte linguistiche che dovrebbero aiutare a entrare nell’ambientazione esotica ma secondo me finiscono più che altro per creare confusione. Un altro difetto è che in alcuni punti la narrazione diventa frammentata a causa del cambio di punto di vista. “La pesatura dell’anima” segue soprattutto la vicenda di Naïma ma in varie occasioni segue altri personaggi. In alcune occasioni c’è un cambio di punto di vista multiplo che è molto rapido con il rischio di creare un po’ di confusione.

Secondo mi si tratta degli unici veri difetti in un romanzo in cui generalmente Clelia Farris riesce a fornire molte informazioni sull’Egitto alternativo tramite dettagli ben inseriti nella narrazione. Il lettore può quindi godersi un’immersione in questi luoghi esotici e a volte esoterici.

Per questo motivo, il ritmo della storia tende a essere abbastanza elevato, con indagini che vengono condotte soprattutto sul campo, non in un ufficio, offrendo quindi parecchia azione. I personaggi sono abbastanza ben sviluppati anche se l’impressione è che il romanzo sia più orientato alla trama.

Complessivamente, secondo me “La pesatura dell’anima” è decisamente un buon romanzo che mi fa sperare che Clelia Farris scriva altre storie ambientate in quell’Egitto alternativo. Dato che si tratta di un mix di generi, può piacere a tutti.

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