Una nuova ricerca fornisce una stima della plastica che finisce negli oceani

Spazzatura che si accumula a Kamilo Beach nelle Hawaii
Spazzatura che si accumula a Kamilo Beach nelle Hawaii

Secondo uno studio descritto in un articolo pubblicato sulla rivista “Science”, tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate di plastica sono state gettate negli oceani nel 2010 da persone che vivono entro 50 chilometri dalle coste. Nel corso di quell’anno, un totale di 275 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono stati generati in 192 nazioni costiere.

Questa ricerca è stata condotta da un gruppo di ricercatori al National Center for Ecological Analysis and Synthesis guidato da Jenna Jambeck, assistente professore di ingegneria ambientale al College of Engineering dell’Università della Georgia. I ricercatori hanno dato un’occhiata ai detriti che entrano negli oceani dalla terraferma, dai mari e da altre fonti.

Lo scopo era quello di creare un modello per ognuna delle fonti e dopo le prime stime grezze è emerso che i rifiuti gestiti male e i rifiuti solidi dispersi erano quelli che contribuivano maggiormente. Partendo da quelle basi, i ricercatori si sono concentrati sulla plastica.

Kara Lavender Law, una professoressa ricercatrice della Sea Education Association, con sede in Massachusetts, ha spiegato che per la prima volta è stata effettuata una stima della quantità di plastica che entra negli oceani in un certo anno. Ciò ha permesso di iniziare la creazione di un modello per analizzare i flussi di rifiuti nelle nazioni del mondo per permettere a chiunque di adattarlo. Esso può essere usato anche per supportare la creazione di possibili strategie per trovare una soluzione al problema.

Questa non è la prima ricerca riguardante la plastica negli oceani: uno studio pubblicato l’anno scorso si era concentrato su cinque “isole” di plastica che si è accumulata in altrettante aree degli oceani. Anche in quel caso, le cifre sulla quantità di plastica erano impressionanti e davano un’idea della gravità del problema ma anche del fatto che le misurazioni sono approssimative.

La professoressa Jenna Jambeck ha fatto notare che anche la ricerca che ha guidato dà un senso di quanto hanno bisogno di trovare negli oceani per arrivare al totale della plastica presente. La sua collega Kara Lavender Law ha ricordato i progressi dell’ingegneria ambientale con tecnologie per il riciclaggio e la gestione dei rifiuti ma esse non sono disponibili in tutto il mondo.

La gestione dei rifiuti solidi come quelli di plastica ha spesso una bassa priorità ma gli effetti a lungo termine potrebbero essere molto negativi. Quando la plastica entra nella catena alimentare diventa un grosso problema anche per gli esseri umani. È banale dire che servono maggiori sforzi nella gestione di questi rifiuti sia a livello locale che globale ma proprio per questo dovrebbe esserci maggior consapevolezza di un problema che sta diventando sempre più grave.



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