
Avviso. Questa recensione contiene molti spoiler sulla quarta stagione della serie “The Walking Dead”!
Il 30 marzo (il 31 marzo in Italia) è terminata la quarta stagione della serie “The Walking Dead”.
Dopo la terza stagione, che ha avuto nuovi record di audience, la quarta stagione è stata prodotta e trasmessa con lo stesso formato: 16 episodi dei quali 8 sono stati trasmessi nell’ottobre / dicembre 2013 e gli altri 8 nel febbraio / marzo 2014, ancora con straordinari risultati di audience. La serie è stata già rinnovata ed è stato annunciato anche uno spinoff, che dovrebbe debuttare nel 2015.
La terza stagione era stata costruita sull’ostilità crescente tra il gruppo di Rick, che aveva occupato la prigione, e quello di Woodbury, comandato dall’ambizioso e spietato Governatore. La quarta stagione comincia dopo la caduta di Woodbury e conclude l’arco narrativo della prigione nella prima metà della stagione per poi offrire episodi più introspettivi nella seconda metà.
Il cast della quarta stagione di “The Walking Dead” è costituito da:
- Andrew Lincoln (foto ©Angela George) nel ruolo di Rick Grimes
- David Morrissey nel ruolo del Governatore
- Danai Gurira nel ruolo di Michonne
- Steven Yeun nel ruolo di Glenn
- Norman Reedus nel ruolo di Daryl Dixon
- Michael Rooker nel ruolo di Merle Dixon
- Chandler Riggs nel ruolo di Carl Grimes
- Melissa McBride nel ruolo di Carol Peletier
- Lauren Cohan (foto ©Gage Skidmore) nel ruolo di Maggie Greene
- Scott Wilson nel ruolo di Hershel Greene
- Emily Kinney nel ruolo di Beth Greene
- Chad L. Coleman nel ruolo di Tyreese
- Sonequa Martin-Green nel ruolo di Sasha
- Lawrence Gilliard, Jr. nel ruolo di Bob Stookey
La quarta stagione inizia parecchi mesi dopo il tentativo del Governatore di attaccare la prigione. Rick ha rinunciato a essere il leader e le decisioni vengono prese da un piccolo gruppo di persone mentre per un po’ la vita continua in maniera quasi normale. Ovviamente, tale situazione non continua a lungo.
Questo arco narrativo mostra tutti i pregi e i difetti di “The Walking Dead”. Vari personaggi continuano a essere sviluppati mostrando le loro reazioni a varie avversità. Nel caso del gruppo della prigione, che include varie persone arrivate da Woodbury, si tratta non solo degli erranti ma anche di un’epidemia di una specie di influenza. Nel caso del Governatore, sopravvissuto alla caduta di Woodbury, si tratta di un viaggio che è anche interiore. Il problema è in certe trame, soprattutto quelle legate al Governatore.
Dopo la caduta di Woodbury, il Governatore se n’è andato assieme a due scagnozzi, che l’hanno abbandonato dopo un po’. Un po’ di introspezione ci può stare, il problema è quello che gli succede dopo. Mentre cerca un rifugio in un edificio, si imbatte nella famiglia Chambler, idioti di un livello tale che non aveva neppure capito come uccidere definitivamente un errante e nonostante ciò erano sopravvissuti. Ciò è tanto più incredibile pensando che il padre è ammalato.
Quando alla fine il padre muore, il resto della famiglia se ne va con il Governatore e dopo un po’ incontrano uno dei suoi vecchi scagnozzi, che nel frattempo era diventato il capo di un altro gruppo. Questo sono idioti più o meno quanto i Chambler visto che vivevano in una sorta di campeggio, con scarse protezioni contro gli erranti.
Per il Governatore è un gioco da ragazzi diventare il nuovo capo del gruppo e convincere tutti che gli abitanti della prigione sono cattivi e sarà facile conquistarla, anche grazie al loro carro armato. Ovviamente, avendo un mezzo pazzo a guidare un gruppo di idioti, il risultato non può essere che morte e distruzione.
Questa prima parte di stagione sembra una riflessione sulla natura umana e sul livello intellettuale dell’umano medio e le conclusioni da trarre sono davvero negative. O forse gli sceneggiatori non sono stati in grado di inventare qualche trama più brillante con personaggi un po’ più svegli.
Intendiamoci, ci sono stati momenti di azione intensa e altri di tensione, episodi in cui è tornato fortemente in risalto il tema della sopravvivenza. Sono stati affrontati alcuni nuovi temi come i pericoli di malattie e anche i problemi quotidiani come quello di coltivare il cibo. Il problema è che a volte le trame mi sono parse davvero carenti.
In ogni caso, il cliffhanger di metà stagione consiste nella fuga dalla prigione dei sopravvissuti della battaglia. La seconda metà della quarta stagione è costituita da episodi focalizzati su piccoli gruppetti di persone dal ritmo generalmente lento. Personalmente, ho li ho trovati passabili con solo qualche momento forte.
Francamente, in certi momenti ho avuto l’impressione che gli sceneggiatori dessero il pubblico per scontato e si limitassero a scrivere qualunque cosa per riempire il tempo. “The Walking Dead” è ormai un fenomeno mediatico e non solo una serie televisiva perciò è possibile che i produttore ritengano che non sia necessario impegnare risorse nelle sceneggiature.

In queste storie spesso mediocri, brilla l’episodio 4×14 “Il bosco” (“The Grove”). Lizzie, una ragazzina proveniente da Woodbury, aveva già dato alcuni segni di squilibrio e in questo episodio li mostra tutti. Questa si che è una scelta coraggiosa, soprattutto quando Carol è costretta a uccidere Lizzie perché pensa di non avere altra scelta, anche per proteggere la piccola Judith.
Negli ultimi episodi, l’attenzione è concentrata in particolare su Terminus, un presunto rifugio che pubblicizza la sua esistenza con vari cartelli piazzati vicino alla ferrovia. Appare anche un altro gruppetto di sopravvissuti la cui strada si incrocia con quella di Rick e di Daryl ma alla fine viene liquidato rapidamente.
Parecchi dei protagonisti arrivano a Terminus che, non sorprendentemente, si rivela essere una trappola e ci sono vari indizi sul fatto che i suoi abitanti siano cannibali. L’ultimo episodio porta verso un grande cliffhanger perciò è impossibile giudicare quest’arco narrativo. Fra sei mesi, con l’inizio della quinta stagione di “The Walking Dead”, potremo capire se hanno fatto incazzare le persone sbagliate.

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