Doctor Who – The Robots of Death

Doctor Who - The Robots of Death
Doctor Who – The Robots of Death

“The Robots of Death” è un’avventura della quattordicesima stagione della serie classica di “Doctor Who” trasmessa nel 1977. Segue “The Face of Evil” ed è composta da quattro parti, scritta da Chris Boucher e diretta da Michael E. Briant.

La storia

Il Quarto Dottore (Tom Baker) sta portando Leela (Louise Jameson) a fare il suo primo viaggio al di fuori del suo pianeta. Il Tardis si rimaterializza in un luogo chiuso che si rivela essere un enorme veicolo che viaggia in un deserto macinandone la superficie alla ricerca di minerali di valore.

I due viaggiatori vengono trovati da due robot di servizio e chiusi in una stanza. Il Dottore apre la porta con il cacciavite sonico e i due cominciano a esplorare il veicolo. L’equipaggio sospetta che i viaggiatori abbiano ucciso uno di loro di cui è stato appena trovato il cadavere e le cose peggiorano quando il Dottore trova un altro cadavere e qualcuno tenta di uccidere anche lui.

Extra

L’edizione originale è povera di extra, la Special Edition contiene una buona quantità di extra. In entrambe le edizioni sono presenti contenuti tipici come una galleria di immagini tratte da quest’avventura. La Special Edition contiene anche i sottotitoli della produzione, i Radio Time Listings e un promo dei DVD di “Doctor Who” pubblicati prossimamente.

Sono presenti nella traccia audio alternativa di entrambe le edizioni commenti all’avventura da parte del produttore Philip Hinchcliffe e dello scrittore Chris Boucher. La Special Edition contiene un’ulteriore traccia audio alternativa con i commenti dei protagonisti Tom Baker e Louise Jameson, dell’attrice Pamela Salem e del regista Michael E. Briant.

Entrambe le edizioni contengono:

In Studio / Studio Sound. Un breve pezzo di quest’avventura senza effetti sonori sulla voce di uno dei robot e senza musica.

Model Sequences / Model Shots. Varie riprese dei modellini usati in quest’avventura.

Studio Floor Plans. Una mappa interattiva degli studi in cui quest’avventura è stata girata.

La Special Edition contiene anche:

The Sandmine Murders. Un documentario sulla produzione di quest’avventura.

Robophobia. Un’occhiata scherzosa alla storia dei robot e in particolare alle loro apparizioni in “Doctor Who”.

Continuity. Un promo per la trasmissione originale del primo episodio di quest’avventura.

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Chris Boucher stava scrivendo la sceneggiatura di “The Face of Evil” quando problemi di produzione portarono ad un cambio di programma per le altre avventure della stagione e a Boucher venne chiesto di scrivere anche quella successiva. Era inusuale che lo stesso autore scrivesse due sceneggiature consecutive ma il produttore Philip Hinchcliffe e lo script editor Robert Holmes avevano deciso che Leela sarebbe stata la compagna del Dottore perciò Boucher, che aveva creato il personaggio, era anche il più adatto a svilupparla subito dopo il suo debutto in “Doctor Who”.

La sceneggiatura che divenne “The Robots of Death” è fortemente ispirata al romanzo “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie ma con un’ambientazione fantascientifica. L’enorme macchina mineraria è ispirata a quella analoga che in “Dune” raccoglie la spezia. Per i robot l’ispirazione è ad Isaac Asimov.

Su queste basi, Chris Boucher sviluppò un giallo fantascientifico che però include anche temi sociali e le conseguenze dell’uso massiccio di robot. Tutto ciò in una storia girata tutta in studio con il vantaggio di poter usare il budget per realizzare set di buona qualità anche dal punto di vista estetico.

I membri umani dell’equipaggio della macchina mineraria hanno costumi elaborati e questo è un po’ curioso. Non si tratta di semplici operai che lavorano per far arricchire i loro datori di lavoro: nella storia risulta evidente che hanno diritto ad una percentuale dei guadagni ottenuti grazie al loro lavoro e la loro prospettiva è quella di arricchirsi.

Nel corso della storia, scopriamo anche che i membri umani dell’equipaggio appartengono a diverse classi sociali e ciò aumenta le tensioni di un lavoro già stressante in cui un piccolo gruppo di persone deve vivere assieme per un lungo periodo. Uvanov è un uomo che si è arricchito grazie al duro lavoro e ai risultati che ha ottenuto ma socialmente rimane inferiore a Zilda, che appartiene ad una delle famiglie fondatrici.

Non sempre i personaggi agiscono in maniera coerente. Ad esempio Uvanov ha momenti in cui sembra che non gli interessi nulla della morte dei suoi colleghi e altri in cui invece ne è colpito profondamente. Ha momenti in cui affronta con estrema prudenza la situazione e altri in cui agisce con temerarietà. In generale sono personaggi che non mi suscitano empatia perciò mi è difficile interessarmi al loro destino.

Anche il tema della robofobia non mi convince più di tanto. La società mostrata in “The Robots of Death” è diventata dipendente dai robot ma il loro uso provoca una certa ansietà negli esseri umani. La loro viene trattata come una società decadente che ha il timore che i servi si ribellino e come conseguenza qualcuno sviluppa una vera e propria fobia nei confronti dei robot.

I britannici hanno una rapporto ambivalente con la tecnologia e non a caso il luddismo si sviluppò in Inghilterra. In “The Robots of Death” l’uso massiccio di robot viene visto in maniera negativa, come se fosse meglio lasciare che i lavori pesanti, ripetitivi e anche quelli pericolosi venissero compiuti da esseri umani. Potrei essere d’accordo con un messaggio di questo tipo se i robot fossero senzienti ma in quest’avventura la maggior parte è decisamente stupida e anche i più intelligenti sembrano alquanto limitati. In sostanza, è come se i computer venissero considerati schiavi da liberare.

Io faccio parte di una minoranza che vede difetti in “The Robots of Death” perché in generale quest’avventura è considerata uno dei grandi capolavori di “Doctor Who”. Certamente ha anche i suoi pregi non solo per quanto riguarda il lato estetico ma anche nella storia e nelle interpretazioni.

“The Robots of Death” è una di quelle avventure di “Doctor Who” che assomigliano a rappresentazioni teatrali perché all’esterno ci sono solo alcune riprese dei modellini della macchina mineraria. La vera storia è girata in alcuni set al chiuso in cui c’è molta concentrazione sull’intensità delle interpretazioni degli attori.

Si può discutere sulla caratterizzazione dei personaggi ma le interpretazioni sono di alto livello. Il Dottore e Leela sono assolutamente eccellenti. Tom Baker non era contento di avere una nuova compagna per il Dottore e ci mise parecchio per accettare Louise Jameson eppure i due riescono a lavorare davvero bene assieme.

Chris Boucher fece un ottimo lavoro nella creazione e nello sviluppo di Leela rendendola una compagna tra le migliori. Questo personaggio è letteralmente una forza della natura, una cacciatrice che sfrutta abilmente i suoi istinti anche in un ambiente tecnologicamente sofisticato come quello della macchina mineraria con i suoi robot. A volte questi istinti sembrano lavorare in maniera soprannaturale ma Louise Jameson li gestisce così bene da farli sembrare naturali.

Nel 2011 Big Finish ha prodotto un’avventura audio intitolata “Robophobia” con il Settimo Dottore – disponibile su Amazon Italia e Amazon UK – che è un sequel di “The Robots of Death”.

Complessivamente, trovo che “The Robots of Death” sia un’avventura buona ma tendenzialmente sopravvalutata. Come già scritto, faccio parte di una minoranza mentre la maggioranza la reputa un capolavoro perciò è probabile che la apprezziate più di me.

Doctor Who - The Robots of Death Special Edition
Doctor Who – The Robots of Death Special Edition

“The Robots of Death” fu una delle prime avventure ad essere pubblicate in DVD perciò l’edizione originale è povera, con solo qualche filmato dell’epoca in cui venne prodotta come extra. La Special Edition è invece un prodotto davvero buono con nuovi extra interessanti che quindi consiglio di acquistare.

La Special Edition fa parte del cofanetto “Revisitations 3”, disponibile su Amazon Italia e Amazon UK. Esso contiene tre buone avventure con extra interessanti. Se non avete già le edizioni originali è un buon cofanetto per aiutarvi a conoscere meglio la serie classica di “Doctor Who”.

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