
Il Mars Rover Curiosity è arrivato su Marte l’anno scorso ma la missione Mars Science Laboratory era già al lavoro nel corso del suo viaggio interplanetario. Curiosity ha viaggiato all’interno di una navicella spaziale proprio come farebbero astronauti umani perciò era stato dotato dello strumento Radiation Assessment Detector (RAD) allo scopo di misurare la quantità di radiazioni assorbite nel corso del viaggio. Le analisi dei dati ricevuti indicano che esse sono superiori ai limiti per gli astronauti durante la loro intera carriera.
Due tipi di radiazioni sarebbero rischiose per un astronauta durante un viaggio lungo come quello verso Marte o comunque nello spazio profondo. Un tipo è costituito da raggi cosmici galattici e da altri eventi ad elevate energie provenienti dall’esterno del sistema solare. L’altro tipo è costituito dalle radiazioni solari, in particolare le eruzioni e le espulsioni di massa coronale che causano l’emissione di particelle energetiche solari.
Gli astronauti corrono sempre qualche rischio e per questo motivo vengono sottoposti a controlli medici ma finché rimangono all’interno delle fasce di Van Allen possono godere di una certa protezione perché esse formano uno scudo elettromagnetico che ferma gran parte delle radiazioni. I dati ottenuti dallo strumento RAD mostrano che la situazione nello spazio profondo è decisamente peggiore con rischi molto maggiori di sviluppare forme di cancro ma anche malattie cardiovascolari, cataratta e danni al sistema nervoso centrale.
Per le particelle solari esistono già difese efficaci e sarebbe facile costruire all’interno delle navicelle spaziali ambienti ancor più protetti in cui gli astronauti potrebbero rifugiarsi in caso di eventi solari particolarmente violenti. I raggi cosmici rappresentano invece un problema più serio a causa delle loro elevate energie che permettono loro di penetrare anche gli scudi più resistenti attualmente disponibili.
Negli anni scorsi erano stati già proposti progetti per costruire scudi anti-radiazioni di nuova concezione ma erano basati su valutazioni teoriche dei livelli di radiazioni presenti nello spazio interplanetario. Ora gli scienziati hanno a disposizione dati reali su cui lavorare per valutare i nuovi tipi di protezioni.
Le missioni spaziali hanno da sempre portato progressi nello sviluppo di nuovi materiali, certamente lo studio della protezione dalle radiazioni ne porterà altri. Resta da vedere quanto tempo ci vorrà per trovare soluzioni adequate, anche perché andranno testate nello spazio interplanetario, quindi con la necessità di inviare altre sonde con uno strumento RAD o uno simile per una valutazione pratica.
Nel frattempo, il Mars Rover Curiosity continua a misurare le radiazioni anche sulla superficie di Marte perché è importante valutare anche le protezioni degli habitat che dovranno ospitare astronauti e coloni che nel futuro si spera arriveranno sul pianeta rosso.
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Se non sbaglio era stato proposto di creare un campo magnetico (orientato) attorno alla navicella. C’erano però enormi problemi costruttivi, di peso e di danni biologici di altro genere….
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Si, è un’idea che esiste già da tempo ma per quanto ne so è ancora tutta da sperimentare.