All’ombra di Saturno

Mosaico di fotografie scattate dalla sonda spaziale Cassini nell'ombra del pianeta Saturno (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)
Mosaico di fotografie scattate dalla sonda spaziale Cassini nell’ombra del pianeta Saturno (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

La sonda spaziale Cassini sta orbitando attorno a Saturno da oltre otto anni, eppure ancora una volta nell’ottobre 2012 ha scattato una serie di immagini straordinarie di questo pianeta. Cassini è stata posizionata nell’ombra di Saturno e da quella posizione ha potuto scattare fotografie del lato oscuro del pianeta e dei suoi anelli come in precedenza era successo solo nel 2006.

Saturno ha schermato la sonda spaziale Cassini dalla luce del Sole, che infatti non appare nel mosaico composto dalla NASA con le immagini scattate e rilasciato in occasione delle recenti festività. Nel 2006, nel mosaico composto con le fotografie scattate all’epoca appariva anche la Terra, in quello creato nel dicembre 2012 anche la Terra era nascosta da Saturno.

In quest’occasione, la sonda Cassini era più vicina al pianeta e ciò ha permesso di ottenere maggiori dettagli degli anelli di Saturno rispetto alle fotografie scattate nel 2006. Stavolta il mosaico include anche due satelliti in basso a sinistra: Encelado vicino agli anelli e Teti un po’ più lontano dal pianeta e dagli anelli. Questi due satelliti sono però solo puntini piccolissimi e sono difficili da notare anche nelle versioni ad alta risoluzione dell’immagine.

Il mosaico finale è stato ottenuto combinando insieme oltre 60 fotografie scattate utilizzando filtri agli infrarossi, alla luce rossa e a quella viola. Per quest’operazione, la sonda spaziale Cassini ha utilizzato la sua wide-angle camera, una delle fotocamere disponibili che serve a scattare fotografie di ampie aree.

La scelta di fotografare Saturno e i suoi anelli in queste condizioni non è solo un modo per ottenere immagini mozzafiato ma permette anche agli scienziati di vedere dettagli sia degli anelli che dell’atmosfera del pianeta che in condizioni normali sono invisibili. Visto il risultato, mi sento di poter dire che si tratta di uno dei casi in cui scienza e arte viaggiano assieme.

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