
Il romanzo “Progetto Jennifer” di Charles Stross è stato pubblicato per la prima volta nel 2006. È il seguito delle storie incluse in “Rapporto sulle atrocità“. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nei nn. 1658/1659 di “Urania” nella traduzione di Marcello Jatosti.
Nelle profondità degli oceani esiste una civiltà antichissima che potrebbe spazzare via gli esseri umani senza alcun problema. Durante la Guerra Fredda i sovietici avevano tentato di impadronirsi di un’arma prodotta da creature abissali ma il loro sottomarino era stato affondato e gli americani non erano riusciti a recuperarlo.
Un miliardario che ha fatto fortuna vendendo software completo di estensioni magiche intende mettere le mani sull’arma perduta e la Lavanderia incarica Bob Howard di impedirglielo. A lavorare assieme a lui c’è un’agente solo in apparenza umana dell’equivalente americano della Lavanderia e Bob non è affatto certo che lei abbia i suoi stessi scopi.
Dopo il successo di “Rapporto sulle atrocità” e “Giungla di cemento” Charles Stross ci regala un’altra avventura dell’agente segreto dell’occulto Bob Howard. È possibile leggere “Progetto Jennifer” in maniera indipendente: ovviamente vari riferimenti andranno persi ma nulla di fondamentale. Infatti in “Progetto Jennifer” viene ampiamente spiegato come in quest’universo narrativo la magia non sia altro che un’estensione della fisica e della matematica per cui viene trattata in maniera rigorosa da un punto di vista pseudo-scientifico, come in un romanzo di fantascienza hard piuttosto che uno fantasy o horror.
In “Progetto Jennifer” ci sono più che mai riferimenti ad H.P. Lovecraft e in particolare ai Miti di Cthulhu, anche se in questo caso l’esistenza di creature antichissime non è nota solo ad alcune persone che magari sono impazzite a causa delle loro scoperte bensì a tutti governi mondiali, che ne tengono nascosta l’esistenza alla popolazione.
Nel 1974 c’era stato realmente un Progetto Azorian, erroneamente riportato dalla stampa come Progetto Jennifer, un nome in codice che identificava un progetto della CIA di recuperare un sottomarino sovietico affondato nell’Oceano Pacifico nel 1968. Nel romanzo di Charles Stross il sottomarino conteneva un’arma ben più pericolosa dei missili nucleari che aveva effettivamente in dotazione.
Bob Howard, che è stato presentato come anti-James Bond, si trova ad agire come il celebre agente 007, anche se come automobile deve accontentarsi di una Smart, seppure attrezzata con gadget molto particolari. Allo stesso tempo Bob mantiene le sue capacità di geek già ammirate nelle storie precedenti e il risultato è un pastiche di questi elementi, agitato, non mescolato.
Il risultato è diverso da “Rapporto sulle atrocità”, che introduceva l’universo narrativo di Bob Howard e descriveva le sue esperienze come agente sul campo. In “Progetto Jennifer” Bob Howard ha ormai una certa esperienza, anche se all’inizio di una missione non sa mai veramente che tipo di pericoli dovrà affrontare.
“Progetto Jennifer” si concentra più sull’azione che sui pensieri del protagonista rispetto a “Rapporto sulle atrocità”. Rimane comunque la forte influenza geek che tra le altre cose porta Bob Howard ad affrontare i pericoli nascosti delle presentazioni PowerPoint e a capire come mai tanti utenti di prodotti Apple siano dei fanboy. Complessivamente è anche un romanzo più leggero del precedente nonostante le fonti di ispirazione e i momenti drammatici comunque presenti.
Ovviamente meglio il lettore conosce le storie di H.P. Lovecraft, i film di James Bond e l’informatica più può godersi questo romanzo. Visti i continui riferimenti a questi argomenti si può dire che in “Progetto Jennifer” ci sia più stile che sostanza. In effetti il senso del romanzo sta proprio nel mettere insieme elementi di opere così diverse come quelle dei Miti di Cthulhu e quelle di James Bond, il tutto assieme ai continui riferimenti geek.
Come bonus in coda al romanzo (nell’edizione americana!) c’è il racconto breve “Pimpf”, in cui Bob Howard si trova a dover fare da mentore ad un novellino della Lavanderia cercando di salvarlo dai pericoli nascosti nei giochi di ruolo ma anche all’interno dell’agenzia.
Come secondo bonus (sempre nell’edizione americana!) c’è l’articolo di Charles Stross “The Golden Age of Spying”, che contiene tra le altre cose una pseudo-intervista a Ernst Blofeld, l’arcinemico di James Bond e capo della Spectre.
“Progetto Jennifer” è un buon romanzo accompagnato da due discreti bonus ma proprio come ho già fatto con “Rapporto sulle atrocità” lo consiglio soprattutto ai geek, che presumibilmente hanno le conoscenze necessarie per capire i riferimenti e divertirsi leggendolo.

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