
Tre articoli pubblicati sulla rivista “Nature” descrivono altrettanti studi genetici che hanno lo scopo di ricostruire la storia genetica delle migrazioni degli esseri umani moderni. I risultati concordano sul fatto che le popolazioni non africane mostrano le tracce di un’unica espansione partita dall’Africa circa 75.000 anni fa. Tuttavia, uno degli studi suggerisce che almeno il 2% del DNA degli abitanti dell’odierna Papua Nuova Guinea deriva da una migrazione precedente. Uno degli studi mostra che gli aborigeni australiani si sono separati dagli abitanti di Papua Nuova Guinea circa 37.000 anni fa.
Era ormai dato per scontato che l’homo sapiens sia nato in Africa e da quel continente a un certo punto abbia cominciato a migrare colonizzando pian piano gli altri continenti, dove a volte trovava altre specie di ominidi come i Neanderthal e i Denisova. Varie ricerche genetiche sono state condotte negli anni scorsi per cercare di tracciare le variazioni nel DNA che seguono le migrazioni delle varie popolazioni. Tuttavia, con il miglioramento delle tecniche genetiche è stato possibile condurre ricerche più approfondite come quelle ora pubblicate.
La ricerca di tracce di migrazioni molto antiche ha richiesto analisi approfondite e il team guidato dai dottori Luca Pagani e Toomas Kivisild del Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell’Università di Cambridge alla fine le ha trovate. Le “firme genetiche” trovate negli abitanti odierni di Papua Nuova Guinea (foto ©Flickr) suggerisce che almeno il 2% del loro DNA sia derivato da una migrazione dall’Africa precedente.
L’analisi degli aplotipi, cioè della combinazione di varianti lungo un certo cromosoma o segmento cromosomico, degli Africani suggerisce che la divisione tra gli Africani e i primi Papuani sia avvenuta circa 120.000 anni fa. Questa popolazione potrebbe aver colonizzato alcune terre fuori dall’Africa a quell’epoca e quel DNA presente nei Papuani sembra esserne l’unica traccia rimasta dopo che la successiva migrazione avvenuta 45.000 anni dopo ha portato alla colonizzazione degli altri continenti.
La complessità di questo tipo di ricerca può essere vista dal fatto che l’altra ricerca, condotta da genetisti della Harvard Medical School, non ha rilevato le tracce di quella migrazione più antica. Questa ricerca è stata condotta analizzando il DNA di 300 persone da 142 diverse popolazioni mentre quella condotta dal team di Luca Pagani e Toomas Kivisild è stata condotta analizzando 379 genomi da 125 popolazioni. È possibile che ci sia voluta un po’ di fortuna per trovare le tracce genetiche della migrazione più antica.
La terza ricerca, condotta da un team internazionale in collaborazione con le comunità di aborigeni australiani, si è concentrata sull’analisi della storia dell’antica colonizzazione dell’Australia. Il risultato è che il DNA degli aborigeni mostra le tracce della migrazione dall’africa che in questa ricerca è stimata in 72.000 anni fa, quindi un risultato coerente con quello dell’altra ricerca.
Il DNA degli aborigeni australiani mostra una divergenza rispetto agli abitanti di Papua Nuova Guinea risalente a circa 37.000 anni fa. La ricerca mostra anche la diversità genetica che si è sviluppata nel corso dei millenni tra gli aborigeni. Anna-Sapfo Malaspinas, prima autrice dell’articolo sull’argomento, ha spiegato che la diversità genetica tra gruppi del deserto del sud-ovest dell’Australia è maggiore di quella tra i nativi americani e i siberiani.
Si tratta di risultati molto interessanti che offrono alcune nuove risposte sulle migrazioni dall’Africa ma pongono anche alcune domande. L’interpretazione dei dati è resa più difficile dalla necessità di eliminare dalle analisi i geni derivanti dall’incrocio con altre specie di ominidi. La storia dell’homo sapiens è davvero complessa ma allo stesso tempo affascinante perciò le ricerche continuano.

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