
Il romanzo “I mondi dell’ignoto”, conosciuto anche come “Verso l’ignoto”, (“The Fugitive Worlds”) di Bob Shaw è stato pubblicato per la prima volta nel 1989. È il terzo libro della trilogia di Mondo e Sopramondo e segue “Attacco al cielo“. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1145 di “Urania” nella traduzione di Giorgio Pagliaro, dall’Editrice Nord nel n. 184 di “Cosmo Oro” nella traduzione di Viviana Viviani e ancora da Mondadori nel n. 161 di “Urania Collezione”. Quest’ultima edizione è disponibile anche in formato Kindle su Amzon Italia e Amazon UK
e in formato ePub su IBS.
Toller Maraquine II sta seguendo le orme del suo celebre nonno ed è diventato il capitano di un’aeronave ma i viaggi tra Mondo e Sopramondo sono ormai diventati routine o almeno quasi sempre è così. L’unica speranza di gloria risiede nella volontà della regina Daseene di tornare su Mondo per provare a ripopolarlo.
Tuttavia, quei progetti devono essere messi da parte quando uno strano oggetto viene individuato nel cielo. Inizialmente, gli scienziati sono perplessi perché non assomiglia a nulla che conoscano ma col tempo esso si avvicina a Mondo e Sopramondo portando possibili pericoli. L’apparizione di una sorta di barriera tra Mondo e Sopramondo è collegata allo strano oggetto?
Come già accaduto tra il primo e il secondo romanzo della trilogia di Mondo e Sopramondo, sono passati parecchi anni tra la fine di “Attacco al cielo” e l’inizio de “I mondi dell’ignoto”. Lord Cassyll Maraquine, il figlio del protagonista dei primi due romanzi Toller Maraquine, ha avuto a sua volta un figlio e l’ha chiamato Toller in onore di suo padre.
La regina Daseene è anziana e la sua ultima ambizione è quella di tornare a vivere su Mondo, il pianeta gemello separato da Sopramondo da poche migliaia di chilometri, tanto che le loro atmosfere si mescolano. Su Mondo non sembra esserci più traccia dei sopravvissuti che anni prima avevano minacciato gli abitanti di Sopramondo.
Per il giovane capitano Toller Maraquine II è un’occasione per cercare un po’ della gloria del passato di cui ha sentito tanto parlare in famiglia ma le cose non vanno come spera. Toller Maraquine ha ereditato anche un carattere non facile da suo nonno e durante una missione si scontra con una collega che però non è un capitano come tutti gli altri ma è la Contessa Vantara, la nipote della regina.
I rapporti non sempre idilliaci con la famiglia reale vengono messi in secondo piano quando strani eventi minacciano gli abitanti di Sopramondo. Una sorta di strano disco dall’origine sconosciuta viene individuato tra Mondo e Sopramondo e la sua crescita minaccia di formare una barriera tra i due pianeti. Nel frattempo, un corpo celeste in avvicinamento viene individuato nel cielo e presto si rivela essere un altro pianeta.
Su queste basi, Bob Shaw crea un’altra avventura ambientata in quest’universo narrativo. Ancora una volta, gli abitanti di Sopramondo si trovano ad affrontare alieni tecnologicamente più avanzati ma secondo me la storia non riesce a eguagliare il livello dei romanzi precedenti.
Le storie di Bob Shaw sono in genere caratterizzate da un alto livello di costruzione dei personaggi ma proprio per questo mi è parso uno degli elementi carenti di “I mondi dell’ignoto”. Toller Maraquine II sembra per certi versi la brutta copia del nonno e in generale lo sviluppo dei personaggi è superficiale rispetto ai romanzi precedenti della trilogia.
L’autore sembra anche tornato a un periodo della sua carriera in cui i personaggi femminili nelle sue storie erano negativi. In particolare, c’è Vantara, che per certi versi è l’antagonista di Toller Maraquine ma tra i due c’è anche qualcos’altro. Se già normalmente il lato romantico di una storia personalmente tende a interessarmi poco, con questi personaggi qualsiasi possibile interesse è svanito molto rapidamente.
L’unico elemento che ho trovato interessante ne “I mondi dell’ignoto” è la contrapposizione tra gli abitanti di Sopramondo e in particolare Toller Maraquine e gli abitanti del pianeta vagante. Essi sono per certi versi davvero alieni rispetto ai protagonisti, che invece sono molto simili agli esseri umani.
Purtroppo ho trovato ne “I mondi dell’ignoto” decisamente più difetti che pregi, quasi che a Bob Shaw fosse stato chiesto con insistenza di scrivere un altro seguito per formare una trilogia anche non aveva nuove idee. Non so se sia andata così ma la mia impressione è che in ogni caso l’autore abbia rielaborato idee dai romanzi precedenti aggiungendo un colpo di scena finale. Ho trovato il risultato abbastanza deludente perciò secondo me vale la pena di leggerlo solo se volete terminare questa trilogia.
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