Una mappa del campo magnetico della Via Lattea

Mappa del campo magnetico della Via Lattea ottenuta grazie ai dati del telescopio spaziale Planck (Immagine ESA / collaborazione Planck)
Mappa del campo magnetico della Via Lattea ottenuta grazie ai dati del telescopio spaziale Planck (Immagine ESA / collaborazione Planck)

Il telescopio spaziale Planck ha terminato la sua missione nell’ottobre 2013 ma in questi casi l’analisi dei dati può continuare anche per anni. È per questo motivo che solo ora è stata presentata una mappa del campo gravitazionale della Via Lattea, un’immagine compilata dall’osservazione della luce polarizzata emessa dalla polvere interstellare presente nella galassia.

La polarizzazione contiene una serie di informazioni su ciò che è successo lungo la strada di un raggio di luce e gli astronomi possono sfruttarla. La luce è composta da onde di  campi elettrici e magnetici che vibrano in direzioni che hanno i giusti angoli tra di loro e rispetto alla loro direzione di viaggio. Questi campi possono generalmente vibrare in qualsiasi orientamento ma se vibrano in maniera preferenziale in certe direzioni si dice che la luce è polarizzata.

Esempi di polarizzazione possono avvenire quando la luce rimbalza su una superficie riflettente come uno specchio o il mare. Esistono speciali filtri che possono essere utilizzati per assorbire la luce polarizzata ed è in questo modo che gli occhiali da sole polarizzati possono eliminare il riverbero.

Nello spazio, la luce emessa da stelle, gas e polvere può essere polarizzata in vari modi. Studiando il livello di polarizzazione di questa luce gli astronomi possono studiare i processi fisici che la causano. In particolare, essa può rivelare l’esistenza e le proprietà dei campi magnetici degli elementi che la luce ha attraversato.

Nella mappa realizzata grazie al telescopio spaziale Planck, i rilevatori sono stati usati come un equivalente degli occhiali da sole polarizzati. Le variazioni nel’immagine mostrano la struttura del campo magnetico della Via Lattea. Le nubi di polvere esistenti nella galassia sono solcate da campi magnetici e l’asse di rotazione dei grani che le compongono tende ad allinearsi in maniera perpendicolare alla direzione del campo magnetico che li avvolge.

La banda scura al centro della mappa corrisponde al piano galattico. Lì uno schema regolare emerge dalla polarizzazione perché le linee del campo magnetico scorrono in prevalenza parallele al piano della Via Lattea. In altre aree, ci sono variazioni nella direzione della polarizzazione all’interno delle nubi di gas e polveri con forme aggrovigliate sopra e sotto il piano galattico.

Lo studio della polarizzazione della luce della Via Lattea è anche collegato ai recenti risultati dell’esperimento BICEP2, che sostengono di aver misurato onde gravitazionali primordiali. Nei prossimi mesi, gli scienziati della collaborazione Planck pubblicheranno i dati basati sulle osservazioni della luce polarizzata che copre l’intero cielo a sette diverse frequenze. Ciò permetterà di isolare i tenui segnali polarizzati primordiali.

Insomma, i risultati appena presentati sono solo il primo passo di una ricerca più sofisticata che indaga anche sulla storia primordiale del cosmo. Abbinata ad altre ricerche, contribuirà a far luce, se perdonate il gioco di parole, sugli eventi avvenuti dalla nascita dell’universo e il periodo di inflazione a quello in cui sono nate le prime stelle.

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