Il campo magnetico della Via Lattea come un dipinto di Van Gogh

Il campo magnetico della Via Lattea lungo il piano galattico (Immagine ESA/Planck Collaboration. Acknowledgment: M.-A. Miville-Deschênes, CNRS – Institut d’Astrophysique Spatiale, Université Paris-XI, Orsay, France)
Il campo magnetico della Via Lattea lungo il piano galattico (Immagine ESA/Planck Collaboration. Acknowledgment: M.-A. Miville-Deschênes, CNRS – Institut d’Astrophysique Spatiale, Université Paris-XI, Orsay, France)

A prima vista potrebbe sembrare un quadro di Vincent Van Gogh, in realtà è la visualizzazione di una quantità di dati rilevati dal satellite Planck Surveyor nel corso della sua missione, terminata poco più di un anno fa. Nel corso di circa quattro anni e mezzo, Planck ha osservato la più antica luce nella storia dell’universo ma anche una luce più vicina emessa da polveri e gas nella Via Lattea. L’interazione tra la polvere interstellare nella nostra galassia e la struttura del campo magnetico galattico è ritratta in quest’incredibile immagine.

L’ESA aveva già presentato una mappa del campo magnetico galattico basata sui dati del satellite Planck Surveyor nel maggio 2014. Come sempre in questi casi i dati raccolti continuano a essere analizzati per molto tempo dopo la fine di una missione. Stavolta lo studio è stato concentrato sulla luce polarizzata emessa dalle polveri interstellari usandola per studiare il campo magnetico galattico.

Le nubi interstellari di gas e polvere vengono influenzate dal campo magnetico galattico: i granelli di polvere tendono ad allineare il loro asse maggiore ad angolo retto verso la direzione del campo. La conseguenza è che la luce emessa dai granelli di polvere è parzialmente polarizzata e poteva essere catturata dagli strumenti sensibili alla polarizzazione di Planck.

Gli scienziati della collaborazione Planck stanno da tempo sfruttando questa polarizzazione nei loro studi del campo magnetico galattico. In questo caso, la scala dei colori nell’immagine rappresenta l’intensità totale dell’emissione di polvere, rivelando la struttura delle nubi interstellari nella Via Lattea.

Il campo magnetico è più ordinato lungo il piano galattico, dove segue la struttura a spirale della Via Lattea. Piccole nubi possono essere viste appena sopra e sotto il piano, dove la struttura del campo magnetico diventa meno regolare. Le nubi interstellari filamentose sono di preferenza allineati con la direzione del campo magnetico ambientale, sottolineando l’importante ruolo del magnetismo nell’evoluzione della galassia.

Lo scopo di quest’analisi è proprio quello di studiare il ruolo del campo magnetico galattico nella costruzione di strutture nella Via Lattea per arrivare alla formazione delle stelle. I dati raccolti dalla sonda spaziale Planck Surveyor sono davvero utili per le ricerche sulle origini dell’universo ma anche per quelle sulla formazione delle stelle. In questo caso c’è anche il “bonus” di un’immagine straordinaria che sembra un’opera d’arte.



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