
In un articolo pubblicato su “Nature”, un gruppo di scienziati guidati da James O’Donoghue, dell’università di Leicester, in Inghilterra, spiega come una pioggia di particelle cariche provenienti dagli anelli di Saturno cada sul pianeta in maniera molto più copiosa e su un’area molto più vasta di quanto si pensasse finora.
Questo fenomeno era già conosciuto dato che era stato scoperto all’inizio degli anni ’80 dalle sonde Voyager, che mostrarono da due a tre bande scure su Saturno. Gli scienziati ipotizzarono che dell’acqua cadesse sul pianeta dagli anelli. Quelle bande non vennero più viste finché il team guidato da O’Donoghue non ha studiato Saturno osservando lunghezze d’onda vicine all’infrarosso usando l’osservatorio Keck sul monte Mauna Kea, nelle Hawaii.
Questa nuova osservazione è stata possibile grazie al NIRSPEC, uno spettrometro in grado di lavorare con le lunghezze d’onda vicine all’infrarosso e di dividere una vasta gamma di emissioni luminose permettendo di osservare le sottili emissioni dalle parti luminose di Saturno.
È stato così possibile scoprire che a volte le minuscole particelle di ghiaccio che compongono gli anelli vengono erose e si depositano nell’alta atmosfera di Saturno, provocando la pioggia. È il primo pianeta in cui è stata osservata una significativa interazione tra l’atmosfera e gli anelli. In questo caso, la pioggia riduce in maniera notevole la densità di elettroni nelle regioni in cui cade.
Quest’effetto, a prima vista banale, in realtà è uno degli effetti fondamentali che guidano l’ambiente nella ionosfera di Saturno e il clima del pianeta. Le particelle degli anelli a circa 60.000 km di altezza influenzano sia i tipi di particelle che ci sono in quella parte di atmosfera che le zone in cui fa caldo o freddo.
La pioggia proveniente dagli anelli cade nella ionosfera e lì l’ambiente altrimenti neutro viene esposto ad un flusso di particelle energetiche o radiazioni solari e particelle cariche vengono create di conseguenza. Quando gli scienziati hanno seguito le tracce dello schema di emissioni di uno ione di idrogeno con tre protoni, si attendevano di vedere una luce infrarossa uniforme su tutto il pianeta. Invece, hanno scoperto una serie di bande di luce e oscure, con aree di emissioni ridotte corrispondenti alle porzioni dense d’acqua degli anelli di Saturno e aree di emissioni elevate corrispondenti ai varchi negli anelli.
Ora i ricercatori sperano di continuare la loro indagine utilizzando la sonda spaziale Cassini, che sta esplorando il sistema di Saturno dal 2004. Non sarà facile perché ci sono tante richieste per il suo utilizzo ma sarebbe la soluzione ideale per ottenere maggiori dettagli nelle osservazioni delle interazioni tra l’acqua e l’atmosfera di Saturno.
Probabilmente non è un tipo di ricerca che porterà risultati che possano cambiare la nostra vita ma dimostra ancora una volta le sorprese che possiamo trovare nel sistema di Saturno.
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