
Il romanzo “Echo” (“Echo”) di Jack McDevitt è stato pubblicato per la prima volta nel 2010. Fa parte della serie di Alex Benedict. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1593 di “Urania” nella traduzione di Stefano Di Marino.
Il commerciante di antichità Alex Benedict trova una stele che riporta un’iscrizione in un alfabeto mai visto. La stele apparteneva a Somerset Tuttle, un eccentrico archeologo che aveva trascorso la vita alla ricerca di alieni ma senza successo. Benedict riesce ad acquistare la stele dall’attuale proprietaria ma quando si reca a prelevarla scopre che qualcuno lo ha preceduto.
Sempre più incuriosito, Alex Benedict e la sua assistente Chase Kolpath cercano di capire chi abbia prelevato la stele ma si scontra con una serie di depistaggi e bugie. La faccenda è davvero sospetta, anche perché le tracce portano ad un coinvolgimento di Rachel Bannister, che era stata amante di Somerset Tuttle ma se lui avesse scoperto una specie aliena perché avrebbe taciuto?
“Echo” è il quinto romanzo della serie di Alex Benedict, ambientata quasi diecimila anni nel futuro. Ogni romanzo è incentrato su uno specifico mistero fanta-archeologico perciò è possibile leggerli tutti in maniera indipendente. È però chiaro che leggerli tutti dà la possibilità di avere una conoscenza più approfondita dell’universo narrativo in cui sono ambientati e dei protagonisti.
In “Echo”, Alex Benedict e Chase Kolpath indagano sull’origine di una stele che riporta un’iscrizione in un alfabeto sconosciuto. Nei romanzi di questa serie, Jack McDevitt segue una formula di base per poi offrire qualche variante in ognuno di essi. L’elemento base di queste trame consiste in un mistero archeologico che i protagonisti cercano di risolvere. In questo romanzo, vengono ostacolati da varie persone le cui motivazioni verranno chiarite alla fine.
Nonostante il tema archeologico, i protagonisti trascorrono la maggior parte della storia sul loro pianeta. Alex Benedict non è Indiana Jones e Chase Kolpath non è River Song perciò la storia è per certi versi un giallo, nel senso che i due portano avanti la maggior parte della loro ricerca sul loro pianeta, parlando con persone che possono essere a conoscenza di informazioni utili. Solo nella seconda parte del romanzo viaggiano alla ricerca del pianeta a cui è legato il mistero.
Un altro elemento di “Echo” riguarda l’evoluzione dei rapporti tra Alex Benedict e Chase Kolpath. Benedict è piuttosto ossessivo nelle sue ricerche perciò non desiste neppure quando la situazione diventa pericolosa. Per Chase invece tutto ha un limite e ad un certo punto decide di cambiare lavoro.
Soprattutto in una serie di romanzi è giusto che ci siano cambiamenti nella vita dei protagonisti, altrimenti diventano piatti, soprattutto quando la struttura delle storie è piuttosto formulaica come nella serie di Alex Benedict. Il problema è che il modo scelto da Jack McDevitt in “Echo” crea una deviazione importante nella trama che rallenta notevolmente il ritmo e fa calare la tensione.
Non aiuta il fatto che “Echo” sia narrato in prima persona proprio dal punto di vista di Chase Kolpath. La conseguenza è che per una parte seppur ridotta del romanzo non sappiamo cosa stia facendo Alex Benedict, che è il personaggio trainante della storia con il suo desiderio bruciante di risolvere i misteri in cui si imbatte.
Va molto peggio agli altri personaggi, che appaiono e scompaiono in continuazione. Nelle storie narrate in prima persona lo sviluppo dei personaggi è uno dei punti critici e sinceramente in “Echo” sono per la maggior parte piatti. Il romanzo è chiaramente concentrato sulla ricerca delle origini della stele ma sviluppare meglio i cattivi avrebbe contribuito a mantenere alta la tensione.
Il problema maggiore di “Echo” è secondo me nel finale, quasi liquidato in maniera sbrigativa e secondo me forzato.
È un peccato per i difetti perché “Echo” aveva un buon potenziale. Così com’è, secondo me è un romanzo discreto ma non il migliore di Jack McDevitt perciò lo consiglio solo ai fan di quest’autore e agli appassionati del sotto-genere fanta-archeologico.
